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BRASILE IL SOVRANISMO CAOTICO DI BOLSONARO

di Elisabetta Righi Iwanejko

Negli ultimi anni è stato catalogato come nuova frontiera della politica, ma in realtà il sovranismo esiste da secoli. Fermandoci ai tempi moderni affermare che il sovranismo è un fenomeno di destra risulta completamente errato. Certamente Trump, Boris Johnson, Orban sono casi emblematici, tuttavia esistono diversi tipi di sovranismo. Putin sovranismo autocratico, Cina, Nicaragua,Venezuela, Corea del Nord sovranismi di sinistra, Egitto e Siria sovranismi arabi laici, Turchia sovranismo neo-ottomano panislamista.

La stessa UE, è un particolare caso di sovranismo che vuole sostituire agli stati nazionali il duplice asse di potere tra eurocrazia e lobbies economiche-finanziarie. Nell'America Latina, il Brasile esprime purtroppo un sovranismo caotico. L'emergenza coronavirus ha mostrato la debolezza della visione politica di Jair Bolsonaro. Esistono da sempre due Brasile.

Un Brasile liberale, riformista, progressista che raggiunto livelli elevati di crescita economica-sociale nei due mandati di Cardoso (1994-2002), ha seguito l'input della terza via di Clinton, Blair, dell'Ulivo di Prodi, sfociando nella deriva populista di sinistra di Lula (2002-2010) e Dilma (2010-2016).

Un Brasile nazionalpopolare cattolico legato alle esperienze dei regimi militari che sembrava avere trovato in Bolsonaro il suo interprete naturale. Una speranza scemata dopo un solo anno perchè il coronavirus ha impietosamente svelato i limiti del Presidente in carica. La decisione di non attuare il lockdown, deve essere valutata sul piano politico. Sul piano sanitario, esclusivamente il tempo potrà dirci gli eventuali benefici o ricadute negative. A prescindere che ogni morte è un lutto, sarà la statistica finale a dare il suo verdetto.

La stessa Svezia pesantemente criticata per il mancato lockdown, ha segnato 5mila decessi su una popolazione complessiva di oltre 10 milioni, mentre il Brasile finora conta 50mila morti su 210 milioni di abitanti. Pertanto la comparazione delle vittime a seconda del lockdown concesso o negato, è veramente materia da studiare nei prossimi anni. Bolsonaro ha fallito sul versante politico-istituzionale poichè ha sollecitato i governatori degli stati che avevano chiuso le attività economiche- industriali, a riaprire senza utilizzare i poteri presidenziali. Uno scontro politico caratterizzato anche dalla mancanza di una maggioranza parlamentare che approvasse i provvedimenti del governo. Una situazione comune ai suoi precedessori che Bolsonaro ha cercato di superare appellandosi direttamente al popolo.

L'inquilino di Palacio Planalto ha invitato i cittadini a recarsi negli ospedali e documentare con foto e video che l'epidemia non esisteva. Un caos che ha provocato le dimissioni di due Ministri della Sanità in 45 giorni, due dei tanti ex militari presenti nell'esecutivo. Uno smacco enorme per Bolsonaro è stato soprattutto la rinuncia del Ministro della Giustizia Moro che da magistrato aveva condotto le inchieste sulla corruzione che avevano determinato la carcerazione dell'ex Presidente Lula e la destituzione del Presidente Dilma. Moro ha lasciato l'incarico dopo che aveva scoperto che Bolsonaro aveva sostituito il capo della polizia federale senza consultarlo. Un atto assunto dal Presidente, con lo scopo di usare i servizi di sicurezza per i suoi fini politici. La credibilità di Bolsonaro, è precipitata con proteste di piazza simili a quelle scatenate contro Lula e Dilma. Un Brasile alla ricerca di se stesso che dalla restaurazione della democrazia (1985), fatica a trovare la strada per una stabilità che finora è una chimera.

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