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L'Alleanza delle Donne? Una controtendenza politica

di Marta Ajò

Nel convegno virtuale svoltosi il 27 scorso su iniziativa degli Stati Generali delle Donne " #Oraomaipiù", in controtendenza a quanto sta avvenendo in questi giorni nel Governo, le donne hanno trovato un'alleanza, costruito una rete fra di loro per irrompere diversamente nell'arena politica.

Non perché prima fossero divise, sarebbe stato impossibile per la convergenza dei contenuti e le questioni che determinano una specificità di genere in ogni ambito ma perché troppo spesso, per un mal interpretato quanto rassicurante senso di responsabilità, esse sono state frenate dall'appartenenza: ai partiti, ai mariti, alla cultura, a se stesse, ecc. Defluite infine verso un tiepido "immobilismo".

Questa ipotesi, quasi una certezza, potrà fare storcere il naso a molte.
Eppure, tranne i momenti esaltanti del passato, che non si stanno ad elencare ancora una volta, qualche legge su cui campare di rendita, queste protagoniste del mondo, a parte avere mangiato la mela, non sono riuscite ancora a rompere il tetto di cristallo (sarà cemento?) che incombe da sempre sulle loro teste.
"Non è vero che le donne sono state assenti, non è vero che hanno taciuto, non è vero che non abbiano segnato vittorie", si afferma per lo più con legittimo orgoglio.

E ci mancherebbe, ci sarebbe da aggiungere.
Eppure, se a tutt'oggi si va denunciando la mancanza di parità e di pari opportunità, di rappresentanza, di violenza di genere, di non rispetto di pari salario per pari mansioni e ancora di più la mancanza o la precarietà di lavoro, se ci si vede ancora relegate al doppio ruolo, quando non unico, di angelo del focolare, di due l'una: o sono tutte matte o c'è da fare ancora molto, per loro e per la società.

Il problema sta a monte, e spetterebbe a chi deve interpretare i bisogni indicare le soluzioni possibili.
Il problema è che la politica è da tempo il clone di se stessa.
Il problema è che la politica ha bisogno di mantenere un'economia differenziata per fasce e priorità.
Il problema è che la questione di genere è considerata da sempre marginale salvo rivalutarla per necessità.
Ancora molto ci sarebbe da dire in proposito ma, da quanto emerso in quell'aula virtuale a cui si fa riferimento, il nodo da affrontare è che con le buone maniere, con il bon ton, in politica quando non si arretra non si avanza.
Non si è parlato di rivoluzione di piazza: non ci sarebbero più i presupposti, si è visto che le donne nelle piazze lasciano il tempo che trovano, un fermo immagine, a volte un ricordo.

Arrivate al primo ventennio del nuovo secolo, in corsa verso il suo scorrere, che si chiama futuro e cambiamento, ecco che le donne finalmente hanno preso coscienza che, come cita un vecchio ma sempre saggio proverbio, "l'unione fa la forza"
Da questo nasce sicuramente quanto è emerso da questo primo incontro degli SGD #Oraomaipiù, al quale hanno aderito in tante, realtà associative, eccellenze in vari campi, dal quale è nata l'Alleanza delle Donne .
Mancava la politica tradizionale, era presente la politica del territorio e del cambiamento.

Sorgono inevitabilmente molte aspettative per questa svolta, un'inversione di rotta metodologica e di qualità.
Sorgono timori per reazioni egoiste, strumentali, di vecchia maniera, di ruolo.

Che s'impedisca all'"ancora" appena gettata all'ancoraggio nel fondale e consentire lo sbarco sul terreno del confronto propositivo basato "sul fare, trasversale nelle posizioni ideologiche e soprattutto attenta ai bisogni veri delle persone e dell'economia reale".

Con uno sguardo all'insieme, all'altro, al più debole, alla solidarietà, al cambiamento e alla concretezza, tutto ciò si, si può rivendicare come una differenza da portare nei luoghi della politica.

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