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Francesca Padula, di nuovo contro la violenza sulle donne

L'autrice pisana, torna ad essere premiata per un suo racconto sulla violenza sulle donne (il precedente "Donna semplicemente donna" nel 2011 a Catania): la seconda edizione di "Nella morsa di un abbraccio", concorso organizzato da Montegrappa Edizioni di Monterotondo.

Scrive sul mondo delle donne da anni e lo ha esplorato in vario modo. Iniziò anni fa con contributi sui Portali delle donne, compreso il nostro.
Ha scritto romanzi e racconti e molte sue storie hanno donne come protagoniste. La sua scrittura nel tempo si è evoluta: in lavori precedenti il territorio era anch'esso protagonista, ma adesso le interessa più descrivere gli animi dei personaggi che i luoghi.
A volte, proprio nei racconti in cui si parla di violenza sulle donne, non ne mette i nomi: così, ogni donna vittima può riconoscersi in ciò che scrive.
Il racconto finalista, "Passato presente e… basta (?)", è una storia pensata anni fa come base per un cortometraggio, ma… entrare nel mondo della televisione o del cinema, se non hai fatto un percorso specifico, o se non si è molto fortunati, è difficilissimo, per cui l'ha presentato a dei concorsi letterari e stavolta è stato selezionato.
Il "?" nel titolo indica che il drammatico finale potrebbe essere scongiurato se intervenisse qualcuno in aiuto della donna.

"Noi donne - afferma Francesca Padula - abbiamo una forza inesauribile. Da sempre - per un retaggio atavico - siamo capaci di sopportare, superare dolori, umiliazioni e violenze. Se soltanto alcune di noi sono state dotate di notevole forza fisica, tutte siamo capaci di una forza interiore immensa, ma… non siamo invincibili! In questa, orribile piaga sociale, noi da sole, purtroppo non bastiamo. Abbiamo bisogno di uomini "sani" dalla nostra parte!"
Avendo ascoltato di recente le parole della donna ricoverata a Bari, l'autrice vuole portarle tutto il suo sostegno morale.

"Qui siamo di fronte a donne che, o decidono di rimanere vive, per sé e i propri figli (perché l'altra atrocità legata ai femminicidi sono le vittime bianche, i bambini), sopportando in famiglia continue vessazioni, violenze (che non è detto siano soltanto fisiche, anche quelle verbali fanno malissimo!) oppure, se decidono di lasciare quello che avevano scelto come compagno di vita e che pensavano potesse essere la persona che più di tutte le avrebbe rispettate ed amate ed invece si è rivelato un mostro (che di facciata, per il mondo, può pure apparire come persona amabilissima), rischiano di finire uccise o al rogo come le streghe nel medioevo. È allucinante!!!

Ci vuole una svolta, trovare una via d'uscita che come adesso, con pene irrisorie e giudici clementi, non c'è! Un paese "civile", come vuole essere definito l'Italia, deve agire concretamente. Non può semplicemente mettere per un po' di tempo in galera questi mostri (non posso certo definirli uomini), mantenendoli con vitto e alloggio, fino a che escono con assurdi sconti di pena o, come troppo spesso accade, in seguito a denunce di stalking, lasciarli ai domiciliari o illudersi di limitarli con inutili divieti di avvicinamento. Sui social in molti chiedono la pena di morte, altri "la legge del taglione"o i lavori forzati."
Ci vuole la certezza di pene severe - ribadisce Francesca Padula - noi donne non ne possiamo più!

https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/violenza-donne-padula-1.4516569

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