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E' maturata una nuova coscienza della donna

La questione femminile non può essere risolta nel quadro del sistema fondato sullo sfruttamento. Bisogna rimuovere le cause strutturali dell'oppressione.
Non è certo casuale la posizione che l'ONU ha preso dedicando il 1975 anno internazionale della donna, ponendo così all'attenzione mondiale questo problema

Una manifestazione di questo tipo, non può che essere momento indicativo, proprio mentre, oggi, esplodono ovunque tutte le contraddizioni economiche, strutturali e culturali che hanno determinato e consacrato una specificità della questione femminile.
La decisione presa dall'ONU, perché i governi prendano atto dell'urgenza della definizione nonché della soluzione di questi problemi, è certo molto importante anche se mette maggiormente in rilievo quanto di formale nascondano le iniziative che i singoli Paesi vanno prendendo, doverosamente, rispetto all'attendismo dimostrato finora dagli stessi, quando non l'indifferenza. E' quello che vistosamente si nota nel nostro Paese, dove più che mai, gli atti celebrativi risultano atti meramente formali e propagandistici. Non chiaro risulta infatti l'impegno attuale di quelle forze politiche che delle donne tentarono di fare strumento assai poco dignitoso di campagne elettoralistiche, corresponsabilizzando in prima persona in quelle scelte governative che, determinando, provocando, e subendo crisi economiche di vasta portata, comparteciparono appunto ad un regresso sociale sempre più netto che ha coinvolto specialmente le donne.
La questione femminile non è quella che viene descritta a slogans da alcuni gruppi femministi. E' piuttosto storia di discriminazioni, sfruttamenti e umiliazioni subiti in prima persona dalle donne in tutti i campi, pagato con la disoccupazione e la sottoccupazione, con la mancanza di rinnovamento culturale complessivo a partire dall'istruzione, con l'impossibilità di vivere una maternità libera e cosciente, con la mancanza di strutture coadiuvanti il tradizionale ruolo di assistente casalinga, con l'impossibilità di esprimersi come individuo.
Se l'analisi a monte di ciascuno di questi problemi investe direttamente le responsabilità dei vari governi, con le peculiarità storiche e politiche che caratterizzano ciascuno di essi, bisogna pur dire che l'atteggiamento dell'ONU, con la proclamazione del 1975 anno internazionale della donna, vuol porsi come sintesi e termometro della complessità del problema. Il valore di queste indicazioni, non sta nel modo in cui verrà celebrato quest'anno, ma piuttosto nel riuscire a far prendere atto a tutto il mondo di un problema che fino ad oggi poteva essere ritenuto settoriale, e divenire in quanto tale falsamente strumentale.
La questione è aperta: i problemi sono ormai sul tappeto, i termini sempre più chiari.
Non per questo, ma anche da questo risulta evidente che la crescita e la maturazione delle masse femminili si è imposta all'attenzione mondiale, nella partecipazione diretta alle scelte politiche e civili; una crescita ed una maturazione che hanno fatto qualcosa di meglio e qualcosa di più che porre rivendicazioni paritarie o drastiche richieste di diritti, imponendo la questione della donna come fondamentale e inserita in un progetto politico e in una strategia generale. Ma evidentemente non basta indire una celebrazione di questo tipo, per rimuovere dal fondo una situazione che si è stratificata lentamente sedimentandosi con tenacia e mantenuta con arguzia dal sistema dominante il cui modello di vita, a cominciare dalla organizzazione del lavoro, dalle strutture scolastiche culturali opprimenti, non è certo ricavato dalle indicazioni che emergono dalla società.
E' il rimettere in discussione tutto con l'esigenza di un rivoluzionamento profondo, anche se graduale, di quelle strutture giuridiche, economiche, sociali, e di costume che hanno determinato le premesse su cui poggia tutta l'arretratezza della condizione umana della donna che non viene accettata; la richiesta cioè di sviluppare forme alternative di vita.
La risposta che ci viene dai mass-media può essere l'indicatore delle difficoltà in cui si trovano non solo i settori più conservatori del Paese, ma anche quelle forze che, pur proiettandosi in un impegno di progresso civile, restano legate ad interessi economici pur sempre condizionanti. E' in atto un rocambolesco tiro alla fune in cui un po' si dà e un po' si tira, tra quelle che sono le richieste delle donne e le risposte fornite in cui sempre si cerca di indurre la donna a considerare la famiglia e il ruolo casalingo come valori a seconda della situazione occupazionale. La stampa e la pubblicistica rilanciano la misticità della femminilità, come fonte di recupero alla espulsione produttiva, rilanciandola in termini sempre più ristretti e privatistici, mentre da parte delle donne, che non trovano gratificazioni alcuna in questo ruolo, si marca sempre più la coscienza di sfruttata e oppressa.
Il vero mutamento sta verificandosi spontaneamente e neppure troppo lentamente, nella presa di coscienza, nell'apporto quotidiano alle scelte del Paese in tutti i campi, in quello politico e sociale come in quello economico e civile da parte delle donne.
Un apporto di cui ormai bisogna sempre più tener conto se non si vuole sbagliare troppo il tiro. Se coloro che dovrebbero essere preposti a un vero rinnovamento del Paese, non sapranno capire questo, saranno sicuramente scavalcati dalla forza delle idee e delle coscienze che stanno dando alla questione femminile un senso politico ed una dignità umana che prima del 1975 non era volutamente riconosciuta.

L'Avanti marzo 1975

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