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25/28 novembre: SE CI FERMIAMO NOI, SI FERMA IL MONDO!

25 e 28 novembre 2020 - LA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE insieme a NON UNA DI MENO ROMA scende in piazza contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere



Tutti gli appuntamenti del 25 - 28 novembre

25 novembre
Ore 11 Piazza Montecitorio - VI PRESENTIAMO IL CONTO!
Porteremo in piazza i dati della violenza domestica, economica e istituzionale sulle nostre vite ma presenteremo anche il conto al governo per il prezzo pagato al confinamento in casa, per l'enorme quota di lavoro di cura e assistenza gratuito, precario o malpagato su cui si regge la società e su cui in particolare si è gestita l'emergenza sanitaria.
Vieni con abiti neri e porta un fazzoletto o qualcosa di fucsia, oltre al tuo pañuelo

Ore 17 Ponte Garibaldi NON UNA DI MENO!
Appuntamento a Ponte Garibaldi, nel luogo dove è stata uccisa Giorgiana Masi per ricordare le donne vittime di femminicidio e gridare insieme la nostra rivolta contro la violenza maschile e istituzionale sulle donne. vogliamo fare di un luogo simbolico della città attraverso le generazioni un punto di ritrovo delle donne ogni qualvolta ci sia un femminicidio.

Alle ore 16 partirà dalla Zona Fucsia della Casa Internazionale della Donne una catena che arriverà a Ponte Giorgiana Masi (ex Garibaldi) per unirsi alle altre compagne.

28 novembre
Ore 16 Piazza del Popolo - DICHIARIAMO ROMA ZONA FUXIA!
Nel pieno della seconda ondata l'Italia è divisa in zone gialle, arancioni e rosse... la zona fuxia non è una città né una regione: è uno spazio di lotta e di possibilità, di solidarietà e di relazione da costruire assieme per trasformare l'esistente e immaginare la vita oltre la pandemia.
Porta il fazzoletto o qualcosa di fucsia, (nastri, abiti, trucchi, oggetti vari, striscioni, gessi, ...), oltre al tuo pañuelo, porta cartelli e messaggi. Coloriamo nello stesso istante la piazza di fuxia e gridiamo tutte insieme la nostra rivolta alla violenza maschile e istituzionale. Per informazioni e istruzioni più precise sul flash mob segui i nostri canali social.

Sono prima di tutto le donne a pagare il prezzo dell'emergenza sanitaria in corso. I numeri parlano in generale di vite a rischio e di responsabilità collettiva "ma non siamo tutt* sulla stessa barca". Le conseguenze del lockdown si misurano nei dati della violenza domestica (+119%) destinati ad aumentare ancora con le nuove misure di confinamento, con i centri anti-violenza femministi e le case rifugio che hanno dovuto far fronte a un'emergenza nell'emergenza per non lasciare nessuna da sola e con l'accesso all'aborto che è diventato ancora più complicato.
Come in tempi di "normalità", la famiglia e la casa continuano ad essere luoghi di oppressione e di conflitto, i tribunali e gli ospedali luoghi di violenza istituzionale. I cimiteri dei feti ne sono l'emblema.
"In questi mesi le nostre vite sono state travolte, non ci siamo mai fermate". Lavoratrici e madri sono obbligate a un'impossibile conciliazione tra lavoro e famiglia, tra salario e salute. Ma sono soprattutto le donne e le persone lgbtqia+, migranti, precarizzate e non garantite a pagare la crisi e a perdere per prime il lavoro (sono già 470 mila le donne che hanno perso il lavoro per la crisi economica da pandemia). Il ricorso sistematico al lavoro gratuito, precario o mal pagato non è corrisposto da nessuna valida misura di sostegno al reddito e al salario, dall'inclusione nel welfare, dal supporto per la cura di bambini, malati e anziani. Oggi, Confindustria continua a difendere gli interessi padronali e si parla esclusivamente di un "ristoro" per chi, con le nuove misure restrittive, perderà i propri profitti.
La tenuta della sanità e della scuola mostra un sistema sociale distrutto dalle politiche di austerity e fondato sulle diseguaglianze. Il corpo delle donne e gli ecosistemi condividono lo stesso destino: risorse gratuite, inesauribili e a disposizione. Questa violenza sta arrivando oggi a un punto di non ritorno, l'emergenza sanitaria ne è solo un segnale.
È necessario un cambio di rotta radicale già a partire dall'utilizzo del Recovery Fund. Pretendiamo che le risorse vadano a finanziare sanità e scuola pubblica, a garantire un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare veramente universale e non familistico che liberi le donne dal carico esclusivo del lavoro di cura. Lottiamo per un permesso di soggiorno europeo slegato dalla famiglia e dal lavoro, per le risorse ai centri anti-violenza femministi e alle case rifugio, per un nuovo piano antiviolenza che metta al centro autonomia e autodeterminazione.
"Non vogliamo essere solo una statistica sulle "nuove povertà"; non siamo "angeli", non siamo "eroine". Se abbiamo una missione non è quella di accudire una società che ci opprime e ci sfrutta, ma di trasformarla radicalmente".
Il 25 e il 28 novembre, contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere, faremo risuonare, di nuovo, un grido altissimo e feroce: Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo!
In piazza, indossiamo la mascherina e manteniamo le distanze per ritrovarci con i corpi e in sicurezza, perché la cura è una responsabilità collettiva: questa è la nostra lotta!

Link Utili
Evento Non una di Meno - Roma https://www.facebook.com/events/741295769793598
Evento Non una di Meno- Nazionale https://www.facebook.com/events/416495252858149/
Comunicato https://nonunadimeno.files.wordpress.com/2018/02/cs_nudm_25novembre2020.pdf

Contatti Roma:
Maria Brighi 335 7735689
Serena Fredda 392 7059720
Iliana Totti 339 7691084

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