• facebook

Home » Chi siamo » Direttore editoriale » Editoriali » Oggi » Professione Parlamentare europeo
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

Professione Parlamentare europeo

Perche' è difficile sentirsi europei? Ce lo spiega Pia locatelli, parlamentare europeo.

A Pia Locatelli, parlamentare europea dal 2004, eletta nella Circoscrizione nord-ovest (che comprende Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia) e Presidente dell'Internazionale socialista donne, vorrei dire subito una cosa: nonostante che ormai l' appartenenza europea dovrebbe far parte integrante della nostra cultura sociale, ancora molti non sono affezionati all'idea di un parlamento europeo ed ai suoi parlamentari.
So che può sembrare un'eresia, specie detta ad un parlamentare europeo, ma proprio a lei chiedo:

Come mai la gente in larga misura non si sente europea se non quando si parla di moneta, e poi quando si parla di parità fra i paesi viene colta da un amor patrio che poche volte dimostrano?
Non c'è ombra di dubbio che l'aspetto economico-monetario dell'Europa è quello che sentiamo più vicino e funzionale per tante ragioni, non da ultima certamente l'Euro; ma non amo molto questa lettura perché è impropria. Quando l'Europa cominciò a fare i suoi primi passi, si preoccupò di sciogliere sin da subito i nodi economici che impedivano la proficua collaborazione tra gli Stati europei. Quest'aspetto non è riconducibile all'avarizia o l'ingordigia di politici corrotti, ma rappresenta null'altro che la condizione di esistenza imprescindibile dell'Unione europea. Senza la centralità dell'economia e della collaborazione economico-industriale tra gli Stati membri, probabilmente l'Europa avrebbe partorito altri conflitti che il denaro e le risorse di materie prime hanno tenuto lontani. Quella scelta, dunque, non fu una scelta meramente contabile, ma fu una scelta politica determinante: una scelta di pace. Guardando ad oggi, credo che la gente non si senta più o meno europea in base alla divisa monetaria che utilizza, quanto piuttosto in base ai diritti ed alle semplificazioni che l'Europa comporta. È interesse di chi vuole mantenere i propri privilegi e le proprie ricche corporazioni tenere lontana l'Europa dai cittadini e purtroppo lo fa ottenendo pure qualche successo. Tutto questo è quasi fisiologico se consideriamo gli enormi passi avanti compiuti negli ultimi dieci anni, cambiamenti che hanno rivoluzionato la vita di tutti i giorni e che fortunatamente ci hanno tenuti al passo con i tempi.
Come mai la maggior parte della gente non è molto interessata a quello che fanno al parlamento europeo? Perché non conoscono il lavoro che i propri europarlamentari (che pure sono chiamati ad eleggere) svolgono con grande impegno?
Quale è il tassello che manca?
Di fondo manca la comunicazione . Il lavoro al Parlamento europeo è completamente diverso dalle attività svolte, per esempio, dal Parlamento italiano. La conflittualità è di gran lunga inferiore, non mancano gli scontri aperti e le posizioni fortemente contrastanti, ma è prassi cercare un accordo di compromesso sino all'ultimo minuto, i gruppi politici non hanno una declinazione esclusivamente "botanica ma si rifanno alle grandi famiglie politiche europee (socialisti, popolari, liberali, ecc...) e ciò aiuta non poco il dibattito politico, e così via. Queste differenze purtroppo non fanno notizia e così spesso il nostro lavoro passa in secondo piano. Credo che se i media cogliessero l'occasione di ampliare la loro offerta informativa dedicando lo stesso spazio della politica interna alla politica europea, potremmo sentirci tutti più europei. Non tolgo nulla alla politica che certo deve ritrovare appeal e concretezza, ma in un mondo digitale non mi stupirebbe che fossero i media a dettare l'agenda e le priorità della politica e della società tutta.

Alle donne che leggono Dols, ovviamente non solo a loro, come spiegherebbe, per semplificare, in che cosa consiste il suo impegno quotidiano?
Il lavoro non manca mai, sono pronta a dimostrarlo. L'attività parlamentare richiede tutta la settimana, dal lunedì al venerdì, ma se in Italia è l'Aula a farla da regina, in Europa il grosso del lavoro si svolge nelle commissioni parlamentari. Io sono membro della Commissione industria, ricerca ed energia e della Commissione per i diritti delle donne. Nelle commissioni si svolge tutto il lavoro di discussione e di preparazione dei testi legislativi e naturalmente si vota. A seconda dell'importanza dei testi legislativi le procedure cambiano, ma il punto di arrivo è sempre il voto finale nella seduta parlamentare plenaria che si svolge a Strasburgo. Non nascondo l'imbarazzo nel raccontarvi che, nonostante gli uffici parlamentari, le commissioni, nonché i gruppi politici ed altro ancora si trovino a Bruxelles, la sessione plenaria si svolge a Strasburgo. Un'inutile perdita di tempo e di quattrini facilmente risparmiabili se non ci fossero Stati che considerano l'interesse nazionale, o meglio, l'interesse locale, dirimente rispetto all'interesse europeo.

