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LE DONNE IN AGRICOLTURA

Maria Assunta D'Oronzio, Raffaella Pergamo - CREA

In Italia, la presenza femminile in agricoltura è in crescita grazie al ricorso all'innovazione tecnologica e organizzativa che supporta le attività economiche e contribuisce a mitigare le differenze di genere.

L'attività lavorativa svolta dalle donne in agricoltura ha sempre avuto un peso rilevante, anche se subalterno e di supporto al lavoro maschile. Le politiche dell'Unione Europea a partire dagli anni 90 ed in particolare, la politica agricola di sviluppo rurale, hanno rilanciato il ruolo femminile in agricoltura e stimolato le pari opportunità. Oltre il ruolo di coadiuvante del coniuge e co-proprietaria, si fa strada il ruolo di capo-azienda in cui la donna imprenditrice valorizza le sue capacità relazionali e si orienta ad attività di multifunzionalità, come l'agriturismo.

In Italia, secondo l'indagine Istat sulle forze lavoro 2016, il 27% delle donne risulta occupato in agricoltura. La presenza femminile pesa sul totale per il 3%, contro il 14% dell'industria e l'83% dei servizi. Volendo tratteggiare meglio il lavoro femminile in agricoltura, il 49% delle imprenditrici non sono coniugate; quasi la metà (il 49%) ha superato i 60 anni; solo il 9% ha un'età al di sotto dei 40 anni. Rispetto alle mansioni svolte, la componente femminile svolge per il 45% la mansione di "dirigente e impiegati" e per il 31% la mansione di "operai e assimilati".

Per quanto riguarda la presenza di immigrate in agricoltura, il lavoro straniero incide sul totale della manodopera extra-familiare aziendale per il 25%, di cui il 7% rappresentato da donne.

Nella partecipazione ad interventi finanziati dalla politica di sviluppo rurale, infine, la componente femminile è circa del 32% ma indirizzata in maniera specifica ad attività formative e informative per accrescere il capitale umano, al rafforzamento della competitività favorendo il ricambio generazionale o la creazione di aziende agricole e favorire la diversificazione del reddito.

Dai dati sopra esposti, è evidente che la parità di genere, anche in agricoltura, è ben lontana dall'essere raggiunta, nonostante essa sia un obiettivo essenziale per l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, obiettivo strettamente collegato all'idea di "sviluppo sostenibile".

Per perseguire la parità di genere è necessario garantire:

-La qualità della partecipazione come uno dei principali problemi da affrontare, perché permane una significativa differenza retributiva a pari livello formativo e di posizione.

- L'accesso e la permanenza in ruoli imprenditoriali agricoli da parte delle donne deve essere garantito da strumenti finanziari ad hoc per la fase di avviamento e da fondi per la microimpresa.

- L'avvio e il rinnovo di servizi a supporto del lavoro femminile, come la presenza di asili nido, congedi parentali estesi e forme lavorative flessibili, misure necessarie per assicurare l'ingresso di imprenditrici e dipendenti giovani in agricoltura.

- L'inclusione qualificata nel mondo del lavoro agricolo mediante la diffusione della cultura digitale per lo sviluppo dell'agricoltura di precisione che può integrare nuove figure specializzate di imprenditrici donne.

- La certificazione di quelle imprese agricole che praticano l'uguaglianza nelle retribuzioni, nelle carriere e nel management e garantiscono la parità di genere mediante la misurazione di target.

- Il non gender blind nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che dovrebbe assicurare la partecipazione delle donne al 57% degli stanziamenti ai settori green e Ict, che normalmente hanno una presenza femminile non significativa, accrescendone cosi le competenze e le possibilità di inserimento lavorativo.

Fonti:

Istat Forza lavoro (2016);

Agenda 2030 - ONU Italia (unric.org)

Agenda 2030 - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (asvis.it)

07 Marzo 2021

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