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Il post-femminismo del post-industriale

Il giudizio, come coordinatore del Comitato per le pari opportunità e come Consigliere per la parità nel Lazio sulle proposte di legge delle "azioni positive" da parte delle varie forze politiche è positivo. Vorrei però ricordare che il Governo italiano si espresse, a suo tempo, contro la proposta comunitaria d'attuare un piano di azioni positive nei paesi membri, ritenendo tali azioni non idonee a risolvere i problemi della discriminazione in materia di lavoro.

In seguito ad un preciso intervento del Comitato nazionale per le pari opportunità, operante presso il Ministero del lavoro, il Governo ha riveduto la propria posizione ed ha assunto un atteggiamento positivo per la promozione di tali interventi. La necessità di legiferare in materia è inevitabile; sia per definire gli ambiti in cui questi interventi si collocano, sia per definire gli attori, sia per puntualizzare meglio il concetto di discriminazione, anche indiretta.
Per quanto riguarda il Comitato, esso ha fornito, sulla base dell'esame dell'applicazione della vigente legge 903 e dallo studio di esperienze conseguite in altri paesi, il proprio parere e le proprie proposte al Ministero del lavoro, il quale ha presentato una sua proposta.
Il fatto che vengano altre proposte in questo senso non può che contribuire a stimolare, sostenere e, spero, accelerare una maggiore sensibilità delle forze politiche in materia di pari opportunità.

A chi mi chiede quali sono i pro e i contro che una donna può trovare nell'essere dentro alle istituzioni e gestendo un Comitato istituzionale posso rispondere che la "gestione" di un Comitato in cui sono rappresentate espressioni di tutte le forze politiche e sociali, è certamente un fatto estremamente delicato e, direi, molto faticoso. Se, quindi, i risultati di tale gestione sono positivi, le soddisfazioni, inevitabilmente, si raddoppiano.
La consapevolezza di operare all'interno di un organismo che si muove, che risponde, che vive in funzione di ciò che rappresenta l'interesse della lavoratrice, avere uno strumento ad hoc, dà maggiore sicurezza alle cose che si propongono.

Da anni mi interesso ai problemi delle donne; ci sono state conquiste, certo, ma anche molte parole. Il lavoro è stato e resta uno dei maggiori problemi irrisolti, questo Comitato sta operando in una direzione promozionale. I contro? Tanti. Intanto la battaglia con le lentezze e i cavilli burocratici che impediscono di rispettare i tempi necessari e che a volte mortificano l'iniziativa.

All'inizio sono stata contornata da molto scetticismo, ma sono ottimista. Ho visto che lavorando sodo si possono raggiungere alcune mete e si possono superare anche i contro. L'offerta di impieghi è aumentata, ma in misura inferiore alla crescita della domanda.

Quali sono le soluzioni a breve termine che il Comitato propone? Il Comitato prendendo atto di questo fenomeno ha innanzitutto ricercato le cause. Credo che uno dei nodi centrali sia il cambiamento tecnologico a cui il mercato del lavoro si sta orientando.
Uno dei problemi centrali è quindi quello di riconvertire le nuove tecnologie in nuovi posti di lavoro; innanzitutto attraverso uno sforzo di formazione e riqualificazione professionale.
La proposta di legge in materia di azioni positive si muove proprio nella direzione di contrastare gli aspetti negativi delle tendenze in atto. Cercare, sostanzialmente, di fa sì che le trasformazioni tecnologiche ed organizzative che tendono a segmentare e selezionare le forze lavoro, non tendano ad emarginare e penalizzare la componente femminile del lavoro.

Come viene affrontato il problema della pari retribuzionedal Comitato e dalla futura legge? Diciamo che in termini legali questo problema, da quando è entrata in vigore la legge 903, di parità, non si pone più.
E' vero anche che questa legge copre di più aspetti di principio che non di sostanza.
Il nodo, quindi, in realtà, esiste perché le donne sono escluse da compensi di tipo accessorio, perché gli inquadramenti contrattuali vigenti non hanno ancora risolto lo scoglio del pari valore del lavoro e soprattutto perché settori in cui esiste una prevalenza di occupazione femminile, vedi il tessile, hanno molte mansioni (tipiche delle donne) di minor contenuto professionale.
Di conseguenza le donne restano a livelli più bassi mentre l'inquadramento degli uomini viene effettuato con criteri promozionali.

Come dicevo prima, il Comitato si batte per invertire queste tendenze, non solo sostenendo azioni positive, ma anche chiedendo che la contrattazione sindacale si faccia parte dirigente per una diversa catalogazione delle mansioni.

Alla Conferenza nazionale sul lavoro hanno partecipato più di 8.000 donne: vorrei concludere con una riflessione su questa nuova donna del post-femminismo.
Il decennio '70, in cui si colloca storicamente la "rivoluzione femminista", si è concluso con una serie di grandi conquiste per le donne sul piano legislativo.
Eppure ancora oggi le donne hanno rivendicazioni da porre; ciò vuol dire che la vittoria dei principi non ès tata sufficiente.
I ruoli familiari, culturali (vedi mass-media, orientamenti scolastici ecc.) politici ed economici continuano a sottolineare un dato di non parità effettiva. In termini diversi ciò vale per tutte le fasce d'età.
Questo non vuol dire che il femminismo abbia in qualche modo fallito, anzi.
La storia, però, non si ferma agli anni '70; gli anni '80 hanno caratteristiche diverse e già proiettate agli anni '90. Oggi le donne vogliono agire in un presente che tende al futuro; in particolare per quanto riguarda la loro collocazione nel lavoro, la loro indipendenza economica e la loro qualificazione professionale.
Sanno che il non adeguarsi ai cambiamenti significa maggiore emarginazione, espulsione; sono onsapevoli che tutto ciò no si combatte con i cortei; ma lavorando fuori e all'interno delle istituzioni, con progetti definiti e proposte realizzabili.

Le donne si muovono oggi in una dimensione europea, che allarga i loro confini e apre spazi di contrattualità politica maggiore.
Le moltissime donne che hanno partecipato alla IIa Conferenza Nazionale sull'occupazione femminile non hanno lanciato slogans; si sono confrontate su temi e proposte; hanno analizzato, dibattuto.
Non c'era vittimismo né esaltazione, credo che la nuova donna post-femminismo sia proprio questa.

Business, settembre 1986

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