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L'importanza di esercitare un voto consapevole

di Marta Ajò


Per una serie di motivi, sia a livello europeo che interno alle politiche dei paesi dell'Unione, questa tornata elettorale è molto più sentita rispetto alle altre volte.
I risultati finali saranno sul piatto della bilancia per confermare o no le politiche finora attivate dalla UE.

Ogni partner aderente, nessuno escluso, attende la conta per capire se sarà possibile puntare su una sorta di ribaltone che determini politiche nuove e diverse, un maggiore dialogo tra pari, una solidità dell'Istituzione, la possibilità non ultima di ogni partito ad avere più voce a Bruxelles. Per tutti la speranza di chi ha creduto alla possibilità di costruire un Europa unita e migliore per il futuro.
Un voto delicato questo, in cui si sfidano due visioni politiche e sociali profondamente diverse, divise tra sovranisti ed euroscettici, che puntano a fare il pieno di voti per ribaltare i rapporti di forza in seno al Parlamento Europeo e, di conseguenza, nella Commissione.

L'Italia non sfugge a questa logica e quando, il 26 maggio, andremo a svolgere il nostro diritto-dovere di voto dobbiamo sapere che la nostra scelta andrà a formare un Parlamento che ci rappresenterà per i prossimi cinque anni a Bruxelles.

Pur riconoscendo all'Europa di avere introdotto il tema dell'uguaglianza e della parità come un diritto, la politica di genere nel corso degli anni è stata più dettata dalla retorica che dalla politica, venendo meno al cammino intrapreso nella fase iniziale nel quale le donne hanno sperato e collaborato.
Per questo, le rappresentanze più significative del movimento femminile dei paesi membri, si sono impegnate a richiedere all'Europa l'inversione di tendenza ed a incrementare un più forte processo di cambiamento che finora si è dimostrato lento e lacunoso.

L'orientamento tra forze che si contrappongono e che portano avanti interessi diversi rischia però di rafforzare una visione di generi contrapposti che si fronteggiano sulla possibile cancellazione di alcuni diritti acquisiti e il mantenimento di una visione arcaica della donna, stretta in una morsa di stereotipi anacronistici.
Proprio perché il cammino della parità di genere, valutando ciò che si è ottenuto e il molto che crediamo dovere ancora ricevere, si presenta lungo ed irto di inciampi è necessario votare donne candidate che sappiano rappresentare i nostri valori e i nostri bisogni.

Di donne che non regolino il proprio futuro impegno europeo sulla base dell'obbedienza, della mancanza di autonomia, del vincolo di rappresentanza, della scarsa conoscenza se non nell'ignoranza di queste tematiche, della personale indifferenza dettata dal raggiungimento egoistico di ruolo, alle quali non possiamo delegare il mandato con il nostro voto.
Il merito vale per tutti ma dal nostro punto di vista dobbiamo vigilare e ribadire che
chi si identifica e si presenta a nome nel nostro genere non può pensare a scorciatoie d'interesse politico e privato. La scollatura tra i nostri interessi e la politica, sia nazionale che europea, deriva anche da noi.

Abituate a fare i conti della spesa, le donne sono pratiche e realistiche, forse meno indotte alle tattiche ma non per questo meno determinate.
Sarebbe altrettanto illusorio, ingannevole e disdicevole fomentare la speranza di un sorpasso di genere. Non accadrà e non deve accadere.
Ma un buon risultato è legittimo ed è presente nelle nostre aspettative.

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