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C'era una volta...un principe

E scoprire mano a mano, nella lettura, che il principe era un giovane stupendo, non solo nell'aspetto, ma anche nel cuore e nell'anima.

Si, il principe salvava gli indifesi, le giovani fanciulle prede di cattivi figuri, donavano i loro averi ai poveri...
Perché le favole restano tali e la realtà è sempre più brutta, amara, triste e maleducata da farci saltare tutti i parametri della nostra infanzia?
Non entriamo nel merito delle vicende del principe Vittorio Emanuele di Savoia, perché non è nostra competenza, ma dal momento che la maggior parte dell'informazione è riempita da queste notizie non si può far finta che questa storia un po' non ci appartenga.
Perché è della nostra Monarchia che si parla; finita come è finita, come ce la raccontano con dovizia di particolari documentari, saggi, storici ecc.
Quando abbiamo studiato la storia, alla scuola della nostra gioventù, questi ultimi monarchi, i Savoia, ci suscitavano anche un po' di simpatia proprio perché, nell'età scolare, non eravamo ancora molto lontano dalle favole.
Dopo, ci siamo documentati, informati, ci siamo creati delle opinioni ma per il resto la cosa in sé ed i suoi protagonisti, salvo per il gossip, non ci hanno mai visti coinvolti più di tanto.
Per quanto riguarda i fatti in corso oggi, essi troveranno la loro collocazione giuridica nei meandri dei fatti e della giustizia.

Eppure, dopo il lungo cammino intrapreso dalle donne, anche quando in Italia c'era ancora il re, ci viene da osservare amareggiate qualcosa di questa vicenda.
Sono le donne, coinvolte a ragione o loro malgrado in questa vicenda che ci fanno pensare.
Quelle ragazze che credono davvero di meritare un lavoro, un esposizione in video, una 'presumibile ma non sicura carriera' a vendere il loro corpo, il loro cervello, la loro identità, la loro dignità per essere considerate alla stregua di animali, senza offesa per questi ultimi, per carità!

Cose, oggetti, organi, corpi e null'altro; null'altro che faccia pensare a loro come persone che meritino riguardo, rispetto, simpatia: non importa chi sono, i loro nomi o le loro foto...non è il caso di lapidarle; il male se lo sono già fatto da sole.

Il passaparola dovrebbe essere: ignoriamole da oggi in poi.
E viene anche da pensare ad altre due donne: le mogli o dovremmo dire le principesse?

Una ha vissuto a fianco all'indagato e non lo ha mai abbandonato, neanche quando ha imbracciato il fucile e colpito a morte un giovane tedesco; l'altra, la moglie dell'erede del principe, in attesa del secondo figlio, troppo giovane per essere consenziente, è quella che ci fa, forse, un po' di simpatia.
Si, perché lei pareva davvero che credesse al principe azzurro e forse è ancora così...ma dover dare alla luce un figlio in questo disagio mediatico e familiare non può che farci pensare che ancora una volta la donna partorisce con dolore, anche se in questo caso avrà tutti i confort della nostra epoca e della moneta facile.
Dols, 2006

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