• facebook

Home » Donne Oggi » Testimonianze e contributi » "In Italia lo Stato ha delegato tutto alle donne", storia triste di un Paese molto poco femminista
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

"In Italia lo Stato ha delegato tutto alle donne", storia triste di un Paese molto poco femminista

Linda Laura Sabbadini di ISTAT ci racconta come la lunga crisi italiana abbia colpito le donne con un corto circuito tra personale e professionale


Statistiche donne e lavoro Italia: i dati di ISTAT raccontati da Linda Laura Sabbadini


Nei giorni scorsi siamo stati al convegno Il Sole dei Diritti Umani, organizzato dall'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai al Centro Culturale Ikeda di Milano per la Pace. Tra le personalità presenti, abbiamo ascoltato Vittoria Doretti, ideatrice del Codice Rosa, e Linda Laura Sabbadini, editorialista de La Stampa e dirigente di ricerca dell'Istat dove ha guidato l'innovazione delle statistiche sociali dando visibilità agli invisibili del mondo moderno ed è proprio con lei che abbiamo parlato di come la lunga crisi italiana abbia colpito le donne sul lavoro (svantaggiando anche la famiglia).

Abbiamo fatto proprio di recente un evento a Palermo, il primo degli appuntamenti Cosa voglio di più inserito nel palinsesto Palermo per le donne, e sono emersi numeri shock per l'occupazione femminile. Ce ne vuole parlare?

Non siamo arrivati ancora al 50% delle donne occupate nel nostro Paese, quindi siamo molto indietro e soprattutto ci siamo allontanati dall'Europa per via di questa lunga e profonda crisi. Le donne sembrerebbero esser state meno colpite degli uomini, il gap di genere nell'occupazione è diminuito di 5 punti ma più che altro perché gli uomini sono arretrati, non per gli avanzamenti delle donne. L'opposto di quanto era successo dalla seconda metà degli Anni 90 fino al 2007: in quel caso era cresciuta molto l'occupazione femminile. Ora le donne,impiegate maggiormente nei servizi, hanno tenuto meglio ma ci stiamo allontanando, come Paese, dai livelli europei. Soprattutto le giovani di 25-34 anni hanno un tasso di occupazione più basso di quello di 10 anni fa, la differenza è intorno agli 8 punti percentuali, non siamo più riusciti a recuperare quello che s'è perso.


Che conseguenza ha questo nella vita delle donne e come affrontare la situazione?

I giovani, anche maschi, che dovrebbero inserirsi nel mercato del lavoro e metter su famiglia o comunque una propria vita autonoma, in realtà non ci riescono. L'occupazione femminile è cresciuta soprattutto per le donne con più di 50 anni, questo per un motivo fondamentale: l'elevamento dell'età pensionabile, bisogna rimanere nel mercato del lavoro più a lungo. C'è poi un divario forte tra Nord e Sud, con tassi che arrivano al 63% nel settentrione rispetto a valori del 30% nel meridione. Questo è molto grave perché al Sud se la donna non lavora aumenta il rischio di povertà oltre alle situazioni di subalternità e quindi di disequilibrio nella coppia. La chiave fondamentale per le donne che vogliono riuscire ad uscire da questa situazione di impasse è l'investimento in cultura. L'esempio del Sud è emblematico: qui una donna laureata nel 65% dei casi ha un lavoro. Si tratta di un tasso molto elevato per il meridione. Ma già il valore scende al 37% in caso di semplice diploma superiore, sotto al 25% per la licenza media. Le donne devono essere coscienti che è bene investire in istruzione, formazione, cultura. Perché hanno più chance per entrare e mantenere il proprio posto all'interno al mercato del lavoro, e soprattutto per essere libere e indipendenti.

DI FRANCESCO MAGNOCAVALLO

Chiedi informazioni Stampa la pagina