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Trama di Terre, in supporto alla campagna di ASGI: L'IMPATTO SUI DIRITTI DEI CITTADINI STRANIERI E LE MISURE DI TUTELA NECESSARIE, UNA PRIMA RICOGNIZIONE

COMUNICATO STAMPA

Preso atto della gravità della situazione attuale in cui riversa l'intero territorio nazionale, come Associazione di donne native e migranti, condividiamo interamente i contenuti della campagna di ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione): L'IMPATTO SUI DIRITTI DEI CITTADINI STRANIERI E LE MISURE DI TUTELA NECESSARIE, UNA PRIMA RICOGNIZIONE.

Il periodo di emergenza sanitaria rende evidente i limiti dannosi delle politiche migratorie agite fino ad oggi: la responsabilità di governi che hanno trattato l'immigrazione come un fenomeno emergenziale, e non strutturale, o come un problema di sicurezza, e non una risorsa di crescita sociale. Si è preferito creare grossi centri di detenzione, anziché favorire modelli di accoglienza diffusa, creando spesso condizioni di promiscuità che hanno agito sulle donne doppie violenze.

In particolare, a partire dalla nostra esperienza, vogliamo sottolineare la preoccupazione per le cittadine straniere penalizzate per il fatto di essere donne e migranti in un paese dove le discriminazioni di genere sono ancora strutturali nel sistema sociale ed economico e le leggi in materia di migrazione sono state inasprite dagli ultimi decreti sicurezza.

Le donne migranti soffrono più di tutte il ricatto di un permesso di soggiorno poiché per la legge Bossi-Fini il suo rilascio è legato ad un contratto di lavoro. Le donne migranti sono sempre "richieste, ma non benvenute", occupate nel mondo del lavoro, per lo più sommerso e precario, ma escluse da quello sociale e politico. E il più delle volte sfruttamento lavorativo e sessuale e abusi vanno di pari passo.

Il lavoro a loro affidato, il più delle volte precario o non in regola, nelle case degli anziani/e, negli alberghi, nei ristornati o nei campi, oggi le obbliga a stare in condizioni di insicurezza sanitaria, o le lascia a casa per prime o non permette loro di rientrare in nessun tipo di ammortizzatore sociale, poiché un contratto regolare non c'è.

Se già prima del Covid-19 più di altre temevano a chiedere aiuto per uscire da una situazione di violenza per la paura di perdere il permesso di soggiorno legato al marito, oggi dove comunicare per chiedere informazioni è più rischioso per chi vive con un uomo maltrattante, le donne migranti aspetteranno ancora più tempo prima di attivare qualsiasi iniziativa di uscita: la non conoscenza delle lingua e del sistema dei servizi territoriali preposti sono ostacoli che impediscono l'accesso alla richiesta di aiuto, se non quando è già troppo tardi.

Il nostro più grande timore è per quelle donne, in particolare richiedenti asilo, ancora in attesa di misure di accoglienza o espulse da qualsiasi sistema di accoglienza a causa dell'inasprimento dei decreti sicurezza: le più esposte a vivere e a rischiare violenze e sfruttamento di ogni genere.

#stareacasa non è un diritto a cui tutte accedono. In particolare per tutte quelle donne discriminate dal sistema politico e quelle a cui i diritti sono stati cancellati per leggi dettate da razzismo e sessismo, non del tutto celati.

Ci chiediamo se non sia giunto il momento per la politica italiana di pensare ad un permesso di soggiorno di protezione sociale affinché tutte possano accedere alla possibilità di usufruire di diritti.

Campagna ASGI: https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/03/EMERGENZA-COVID-19_DIRITTI-STRANIERI-22-marzo-finale.pdf

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