Il suo lavoro la porta ad occuparsi di paesi molto lontani, con problemi apparentemente molto diversi dai nostri; anche se certamente alcuni conflitti che ci hanno visto cooprotagonisti ce li hanno resi più vicini (Kosovo, Afghanistan, Irak).
Mi creda, nonostante ciò la maggior parte delle persone da ad una valutazione un po' letteraria, snobistica e privatista del vostro lavoro.
Vuole farci un semplice comparazione didattica dei problemi in questione? Vuole chiarirci come la globalizzazione sia sempre più un dato di fatto?
Personalmente mi occupo o mi sono occupata di Kosovo, Afghanistan e Iraq soprattutto in qualità di Presidente dell'Internazionale Socialista Donne, un'organizzazione mondiale che riunisce le donne dei diversi partiti socialisti, laburisti, socialdemocratici del mondo. Questo incarico, infatti, mi porta ad occuparmi di queste situazioni e di tante altre ancora in difesa dei diritti delle donne. Al Parlamento europeo generalmente non mi occupo di politica estera, ma non vi è dubbio che la globalizzazione gioca sempre in casa e dunque, non mi sottraggo alla domanda, ma mi interessa piuttosto argomentarla con un esempio: nella Commissione Industria abbiamo discusso alcuni testi legislativi che riguardavano i rapporti tra UE e Cina, in particolare rapporti commerciali e economici. Per fortuna siamo in Europa! Ve la immaginate un negoziato tra Italia e Cina? Italia: 57 milioni di abitanti; Cina: 1 miliardo e 300. Chiaramente sarebbe stato un negoziato assolutamente impari. Un'Europa che negozia con la Cina è un'Europa che ha la massa critica sufficiente per discutere alla pari: la nostra dimensione non è né snobistica né privatista. In questo periodo mi sto occupando del Settimo Programma Quadro per la ricerca e lo sviluppo, un piano europeo di altissimo livello che si occuperà di finanziare progetti di ricerca da qui al 2013 e cerco ogni giorno di lavorare alacremente per capire quali sono i filoni di ricerca da supportare e quali sono gli strumenti più adatti per dare impulso e sviluppo alla ricerca in Europa. Tutto ciò è di fondamentale importanza perché se c'è ricerca ci sono innovazione e sviluppo. Non facciamo né un lavoro snob né un lavoro privatistico: purtroppo, come dicevo prima, i media sono piuttosto distratti perché sono presi dalle liti quotidiane tra un partito e l'altro in Italia, ignorando il fatto che l'80% della legislazione italiana è condizionata dalla legislazione europea.
Lei non si occupa solo di Europa, quindi. In Italia lei è un soggetto politico con un'appartenenza precisa; a lei come membro dirigente di un partito della maggioranza, lo SDI, chiedo cosa ne pensa del fatto che ancora una volta la presenza femminile al governo sia scarsa? Non pensa che il ministero dato alla Bonino sia stato un 'contentino', quando addirittura poco tempo prima il suo nome veniva speso per la Presidenza della Repubblica?
Per quanto riguarda non solo il Governo, ma anche il Parlamento sono delusa, molto delusa. Non raggiungiamo il 14% di presenze femminili né alla Camera né al Senato e per quanto riguarda il Governo abbiamo una presenza poco superiore al 20% tra i Ministeri e complessivamente, su 99 sedi "da occupare, sono soltanto 20 le donne presenti e mi preme sottolineare che solo sei sono Ministre, mentre tredici sono Sottosegretarie. È un peccato perché questo Paese sta buttando via un patrimonio di risorse, di intelligenze, di sensibilità e di esperienze che possono essere utilissime per lo sviluppo del nostro Paese; è autolesionismo allo stato puro. Per quanto riguarda il ministero dato alla Bonino, non credo che si tratti di un "contentino. Emma Bonino ha avuto il Ministero per l'Europa arricchito dalla delega al commercio estero per la quale dovrà occuparsi anche dell'ICE (Istituto per il Commercio estero) e impegnarsi a fondo per l'internazionalizzazione dei prodotti italiani all'estero. Emma ha lottato fino alla fine per contare qualcosa di più e potere controbilanciare la presenza maschile al Governo con una delega e un ministero forti, ma ciò che resta incomprensibile è perchè si debba lottare sempre tanto, il doppio, il triplo, degli uomini per ottenere qualche cosa.

