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La Commissione per le uguali opportunità, un'iniziativa concreta

Uno dei nodi principali che ha caratterizzato da sempre la questione femminile è quello che riguarda il lavoro. E' in questo ambito, infatti, che la donna ha subito le maggiori e più ingiuste discriminazioni derivanti dal suo sesso.
Non a caso, proprio per difendere il suo diritto alla parità, al di là di interventi protezionistici, nel 1977 fu varata la legge 903 in materia di parità di trattamento per le lavoratrici.

Purtroppo la legge non ha inciso profondamente sulle cause socio-culturali che hanno prodotto queste discriminazioni che, anzi, permangono, malgrado tutto, in forme più o meno visibili.
D'altra parte una legge, pur sancendo un diritto di eguaglianza e il divieto di discriminare le donne nel lavoro, non costituisce una base per una politica di sostegno dell'occupazione femminile, politica che dovrebbe tener conto sia dell'espansione che della difesa dei livelli di occupazione delle donne.

Incrementare, quindi, le opportunità di lavoro e di promozione professionale, prevedere la necessità di espandere l'occupazione femminile nei settori a prevalente occupazione maschile e difenderla anche nei settori tradizionalmente femminili; riproporre una tutela sostanziale e normativa anche mediante l'incremento di opportunità di lavoro per le donne, la promozione della mobilità professionale, la difesa dell'occupazione attraverso misure e interventi a vantaggio del lavoro femminile, adeguati alla specificità della condizione delle donne.
La legge 903 ha introdotto nel nostro ordinamento il divieto di discriminazione per sesso nel lavoro (artt. 7-8) sancendo così la piena equiparazione formale del lavoro maschile.
Gli artt. 9-10-11-12 hanno modificato i trattamenti previdenziali (assegni, infortuni sul lavoro, pensioni di invalidità e vecchiaia) diritti già spettanti ai lavoratori.
Essa ha inoltre, introdotto il diritto di scegliere tra la continuazione del rapporto di lavoro ed il prepensionamento (art. 4) e sottolineato l'esigenza di una piena parificazione tra patri e madri, tra genitori naturali e genitori adottivi (artt. 6-7).
Pur avendo introdotto, questa legge, una serie di norme che tendono a modificare la situazione della donna anche nel costume, pure essa presenta una serie di lacune per cui non è, in effetti, in grado di difendere fino in fondo la donna da una serie di discriminazioni sottese sia nell'accesso al lavoro, nell'inquadramento professionale e nella progressione di carriera.
In effetti se ne avverte una modesta applicazione anche perché essa è ancora scarsamente conosciuta dai datori di lavoro e dalle donne in particolare e d'altra parte questa legge non aveva previsto, per diffondere tra le donne una sua migliore e approfondita conoscenza, strutture amministrative che potessero intervenire in questo senso.
La necessità di un controllo maggiore della sua applicabilità richiede una sorta di osservatorio permanente che operi un'azione di vigilanza rispetto a questa legge e che garantisca la gestione della parità attraverso il sostegno di un flusso continuo di informazione nei luoghi di lavoro, delle strutture che gestiscono la formazione professionale ed anche delle aule giudiziarie.
Proprio per gli obiettivi di migliorare e vigilare la situazione di applicazione della legge 903, si è istituito (14.12.'83), presso il ministero del lavoro e della previdenza sociale, il Comitato nazionale per l'attuazione dei principi di trattamento e uguaglianza di opportunità tra lavoratori e lavoratrici.
Il Comitato persegue gli obiettivi "di garantire la rimozione di ogni ostacolo di fatto della effettiva uguaglianza in materia di lavoro tra cittadini anche di sesso diverso e di promuovere l'accesso al lavoro e la progressione professionale delle donne".
Il Comitato per perseguire tali finalità dovrà esaminare e formulare proposte sulle questioni generali relative all'attuazione dei principi di parità della legge 903 e verificare in modo continuativo e sistematico lo stato di applicazione della legge.
Esso formulerà proposte per lo sviluppo ed il perfezionamento dell'attuale legislazione e, attraverso consultazioni delle parti sociali, si occuperà di individuare le manifestazioni anche indirette di discriminazioni.
Opererà per la rimozione delle forme di discriminazione rilevate o denunciate anche individualmente fornendo pareri ai soggetti discriminati o alle loro organizzazioni.
Esso raccoglierà e diffonderà tute le informazioni concernenti le attività del Comitato rilevanti per la condizione femminile.
Il Comitato è presieduto dal ministro del lavoro ed è composto da rappresentanti di partiti politici, organizzazioni femminili nazionali organizzate, da rappresentanti delle Organizzazioni sindacali dei lavoratori, dalle Associazioni dei datori di lavoro, dal Movimento cooperativo, da rappresentanti dei ministeri nominati dal ministro.
Il compito che questo comitato si prefigge è quindi di grande rilievo rispetto alla situazione che le donne affrontano nel confronto con il mercato del lavoro e in questo senso esso svilupperà quanto prima una serie di collaborazioni e opererà per la diffusione di ogni notizia utile a rimuovere ogni tipo di discriminazione a cui, tuttora, le donne sono soggette.

L'Avanti 1984

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