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E dopo il 25 novembre?

Comunicato del Centro Antiviolenza Trama di Terre



Il 2020 verrà ricordato certamente per la pandemia, purtroppo verranno dimenticate, come ogni anno, le donne vittime di quel virus secolare chiamato violenza maschile che quando non uccide, lascia ferite indelebili sul corpo e sulle vite di molte donne, native e migranti, e dei loro figli/e.

Da 4 anni ogni 25 novembre chiudiamo il Centro Antiviolenza per protesta contro le istituzioni governative, nazionali e locali, che si ricordano della violenza maschile solo il 25 novembre o l' 8 marzo.
In quest'anno fatto di passate e future chiusure abbiamo deciso di rimanere aperte, affinché le donne che vivono tale esperienza non percepiscano messaggi confusi anche a causa di una comunicazione pubblica delle istituzioni non sempre
bene organizzata.
Il Centro Antiviolenza è sempre aperto, lo è stato durante il lockdown di marzo e lo è in questo nuovo semi lockdown, affinché le donne non subiscano ulteriori conseguenze rin-chiuse in case che possono essere nemiche per
sé e i propri figli/e, se condivise con uomini maltrattanti e violenti.

L'Associazione Trama di Terre ha deciso di attivare una programmazione che mantenga alta l'attenzione sui temi che affrontiamo quotidianamente anche, e soprattutto dopo il 25 novembre, quando le luci sul tema si spegneranno, e rimarranno le donne a resistere. A causa della radice sessista e razzista del nostro sistema sociale, culturale e politico che ci discrimina, ci confronteremo su violenza maschile, razzismo, precarietà e sfruttamento lavorativo delle donne, ius soli, accoglienza delle donne e dei/delle bambine migranti, disparità abitative e accesso ai diritti per tutte. Lo faremo attraverso diverse iniziative on line, (vedere calendario iniziative su www.tramaditerre.it e box finale*) affinché non ci si dimentichi che per le donne il 25 novembre è ogni giorno dell'anno e che la violenza e la discriminazione di genere e di provenienza è trasversale ad ogni livello culturale e politico della nostra società.

Analisi dei dati

Le donne che si sono rivolte al Centro Antiviolenza nei primi 10 mesi del 2020 per motivi di violenza maschile sono state 111. Accolte per la prima volta 54, mentre in percorso dagli anni precedenti 57. Fra le 54 donne vittime di violenza 25 sono italiane, mentre 29 sono provenienti da paesi diversi. Le donne con figli sono 40, mentre le restanti 14 sono single.

Rispetto all'anno precedente le richieste di aiuto sono diminuite (erano state 80 nel 2019) per diversi motivi:
- il periodo di lockdown tra marzo e maggio ha di fatto ridotto drammaticamente la possibilità per molte donne di richiedere sostegno;
- la comunicazione sull'apertura dei centri attraverso il 1522 evidentemente non ha funzionato, dal momento che
il nostro Centro non ha accolto nessuna donna in quel periodo attraverso il numero di pubblica utilità;

- le donne, native e migranti della città, sono abituate ad avere un accesso diretto al centro di Trama di Terre, purtroppo il lockdown non lo ha permesso poiché il controllo degli uomini in casa è stato più pressante e intenso;
- il nostro progetto itinerante "Carovana dei diritti di genere delle donne" è stato interrotto a causa delle restrizioni sanitarie, cosa che ci ha impedito di incontrare donne su tutto il territorio circondariale.
Ci preme però osservare un elemento tipico di questo anno e del contesto in cui viviamo: le donne colpite dalla violenza maschile e dal maltrattamento hanno intensificato il loro rapporto con il centro nei percorsi già avviati e molte
donne sono tornate. Perché? Le risposte a nostro parere sono da cercare nell'aumento degli ostacoli oggettivi alla ricostruzione di una vita libera dalla violenza, o meglio, anche a causa della pandemia, questi si sono acutizzati e
palesati maggiormente: il lavoro, la casa, procedimenti penali troppo lunghi, il mancato riconoscimento (da parte dei DPCM) di una rete informale che considera come legami solo quelli di sangue. Inoltre, come già detto l'anno
precedente, in generale le donne mostrano un senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni chiedendo al centro Antiviolenza un accompagnamento e una mediazione verso questi canali per affrontare percorsi di emancipazione
molto lunghi, nei quali non sempre sono credute.

