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I socialisti e la questione femminile

Il seminario tra i partiti socialisti dell'Europa meridionale che si terrà a Roma il 9, 10 e 11 maggio, indetto dalla Sezione femminile e dalla Sezione internazionale del PSI per discutere a fondo la problematica della questione femminile non nasce in modo casuale. L'esigenza di confrontare i modi in cui essa si è sviluppata e i numerosi nodi ancora insoluti è sempre più avvertita, in particolare dai partiti socialisti che, per tradizione e per ideologia maggiormente si rendono interpreti delle rivendicazioni di uguaglianza e di libertà.

Il nostro partito ha sempre avvertito la necessità di dare una risposta in termini politici anche a questi problemi. L'analisi da noi fatta dello stato di subordinazione e di condizionamento vissuto dalle donne ci ha portati ad indicarne le maggiori responsabilità nel sistema capitalistico. Riteniamo non superata, ma non più aderente alla nostra realtà, la ricerca di questo status in una sorta di cammino a ritroso dalla storia alla preistoria, pur non negando tutti i condizionamenti di tradizione storica e culturale che vi hanno contribuito. A noi interessa l'evoluzione dinamica di questi ultimi decenni, dal dopoguerra ad oggi, e ancor più l'attuale situazione sia rispetto alla realtà nazionale sia rispetto ad una visione più ampia.
L'elencazione di problemi diviene un'esercitazione sterile se ad essi non vengono date risposte concrete. E' per questo che, anche in occasione di questo seminario, abbiamo creduto naturale individuare in tre punti i nodi fondamentali in cui si racchiudono tutte le contraddizioni irrisolte della questione: libertà, lavoro, istruzione.
Il nostro impegno è dare concretezza storica e politica a questi tre nodi che, enunciati genericamente, possono sembrare un sorta di petizione di principio o una dichiarazione astratta. In questo seminario noi porteremo il nostro contributo e le nostre esperienze non solo fornendo un quadro della situazione italiana, per quanto riguarda la questione occupazionale e scolastica, ma porteremo anche la nostra riflessione su esperienze di tipo nuovo, per quanto concerne in particolare la partecipazione delle donne alle battaglie di libertà.
E' forse questo il punto che a noi pare racchiuda meglio di tutti i termini della questione; libertà, infatti, significa anche diritto alla istruzione, al lavoro, alle scelte individuali, alla maternità libera e cosciente, alla salute.
Noi non ravvisiamo una vera libertà quando sia presente un pesante condizionamento in questa direzione. Crediamo su questo punto di essere in grado di riflettere su una lunga esperienza storica di subordinazione della condizione femminile nella società e negli stessi rapporti familiari, riscattata in parte da una nuova realtà di lotta e di presa di coscienza che ormai caratterizza la realtà femminile in Italia come una delle più sensibili e più combattive.
Ma se questo è vero, dobbiamo pur prendere atto che questo processo di maturazione si è allargato, in seno a realtà e esperienze diverse, ormai in tutto il mondo. La questione femminile è oggi un fatto di cui bisogna tenere conto. Come lo hanno affrontato o lo affrontano i partiti? Per restare in Europa, noi ci rendiamo conto che essa ha avuto un iter abbastanza complesso e diversificato, dovuto più che alla volontà politica dei governi ad una diversa struttura sociale e politica di alcuni paesi rispetto ad altri, come per esempio l'Europa settentrionale.
Per quanto riguarda la Francia e l'Italia, dove le cose si stanno ormai muovendo da tempo, si potrebbe dire che costituiscono la via intermedia tra questi Paesi e Paesi che per ragioni storiche negative, come la dittatura e la repressione, hanno vissuto una fase di stallo quali la Grecia e il Portogallo, solo oggi in grado di discutere intorno ai temi di libertà e di progresso e che costituiscono a loro volta un ponte con la situazione spagnola.
Italia e Francia hanno avuto certo molto più tempo, se non per maturare, almeno per risolvere certi aspetti della questione femminile, e il fatto che poco si sia fatto, specie in Italia, sottolinea ancora di più l'atteggiamento sostanzialmente ostile o falsamente progressista delle forze dominanti in questi Paesi.
Specialmente in Italia questa situazione è particolarmente acuta.
Essa presenta due aspetti strettamente collegati, perché sono le due facce della stessa medaglia: da un lato una condizione sociale di inferiorità e di subordinazione che si riflette innanzitutto nella negatività di una situazione occupazionale delle donne che viene colpita da ogni regressione congiunturale o strutturale registrando, per di più gravi carenze nell'azione degli stessi partiti della sinistra e dei sindacati dall'altro lato una realtà incivile e assurda sul terreno dei diritti civili come testimonia la questione tutt'ora aperta dell'aborto in cui si riflette tutta l'angustia di una condizione in cui pregiudizi morali e religiosi di fatto giocano come ulteriore discriminazione.
In questo senso l'Italia, con la sua contraddittorietà di indirizzi (dove, per altro verso, è stato approvato un diritto di famiglia tra i più avanzati) esprime proprio una situazione di passaggio, rispetto a quei Paesi, come il Portogallo e la Grecia, che oggi si trovano a dover bruciare le tappe per far maturare la questione femminile in una condizione recentemente acquisita di libertà politica.
In ognuno di questi Paesi, esiste un Partito socialista; come ha affrontato il problema? Con quale peso è riuscito ad incidere politicamente per soluzione di questi nodi? E' possibile per affinità storiche, posizione geografiche, simiglianze culturali, esperienze affini, trovare un minimo comune denominatore che costituisca una piattaforma politica socialista in merito a questa questione? E' possibile che la questione femminile venga fatta propria come battaglia di progresso dai partiti socialisti in quest'area mediterranea che traccia un vero confine anche in questo campo tra le democrazie settentrionali più avanzate e i Paesi appartenenti al Terzo Mondo?
Sappiamo benissimo che questi interrogativi non possono essere scissi da una domanda politica più generale che riguarda la potenzialità di una comune strategia politica a livello generale. Non c'è nulla di più riduttivo fuorviante e corporativo che impostare la condizione femminile come una sorta di rivendicazione avulsa da un contesto politico più generale. Al fondo di questa impostazione di un nodo che si vuole sciogliere, cioè quello di considerare il problema femminile come una questione delle donne e non come una questione che deve interessare e appassionare tutti gli uomini e le donne impegnati nella battaglia socialista.
E' per rispondere almeno in parte a questi interrogativi che noi abbiamo creduto opportuno trovarci tutti insieme a discutere su questi punti, affinché oltre alle risposte si riesca a fornire anche proposte avanzate e concrete in merito ad una questione che presenta una importanza decisiva per l'aggregazione di uno schieramento di forze sociali e politiche alternative agli equilibri dominanti.

L'Avanti 8 maggio 1975

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