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Quote rosa? Vedo nero...

La donna vuole ancora qualcosa...Il voto e poi cos'altro ancora?

Non si può certo dire che le donne non costituiscano una grande rappresentanza, ... di discussione.
Perché, guarda caso, di donne si parla, certo, ma come un problema da risolvere, da correggere ma anche da...eliminare.
Ogni problema è per definizione qualche cosa che crea assillo, ansia, frustrazione, ira, egoismi ecc.
E questa donna, quella che crea 'problemi' e rivendicazioni è proprio uno di quei bocconi amari, per il mondo degli uomini, da mandar giù e duri da digerire che fa dire loro: cosa vorranno ancora?
Ed è proprio in questo concetto che prosegue l'errore di fondo.
La donna vuole ancora qualcosa.
Vuole ciò che da sempre le spetterebbe, per capacità e per diritto, ciò che opportunatamente e da sempre il mondo della prepotenza e del potere le ha tolto come solo si può togliere ai più deboli e meno rappresentati.
Cosa vuole dunque?
In fondo il voto l'hanno avuto; certo. Dopo la loro partecipazione alla guerra, alla Resistenza e alla ricostruzione non si poteva chiedere anche il gruppo sanguigno!

Ma ancor più che la loro presenza attiva in questi drammatici e difficili eventi, non si poteva non riconoscere che la loro numerosa presenza sarebbe stata determinante ed utile nel confronto politico.
E le donne, o la loro maggioranza, andarono a votare, ancora con i bigliettini dati loro dai mariti, dai loro confessori e comunque da uomini, per scegliere questa o quella preferenza, questo o quel partito.

Perché erano le donne, e non parlo di secoli fa, che, pur di non affamare la famiglia, accettavano imposizioni, pacchi alimentari in cambio di favori e di un voto.
Eppure in questo modo, ignorante, ricattatorio, acquiescente hanno partecipato alla politica ed alla crescita di questo paese.
Non stavano nel mondo di Oz quando tutto accadeva nella nostra storia.
Nonostante ciò la loro presenza in politica crea, ancora oggi, nel migliore dei casi un problema di coscienza; nel peggiore un problema di tornaconto o d'ironia.
In una tavola rotonda in un programma Rai, qualcuna ha chiesto a qualche altro chi avrebbe scelto, in quota rosa, per la presidenza della Repubblica: uno ha detto che non 's'intende' di queste cose (sic); un altro che le donne hanno diritto anche ad una 'eventuale' candidatura donna ma non ravvede la persona giusta; ancora che non esistono donne che possano coprire quell'incarico ecc...
Il Ministro per le Pari Opportunità, su questo tema ha asserito, non molto tempo fà che "il tema della rappresentanza femminile è diventato finalmente centrale nel dibattito politico, ma in una società in cui le donne stanno rapidamente colmando tutti i gap, acquisendo piena parità in tutti i campi, anche quelli che fino a ieri erano riservati agli uomini, in questa Italia di donne protagoniste ...esse non riescono ad incrinare il soffitto di cristallo della politica e l'Eurispes sostiene che le donne sono una grande potenzialità che l'Italia non valorizza del tutto, che hanno una scarsa rappresentanza in politica.
Ma dico? Siamo nel Paese dei Balocchi?
Perché non diciamo le cose come stanno? Anzi qualcuna ci ha anche provato ma non è stata sentita.
La politica e le sue espressioni organizzative hanno escluso le donne per secoli e non è vero, in questa realtà, che gli ultimi/e possono diventare i primi/e; non c'è nessun altro luogo come quello della politica dove le alleanze si costituiscono, si sfasciano e si ricostituiscono in difesa del potere conquistato che non sempre è in funzione di principi morali, sociali o ideologici.
Un esempio che potrebbe essere riferito a qualsiasi altra cosa? Le autostrade.
Si legifera la loro costruzione con decisioni prese con alleanze; si distribuiscono gli appalti per la realizzazione per gare ma i concorrenti hanno anch'esssi un'appartenenza ed ognuno garantisce un tornaconto ad un altro: di immagine...forse.

Allora, scusate, perché dovrebbero mettere in discussione questi equilibri così difficilmente realizzabili per far posto magari ad una "donna solo per il semplice fatto che è donna? Scherziamo?

Forse ci vorrebbe la capacità di una trasformazione fisica per essere riconosciute da questo mondo di eletti. Quelle che ci sono brave, certamente, ma anche la loro bravura è sta alla fine riconosciuta in un gioco di bilancini di partiti, di maggioranze e di correnti.
Penso anche che potranno alla fine, forse, arrivare ad eleggere una donna, Presidente della Repubblica o in altro alto incarico istituzionale ma sempre che ciò faccia parte di un compromesso politico utile non per i contenuti ma per gli equilibri e per l'immagine e, soprattutto, per chiudere la bocca alle donne e, probabilmente anche all'eletta!
Questi temi, per la verità, le donne li hanno affrontati, dibattuti e proposti dal tempo immemore.
In alcune pagine scritte nel 1920, nell'Almanacco della Donna Italiana, si leggeva: "... è necessario che le donne si uniscano tutte prefiggendosi la conquista progressiva e ordinata dell'uguaglianza morale, giuridica e politica della donna a parità degli uomini, promovendo al contempo tutte quelle leggi a favore della donna, dell'infanzia e del lavoro che sono elemento di grandezza e di civiltà nazionale...ovunque alligni disordine civile, corruzione o inettitudine, ovunque si celi l'utilitarismo personale dinanzi al grande interesse collettivo, ovunque una fossilizzata burocrazia impedisca il veloce pulsare della vita d'Italia, ovunque la scuola non risponda al suo compito, ovunque sia da portare l'impulso di un'alta e attiva spiritualità, per la salvezza della nazione e il bene dell'umanità noi vogliamo lottare.
Fino agli anni '70/'80 , in cui si consolidarono alcune leggi, pietre miliari per le donne e la società italiana; diritto di famiglia, divorzio, aborto; la partecipazione ai referendum; il crescere delle donne in ogni professione; l'alta scolarità femminile; i consultori familiari; il principio della condivisione dei ruoli; la richiesta dei diritti di parità; le commissioni ed i comitati di pari opportunità ecc.
Molte le conquiste...eppure...
L'Eurispes ci lascia ancora una volta con l'amaro in bocca: in Italia esiste una forte carenza di servizi...che si accompagna al permanere di una cultura che, a trenta anni dall'inizio del processo di femminilizzazione del mercato del lavoro, stenta ancor a riconoscere il mutato ruolo della donna in seno alla famiglia e alla società....e allora...che altro aggiungere?
Nonostante le quote rosa, sempre che vengano applicate...vedo nero.
Dols, 2006
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