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Un dibattito mancato

A proposito della manifestazione indetta dalla Federazione comunista romana il 30 ottobre, per un incontro-dibattito sulla regolamentazione dell'aborto, per una maternità cosciente, per l'emancipazione e liberazione della donna, vorrei notare che, forse per eccessivo burocraticismo organizzativo (che ha provocato la protesta delle femministe escluse dagli interventi), non si è assistito a nessun incontro-confronto tra i partecipanti alla manifestazione. Se la necessità di un dibattito, anche vivace ed imprevisto, comunque aperto, fosse stata realmente recepita, on si doveva strozzare il dibattito solo all'intervento di un rappresentante per ogni partito invitato, ma si sarebbe dovuto accettare un confronto meno formale tale da tenere conto anche di quei gruppi che erano presenti e che hanno dato un loro contributo originale alle battaglie delle donne.
E' facile ammettere che su questi temi ci vuole l'unità di tutte le donne, come è stato osservato in quella sede, che è necessario discutere con le donne (ma proprio tutte?) e poi non accettare il confronto; il movimento delle donne è articolato.
Per entrare nei contenuti della manifestazione, vorrei dire che da tutti gli interventi mi è parso, e, detto da una militante che ha fatto e continua a portare avanti queste battaglie nel proprio partito, sul territorio, nel suo privato, potrebbe sembrare un'eresia, che si parlasse troppo di donna e meno di politica. Scontando l'intreccio che esiste tra queste due affermazioni (e lo spazio non consente l'approfondimento), avrei voluto sentire qualcosa di più che il principio di giustizia di questa battaglia, del ricordarne i punti imprescindibili della legge, il significato sociale insito in essa ecc.
Oltre questi punti si poteva sottolineare, ad esempio, che la questione femminile e il rapporto tra questa e i problemi della crescita della società, l'emergere delle contraddizioni e la mancanza di elaborazione, l'impreparazione direi a comprendere fino in fondo il ruolo che la donna ha svolto contro ipotesi conservatrici tendenti a impedire lo stesso sviluppo della democrazia, si è posta all'attenzione di tutte le forze politiche solo attraverso la più drammatica delle sue problematiche: l'aborto. Se queste cose, in quell'assise, potevano darsi per scontate (mi auguro), quello che non è scontato è il ruolo che in questa fase politica gioca la Dc e di questo si è parlato assai poco.
Eppure Zaccagnini al Convengo delle donne democristiane (svoltosi in questi giorni e di cui nessuno ha fatto menzione) esorta alla collaborazione per far si che si creino le condizioni perché non si giunga alla drammatica decisione dell'aborto, rimbalzando su altre forze politiche responsabilità che competono principalmente al suo partito. Noi non possiamo che riaffermare l'ingiustizia sociale del ricorso all'aborto così come non possiamo non rispondere che diritto alla vita è diritto dalla nascita alla morte. La Democrazia Cristiana sulla salvaguardia al diritto alla vita, peraltro difeso da tutti, ha innalzato barricate, coadiuvata in questo dalle forze clericali, quasi a farne un'diea forza per cui combattere una crociata e su cui chiamare a raccolta le proprie strutture ed il proprio elettorato. Sono temi che continuano a caratterizzare questo partito come un partito fortemente conservatore teso a salvaguardare interessi interni, incapace di confrontarsi con le stesse forze cattoliche che pur non si riconoscono in esso.
Nel convegno delle donne democristiane si è avuta un'ulteriore conferma di queste tendenze. Il rinnovamento all'interno della Dc non riesce a passare neppure tra le forze femminili e giovanili.
Quando Pratesi ha accennato nel suo intervento all'attenzione che occorre porre all'attuale e diverso quadro politico, penso volesse riferirsi all'accordo a sei; se si andrà ad una verifica certamente si dovrà tener conto della necessità di misurarsi sulle gravi questioni e l'aborto è una grave questione sulla quale misurarsi: è una battaglia che coinvolge le masse femminili, le cattoliche, e per la quale occorre misurarsi sui problemi, senza facili slogans, per creare un movimento di massa (e non una massa debole incapace di dare sostegno anche alle battaglie parlamentari).
Pratesi chiedeva alle donne di non rinchiudersi ma di partecipare alla lotta, fuori e nei partiti, e va bene, ma se i partiti partecipassero di più alle lotte delle donne l'incontro non sarebbe più rapido e costruttivo?
E a quella rappresentante del partito repubblicano che si poneva la domanda se combattere per l'aborto fosse limitativo rispetto ad una mancata elaborazione di una nuova figura di donna, vorrei dire che forse ha dimenticato di aggiungere rispetto ad una nuova società. Forse ha dimenticato anche che la donna è già di per sé portatrice di valori nuovi, che rompono gli schemi tradizionali, economici e politici, e quindi nelle sue lotte esistono già i presupposti alternativi a questo modello di società, perciò siamo impegnate a lottare, insieme a tutte le donne democratiche, nell'unità.

l'Avanti, novembre 1977

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