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Donne: ieri, oggi, domani

Usciamo dal Silenzio: una lotta per il domani delle donne, guardando all'oggi e a ieri.
Non sono trascorsi molti giorni da quando abbiamo visto sfilare nelle strade cortei che hanno manifestato in difesa della legge 194, in materia di aborto.
E anche se non l'avessimo visto l'abbiamo appreso dalle testate giornalistiche e radio-televisive.
Già; e che informazione ci è stata data? Mi sembra che si sia soffermata più sugli aspetti mediatici che non sui contenuti.
Attenta al numero di quella massa, agli slogans gridati e scritti, all'età delle partecipanti, all'appartenenza politica, alle parole d'ordine e alle canzoni, alle partecipanti di "prestigio.
Chi si è premurato, invece, di ricordare i tanti e faticosi anni di battaglia delle donne, che portarono il Parlamento italiano, solo nel 1978, ha emanare la legge 194 "Norme per la tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza? Una legge imperfetta, frutto di compromessi, che pur scontentando le richieste poste allora dalle donne, si batterono per la sua applicazione? Una legge che solo parzialmente ha risolto la piaga dell'aborto clandestino, ma che ha, comunque, sottratto alle mammane migliaia di donne?

Le stesse donne che senza egoismi nazionali presero posizione in sostegno delle donne americane quando, nel 1989 in America passò la sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti, che limitava il diritto di abortire concedendo ai singoli Stati di rendere illegale l'interruzione di gravidanza?
E' stato scritto che la manifestazione di questi giorni è stata un'occasione per le femministe che avevano animato le battaglie di 30 anni fà per rincontrarsi di nuovo in piazza; per uscire allo scoperto dopo anni di silenzio e ritornare sulla scena di un movimento assopito da decenni.
Senza storicizzare il dato che un movimento è tale perché si muove in un ambito di tempo e non staziona come un dato eterno.
E non si deve neanche accettare una rappresentazione così scarna di queste manifestazioni: le questioni che nel tempo hanno posto le donne sono ben altro!

È piuttosto storia di discriminazioni, sfruttamenti e umiliazioni subiti in prima persona dalle donne in tutti i campi, prezzi pagati con la disoccupazione e la sottoccupazione, con la mancanza di un rinnovamento culturale complessivo a partire dall'istruzione, con l'impossibilità di vivere una maternità libera e cosciente, con la mancanza di strutture coadiuvanti il tradizionale ruolo di "assistente casalinga, con l'impossibilità di esprimersi come individuo.
Non fu certo una scelta casuale che l'ONU dedicò il 1975 come anno internazionale della donna, ponendo l'attenzione mondiale a questi problemi. Una scelta che divenne indicatore di tutte le contraddizioni economiche, strutturale e culturali che nel tempo hanno determinato e confinato la contraddizione della specificità della questione femminile.
Anche il nostro Paese, partecipò a questa Conferenza a Pechino; ma non basta una celebrazione, che può divenire solo dato formale e propagandistico, per sancire un' assunzione di corresponsabilità.
Le donne hanno saputo, ancora una volta, rimettere in discussione tutto attraverso anni di contenzioso graduale ma determinato.
Il mutamento si è verificato spontaneamente e neppure troppo lentamente, nella presa di coscienza e nell'apporto quotidiano alle scelte del Paese in tutti i campi, in quello politico e sociale come in quello economico e civile da parte delle donne.

Un movimento che si è trasformato lentamente diventando una realtà indiscutibile ed assimilabile che non si può più mettere in discussione.

La forza delle idee e delle coscienze hanno dato nel tempo un senso politico ed una dignità umana che per troppo e lungo tempo non era stata riconosciuta alla donna.
La verità è che tutte queste protagoniste, unite, sviluppano una forza sociale e politica così caratterizzata e così forte , che colgono di sorpresa uno scetticismo ed una sottovalutazione permanenti.

D'altra parte esistono anche forti chiusure; e se le donne scendono in piazza per l'8 marzo ciò viene considerata una cosa accettabile, diverte e folkloristica ma se, a tutt'oggi, questo avviene, per esempio, sul problema dell'occupazione o del disarmo, diciamo la verità, probabilmente non ci sarebbero compiacimento o benevolenza, ma paura e rifiuto da parte di vari settori della società.
Si è parlato spesso e troppo di riflusso; per questo oggi fa così scalpore una manifestazione indetta da donne . Il fatto è che il movimento femminile è stato erroneamente se non interpretato, vissuto dai più come folklore politico-sociale, che, per manifestarsi ed imporsi, aveva bisogno di manifestazioni dirompenti e spettacolari.
Mentre altro non era, e soprattutto non è, ieri come oggi, oggi come domani, che un' espressione della società italiana.
Dols, 2006
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