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Di che genere sarà la società 4.0?

di Mariella Berra - Comitato Scientifico degli Stati generali delle Donne

Marzo è il mese delle donne, ma anche il mese delle STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), dedicato, per iniziativa del MIUR, a favorire l'educazione tecnico scientifico, soprattutto fra le ragazze. Le previsioni sugli scenari occupazionali, aggravati dalla recente pandemia, ribadiscono un incremento di posti di lavoro in ambito STEM e una mancanza di profili con caratteristiche adeguate per occuparli. Buona parte della mancata copertura delle opportunità è imputabile ad una sottorappresentazione femminile nei percorsi di studio STEM. In Italia le laureate in materie STEM rappresentano il 16,25 delle donne rispetto al 37% degli uomini. Il rapporto si inverte per le discipline umanistiche, il 30,1% delle donne rispetto al 15,6% degli uomini

La crescita di nuovi campi di applicazione dell'intelligenza artificiale in tutti i settori dell'organizzazione economica e sociale rivela non solo un approfondimento delle differenze di genere tra le industrie tradizionalmente maschili come quelle operanti nel campo dell'hardware, del software, dei servizi IT e del manifatturiero avanzato, ma anche una tendenza ad ampliare lo squilibrio di genere in settori tradizionalmente femminili come il non profit, l'assistenza sanitaria e l'istruzione. Una situazione del mercato del lavoro e dell'occupazione preoccupante che ha spinto il WEF (World Economic Forum) sin dal 2006 a dedicare uno specifico studio, il Global Gender Gap Index, a questa tematica e, recentemente, a mappare insieme alla rete sociale Linkedin ( Assessing Gender Gaps in Artificial Intelligence), le nuove competenze digitali e la presenza della componente femminile in questi ambiti. I dati raccolti mettono in evidenza i divari di genere nei percorsi di studio scientifici (STEM); i divari di genere tra i settori industriali e i divari di genere nell'acquisizione di competenze emergenti e i rischi dell' approfondirsi nel futuro del gender gap. I risultati dovrebbero suonare come un campanello di allarme per l'economia in generale e, soprattutto, per quei settori industriali e tipologie di industrie interessate a raggiungere la parità di genere. Tema questo, peraltro ripreso, nelle recenti indicazioni del Recovery next generation eu. Una situazione apparentemente in contraddizione con il fatto che le studentesse italiane raggiungono performance migliori negli studi, di ogni ordine e grado e più facilmente proseguono nella formazione terziaria portandola a conclusione. Quindi esistono buone ragioni a livello individuale e a livello di sistema paese per sostenere ed incoraggiare la partecipazione femminile a corsi di studio STEM e conseguentemente occupazioni STEM insieme ad una estensione delle competenze tecnico, scientifico e informatiche che riguardano tutte le donne e sono oggi le condizioni essenziali per l'esercizio di una cittadinanza attiva.

Il gender gap nelle discipline tecnico-scientifiche è comunque un tema complesso: presenta implicazioni a diversi livelli e ambiti. Inizia con la costruzione delle identità di genere nella socializzazione primaria e secondaria, con l'assunzione di ruoli adeguati al femminile e al maschile. Prende forma all'interno della scuola con la scelta di percorsi che sono coerenti con quelle definizioni identitarie e quei sistemi di aspettative; si concretizza infine nel mercato del lavoro attraverso l'autoesclusione da posizioni occupazionali nei settori informatico, tecnico e scientifico, quelle oggi più richieste e con maggiori possibilità di carriera. Il che implica una riflessione sui processi di orientamento e di formazione, sulle metodologie di insegnamento, sui contenuti didattici e sulle interazioni fra scuola e lavoro. In Italia l'Alternanza scuola lavoro, introdotta nel 2015 con la riforma della Buona scuola, è stata sostituita nel 2018 dal PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento). Nel determinare l'inclusione delle STEM in tutte le scuole diventa, infatti, altrettanto importante considerare il ruolo della componente umanistica dei contenuti di insegnamento. Già nel 2008 la Rhode Island School of Design (RISD) suggeriva di inserire fra la E e la M di S.T.E.M la lettera A come ART per sollecitare la creatività degli studenti e individuare nuove metodologie didattiche che, a partire dall'infanzia, stimolassero, in particolare nelle ragazze, l'interesse per le discipline scientifiche e favorissero rapporti di cooperazione e competizione paritarie fra maschi e femmine.

L'interazione tra competenze tecniche e umanistiche può giocare, infatti, un ruolo importante nell'orientare le scelte educative e promuovere la crescita di quelle competenze comunicative e trasversali necessarie per il mondo del lavoro e per la società nel suo complesso.

Nel quadro più ampio delle differenze e disuguaglianze di genere, la disparità nelle STEM, sia in termini di formazione che di occupazione, continua ad essere una delle manifestazioni più recenti e subdole di disuguaglianze difficili da risolvere, che richiedono politiche integrate del lavoro, dell'educazione, dello sviluppo, della ricerca e della parità di genere.

05/03/2021

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