Il fatto che in tutto il mondo si debbano ancora avere una serie di organismi predetti alla 'questione femminile' non le pare che siano la dimostrazione di una grande debolezza delle donne? Oppure che siano una soluzione di compromesso per occupare tante donne desiderose di attivarsi in politica e che non trovano altro spazio?
No, gli organismi di parità non sono una dimostrazione di grande debolezza delle donne perché le donne sono soggetti forti messi in condizioni di debolezza. Si tratta semplicemente di trovare gli strumenti che aiutino questi soggetti forti ad uscire da una condizione di debolezza. Non credo nemmeno che siano strumenti per dare un posticino alle donne desiderose di attivarsi in politica perché in altri Paesi questi strumenti sono serviti per dare forza e robustezza alla presenza femminile. È principalmente il nostro Paese a non capire l'importanza della parità di genere, a non capire che se siamo gli ultimi in Europa in quanto a tasso di presenza femminile nel mercato del lavoro e sempre gli ultimi in Europa in quanto a tasso di fertilità, è colpa di chi non comprende che le politiche di genere non riguardano le donne, ma riguardano tutti.
Ciò, nonostante le conferenze mondiali da Pechino in poi e alcune donne politiche che sono riuscite anche a rivestire ruoli estremamente significativi in alcuni paesi.
Diciamo che le donne cominciano ad avere le idee confuse in proposito.
No, non capisco perché idee confuse. Sono da poco tornata dal Cile dove Michelle Bachelet, eletta direttamente dal popolo cileno, è diventata il primo Presidente donna dell'America del Sud; ci sono altri esempi significativi, ovviamente: la Presidente della Liberia, piuttosto che la Presidente della Finlandia e ci sono anche primi Ministri, sto pensando alla Merkel anche lei eletta anche se non direttamente. Ci sono alcuni Paesi che capiscono e arrivano a sviluppare tutte le potenzialità che hanno a disposizione, altri che non capiscono e continuano a perdere il passo; l'Italia è uno di questi.
Nel suo programma elettorale lei aveva enunciato come alcuni dei suoi impegni, la ricerca di un unico welfare per tutte le donne europee e per le loro famiglie. Non le sembra un'enunciazione utopistica? Oppure ci vuole dire che è riuscita a fare qualche cosa di concreto in tal senso?
Per la verità è l'Europa che sta andando in questa direzione. L'idea di creare un'Europa sociale per tutti e di tutti è l'obiettivo che mi ero posta in campagna elettorale, che quotidianamente mi pongo e che si pone con convinzione anche il gruppo socialista al Parlamento europeo. Sostengo con forza queste politiche perché dobbiamo capire che se l'Europa è la regione del mondo più avanzata per quanto concerne le politiche di welfare, è altrettanto vero che senza un'integrazione reale dei sistemi nazionali di solidarietà non riusciremo mai a raggiungere una forte coesione sociale. Integrare servizi sanitari, pensioni, redditi minimi di cittadinanza, ecc... non è una cosa semplice da concepire, figuriamoci da attuare. Ci stiamo muovendo in questa direzione avendo ben chiaro che l'obiettivo non è più un "welfare State bensì una "welfare society

Aveva anche parlato di maggiori diritti e più servizi per tutti; lo sa che queste richieste, in Italia, si fanno puntualmente in ogni campagna politica dal 1970?
Mi pare che le donne in politica abbiano sempre mantenuto gli impegni presi. Negli anni '70 ricordo poche donne sedute tra i banchi di Montecitorio o di Palazzo Madama. Non sarà per questo che si è promesso ma si è concluso poco?

Per incentivare lo sviluppo del Mediterraneo e per ricostruire un contesto di libertà, ancora per citarla, non pensa che forse non bastano i tempi politici? Figurarsi quelli delle donne...
Il Mediterraneo è un mare caratterizzato da tante culture e da tante civiltà, ma non tutte sono civiltà che hanno favorito la libertà delle donne. I tempi per portare a termine questa scommessa non sono in grado di quantificarli. Individuiamo prima con chiarezza gli obiettivi da perseguire e poi, più o meno lenti, proviamo ad avvicinarci sempre più. La situazione non è semplice e la realtà è ancora molto disomogenea. Si affacciano sul Mediterraneo alcuni Paesi in cui la libertà delle donne è ancora negata in forme più o meno intense e repressive. I diritti delle donne sono diritti umani e come tali sono diritti inalienabili. Occorre lottare fino alla fine e combattere le ostilità culturali per andare oltre a quel relativismo culturale che rispetto al tema dei diritti umani non posso per niente accettare.
Ci lasci con delle speranze in cui sia possibile credere!
Basta sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato a qualunque altro uomo. Non è una speranza è una condizione. Una condizione imprescindibile se vogliamo continuare a sperare.
Dols, 2006
Chiedi informazioni Stampa la pagina