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Ma la strada per affermare i diritti è ancora lunga

di Linda Laura Sabbadini

La prima arbitra donna nella finale della Supercoppa europea che si terrà a Istanbul. Una rivoluzione, si, una rivoluzione simbolica. Perchè si rompono le barriere in uno sport tradizionalmente maschile che ha ormai cominciato a tingersi di rosa. È il frutto della forza delle donne. Le donne anche nel nostro Paese hanno attuato una rivoluzione nello sport. Niente deve essere loro precluso. E i loro diritti devono essere rispettati. Nel 1959 lo sport era praticato da pochi, un milione e trecentomila persone, il 90% uomini. Gli sport più praticati erano il calcio e la caccia. Oggi i praticanti sono 20 milioni,e il 40% sono donne. E proprio grazie alla crescente partecipazione femminile nello sport che la ginnastica è diventata il primo sport praticato nel nostro Paese, scavalcando il calcio secondo i dati Istat sulla pratica diffusa. Le donne entrano in tutti i tipi di sport, anche maschili. E questo si riflette sui dati dei tesserati e nell'agonismo. Basta pensare alle medaglie che hanno conquistato.
Quanto dovremo aspettare perché anche in Italia una donna arbitri una partita di calcio maschile di questo livello? In altri sport come la pallavolo è già avvenuto.
Arbitrano partite di Superlega (che è la massima serie della pallavolo maschile) e non solo.
Non a caso nella pallavolo, sport che ha rappresentato un volano per la crescita della partecipazione sportiva delle donne. D'altro canto la Presidente della Lega Pallavolo serie A maschile è una donna. Ma riflettiamo su ciò che ha detto il Presidente della Commissione Arbitri UefaRoberto Rosetti, "Stephanie se lo merita, ha dimostrato di essere
uno dei migliori arbitri di sesso femminile, non solo in Europa, ma in tutto il mondo".
Difficile che venga detto di un uomo. Le donne devono dimostrare sempre che meritano e che sono super nel mondo. E questo ci dice che la strada per l'affermazione dei loro diritti anche nello sport è ancora lunga e disseminata di tanti ostacoli culturali. Ma ormai siamo di fronte a un'onda rosa inarrestabile. Un Paese con una delle più belle costituzioni al mondo non può permettere che le donne siano discriminate nello sport e deve garantire professionismo anche per loro e parità di diritti e retribuzione.

La Stampa

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