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In memoria delle vittime della SHOAH

La legge 20 luglio 2000 n. 211 ha istituito

il "Giorno della Memoria"

in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti con l'obiettivo di curare una cultura della memoria:

il 27 gennaio 1945 alle ore 11.54 le truppe sovietiche raggiungevano i cancelli di Auschwitz e l'orrore di quanto era accaduto ed altrove accadeva ancora fu evidente a tutti e non fu più possibile nasconderlo.

"E' necessario rilevare che uno studio specifico su differenza di genere nella deportazione non è ancora stato fatto; sono però chiare alcune linee di lettura del comportamento quotidiano delle donne in Lager a Birkenau: maggiore solidarietà tra loro, tutela fino all' estremo dei figli e delle figlie, sacrificio della vita per non lasciare soli i vecchi genitori al'ingresso nella camera a gas, maggiore capacità di resistenza alle violenze e ai soprusi esercitati nel campo, sia dalle sorveglianti donne, sia dalle SS che non rinunciavano molestare giovani spose o ragazze di bell'aspetto, o a deridere donne mature quando si presentavano nude davanti a loro.

Le donne, che dopo la quarantena e alcune settimane di vita in Lager si trasformavano in "carcasse nude senza più peli e capelli con la pelle insecchita e i seni pendenti che indicavano che un tempo erano state piene di vita", più degli uomini, a fatica lottavano con se stesse contro ogni ostacolo per mantenere la propria dignità di mogli, figlie, madri anche nel corso delle selezioni, quando il presentarsi con un minimo di trucco al viso(spesso rossore sulle guance e sule labbra ottenuto con gocce di sangue) era non solo un modo per risultare più in salute, ma una scelta per vincere l'orrore e la vergogna di essere osservate nude, davanti e dietro, da uomini che avrebbero deciso del loro ultimo destino.

E se è pur vero che i medici addetti alla selezione si interessavano particolarmente alla presenza di grasso nei glutei, l'ultima parte del corpo che poteva ancora avere della materia adiposa dopo settimane di Lager, segno di una possibilità di esser lasciati in vita (quando le natiche erano totalmente flaccide, erano convinti di avere a che fare con un morente), per le donne questo sguardo era particolarmente umiliante, perché uccideva anche quel resto di femminilità che era rimasto in loro.
La cura che mettevano tante di loro nell'adeguare, cucire, restringere e migliorare la foggia dei vestiti sporchi e puzzolenti che indossavano quotidianamente era un altro modo, che gli uomini non avevano, per cercare di salvarsi dalla distruzione della loro umanità, prima ancora che dalla distruzione del loro corpo".

da: Auschwitz, storia e memorie, di Frediano Sessi, Biblioteca Marsilio

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