I dati descrivono come autori della violenza: 30 tra coniugi o partners con cui le donne hanno una relazione, 4 sono i padri/fratelli, 13 sono gli ex, mentre 7 risultano estranei ad una relazione intima. Gli autori sono 28 uomini italiani, mentre 23 stranieri (3 n.p.).
In questo difficile anno ha preso piede un più profondo dibattito rispetto all'uomo maltrattante.
Accogliamo con scalpore che finalmente l'attenzione si sposti su chi agisce violenza, sperando che faciliti sia una presa di responsabilità degli uomini coinvolti, sia l'inizio di interventi istituzionali su di loro, affinché questi cessino le violenze contro le compagne e i figli/e.
Pensiamo sia opportuno, però, precisare alcune questioni imprescindibili:
- il lavoro da svolgersi con gli uomini non deve intaccare o sottrarre risorse destinante alle donne maltrattate che intraprendono un percorso per uscire dalla violenza, poiché già le risorse per le donne sono poche e discontinue, ma soprattutto non permettono di soddisfare tutte le esigenze economiche legate ad un percorso di emancipazione dalla violenza;
- il percorso di consapevolezza intrapreso dall'uomo maltrattante deve essere slegato dal percorso penale che questo affronta in seguito ad una denuncia da parte della donna, come invece prevede il Codice Rosso;
- questo lavoro ci fa sperare che i tempi siano maturi per lavorare affinché il percorso di consapevolezza sull'uomo maltrattante e/o misure di contenimento immediate aumentino le possibilità per le donne e i loro figli/e
di rimanere nelle loro case per rimpossessarsi della loro vita. Continuiamo a riscontrare che sempre più le donne faticano ad accettare di lasciare la propria casa per fuggire alla violenza, poiché giustamente avanzano come priorità la
continuità della loro quotidianità (lavoro, scuola, rete sociale, abitudini del proprio nucleo). Le donne chiedono interventi restrittivi preventivi più immediati sul maltrattante, poiché sempre più spesso percepiscono come
punizione il loro allontanamento e non quello di chi agisce la violenza. Infatti, continuiamo a constatare risposte sociali e legali ancora molto fragili per le donne che denunciano o intraprendono percorsi in casa rifugio (ad oggi sono 11
i nuclei da noi ospitati).

Anche quest'anno sono numerose le donne che si rivolgono al Centro per richiedere informazioni (45), e quelle che chiedono di convalidare la loro esperienza di violenza o trovare consigli e strategie per uscire da questa esperienza (28). Questi dati fanno emergere la necessità sempre più presente nelle donne di essere accolte e trovare un posto sicuro in cui cui raccontare la propria esperienza, essere credute e avviare percorsi di uscita, qualora ne sentano il bisogno.

E' importante sottolineare come il dato stabile negli anni rimanga la modalità informativa con la quale la donna viene a conoscere l'esistenza del Centro antiviolenza a cui chiedere sostegno. Infatti nella grande maggioranza (31) la signora è a conoscenza del Centro attraverso passaparola di amici, parenti, associazionismo, altri centri antiviolenza o pubblicizzazione diretta. Il numero dell'informativa data dal Servizio Sociale corrisponde all'incirca per difetto al numero del collocamento in strutture protette (7), rimane stabile il numero delle donne che hanno conosciuto il Centro tramite le forze dell'ordine (7), mentre è in crescita il lavoro in sinergia con il Consultorio (4). Il dato è scoraggiante se pensiamo che lo scorso anno i dati restituivano la stessa lettura.

Intravediamo una rete di protezione e sostegno costituita tra Centri antiviolenza, servizi sociali e operatori della giustizia ferma alla gestione operativa dell'esistente, dove spesso il Centro Antiviolenza è coinvolto solo in situazioni già emergenziali, e nella quale a soffrire sono le donne che devono affrontare un percorso già di per sé doloroso. Notiamo di fatto la mancanza di una direzione politica e di una presa di posizione strutturale nei confronti del contrasto alla violenza maschile e al maltrattamento, su territorio nazionale come su quello locale, in particolare su un lavoro di prevenzione. In particolare le criticità persistono nella mancanza di una lettura di genere alla violenza, ma il suo trattamento come un problema o un reato neutro. A farne le spese sono le donne, che ancora oggi, come diciamo da diversi anni, sono le sole ad assumersi la responsabilità della violenza maschile unitamente ai loro bambini e bambine per salvarsi da conseguenze estreme.

Non possiamo accettare come giustificazione la pandemia, che al contrario avrebbe dovuto far riflettere la politica e le amministrazioni sulle discriminazioni di genere e di provenienza che questo ha fatto emergere visibilmente davanti agli occhi di tutti.

E' invece vero che a causa del Covid abbiamo dovuto sospendere il progetto "Piccoli Ospiti a Trama di Terre" attivato l'anno scorso con il contributo della Fondazione Pangea Onlus e destinato anche questo anno a lavorare sulla relazione madre-bambino/a offesa dalla violenza dei padri, attraverso laboratori specifici con l'obiettivo di restituire alla diade il loro legame senza violenza.

A causa dell'emergenza sanitaria sono stati sospesi anche altri progetti tra cui quelli di educazione alle differenze nelle scuole, per noi fondamentali strumenti educativi e formativi per eliminare la radice culturale della violenza che si alimenta di stereotipi di genere.

Imola, 25 novembre 2020

*Calendario iniziative/webinar fino a dicembre 2020
25 novembre - Presentazione del libro "Ladri di Denti" di Djarah Kan.
3 dicembre - Dibattito "Non si dimentichi la rotta balcanica", con le attiviste dell'Osservatorio sulla rotta balcanica Alessia Albano, Sofia Romero Quintero, Hermine Gbedo.
7 dicembre - Presentazione di "Elogio del Margine e Insegnare a trasgredire" di Bell Hooks. Con Maria Nadotti, Mackda Tesfau e Rahel Sereke.
16 dicembre - Presentazione di "Jacobin", rivista on line sul pensiero critico, rivista con Marie Moise, ricercatrice universitaria e attivista.

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