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Immaginare il futuro sostenibile : Urbanismo Transitorio per Città coscienti

di Lucia Krasovec Lucas - architettrice Past President AIDIA ITALIA Comitato Scientifico SGD

"Un cuore vero è tutto nel suo ritmo", scriveva Vittorio Lingiardi in un articolo sulla Domenica Sole24Ore di febbraio 2O2O, "è come la vita e l'amore, si chiude e si apre, si contrae e si dilata".

Questo muscolo involontario, pulsante di rimandi simbolici culturali e artistici, è nelle nostre parole, derivando dal latino "cor" che modella termini come cordiale, ricordo, coraggio, è noi nelle nostre case: come disse la poetessa benedettina Ildegarda di Bingen (1098-1179), l'anima abita il centro del nostro cuore, e noi siamo gli abitanti del cuore delle nostre Città.

Quale città abitiamo oggi e quale città stiamo costruendo per domani?

La discussione sulla crisi che stiamo vivendo, che non è ovviamente solo pandemica, dovrebbe convergere in programmi politici delineati all'interno delle strategie di attuabilità e impegno economico, come il Recovery Found, per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti dal Covid-19, tra cui l'Italia. La Città, luogo in cui trova ragione e sentimento la vita della Comunità in tutti i suoi aspetti, è inspiegabilmente un tema ancora disatteso.
Non c'è più alcun dubbio sul fatto che è necessario ripartire proprio dalla Città, da ripensare nel complesso della sua morfologia fisica e umana, nei suoi spazi tangibili e intangibili, nei motivi fondanti capaci di una narrazione plurale che possa ristabilire efficacemente le sue relazioni di funzionamento poiché casa di tutti.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza - PNRR, la cui scadenza di invio alla Commissione UE è fissata al 30 aprile prossimo, dovrà quindi includere la Città tra i pilastri per il Progetto Italia come luogo di conciliazione delle necessità economiche e quelle vitali.

Digitalizzazione e innovazione; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione e formazione; equità, inclusione sociale e territoriale; salute : mediante questi assi di ricerca, su cui verrà strutturato lo sviluppo futuro, si dovranno trovare soluzioni in modo trasversale soprattutto nelle Città - piccole medie e grandi, i cui esiti influenzeranno significativamente nei territori come spinta per la costruzione reciprocamente sostenibile del futuro. Se la lista dei progetti pubblici da attuare non terrà in considerazione le reali necessità e ricadute, non si potrà incidere in modo significativo sulle istanze sociali e ambientali, intersecate da un divario economico e sociale culturale sempre maggiore, e che si affermerà soprattutto nelle differenze di genere e dei generi. Le dichiarazioni in favore di un maggiore impegno per mettere in atto politiche per il superamento del gender gap, l'empowerment femminile, il riconoscimento sociale ed economico dei lavori di cura e la loro condivisione, la parità salariale, le pari opportunità di lavoro e carriera, devono poter atterrare strategicamente in tutti i pilastri del PNRR.

Ma affinché qualsiasi "ipotesi" costruttiva possa diventare efficace, è necessario verificarne l'attuabilità, concentrando l'attenzione su 2 punti principali: opportunità di lavoro (come, dove, quando) intesa come diritto all'indipendenza, e servizi reali che, attraverso un processo di sburocratizzazione e flessibilità estesa a tutto il sistema pubblico, possano agevolare il welfare e le start-up della creatività. Si tratta di una occasione di crescita unica, che potrà adottare gli assiomi dell'economia circolare come modello per governare la Città e il benessere della Comunità. Dovremmo quindi innanzitutto capire con sincerità quali siano: le necessità urgenti in relazione alle criticità emerse e sottese, la consistenza delle risorse come bene comune collettivo, e le misure da mettere prontamente in atto capaci di incidere in modo trasversale e riattivare le speranze, i mercati delle risorse e delle idee.

Ma di quale Città si tratta ? Procediamo per punti.

La Città vuota/assente
La pandemia ha amplificato e velocizzato l'esito di problematiche che le Città già avevano, e il virus, come un grande urbanista, ci spinge a pensare diversamente, o almeno se ne fa tramite. La Città si sta svuotando : oggi parlare di centro o periferia non ha più senso, dal momento che il centro è maggiormente colpito da una drammatica e veloce desertificazione di servizi e vitalità, tra cui il commercio di prossimità e la sua naturale e proficua diversificazione.
A questo segue di pari passo la povertà, l'abbandono, il degrado che non danno possibilità di rigenerazione e crescita, non ne hanno le forze, ma alimentano solo fenomeni massicci di economie a tempo e monotematiche che non offrono capacità rigenerative e favoriscono la disgregazione della Comunità.
Capire e ammettere che un livello basso delle strutture a servizio della Comunità, soprattutto quelle legate alla istruzione e formazione, in primis, e alla salute in senso ampio (quindi anche della qualità urbana e delle occasioni di cultura) vanno a peggiorare la qualità di vita, significa che siamo già proiettati nel far ripartire i battiti del cuore delle Città. Il nostro cuore è la Città Pubblica, quella che costruisce la rete visibile e invisibile delle relazioni e occasioni, e rappresenta il diritto allo spazio come luogo in cui sia possibile stare, lavorare e scambiare idee e sogni.

La Città gentifricata
Fenomeno spesso in atto anche prima della pandemia, la gentrificazione si palesa come effetto conseguente alla difficoltà a definire una visione di Città intesa come corpo unico. Negli ultimi anni il turismo avulso dalle dinamiche urbane, ad esempio, aveva determinato ovunque strategie ingannevoli nell'uso del patrimonio immobiliare, dove l'offerta estesa di di ospitalità ha ridotto sensibilmente il numero di abitanti residenti nel centro storico alterandone il carattere funzionale. La prassi incontrollata restituisce ora un patrimonio di appartamenti arredati che vengono immessi sul mercato riconvertendo i contratti in affitti transitori a privati residenti. La questione viene così nuovamente demandata a discapito di quella pluralità di persone e servizi necessaria al corpo urbano che avrà sempre bisogno di abitanti coscienti e passionali, coinvolti nel garantire il suo funzionamento.
In parallelo, un altro aspetto che dovrà venir affrontato è quello dei così detti progetti a perdere, cioè le grandi trasformazioni immobiliari che non hanno mai avuto inizio o che hanno prodotto relitti: fantasmi corrotti dal tempo, dettati da superficialità, fallimenti, leggerezze, la cui presenza scomoda porta poi a spostare altrove i "centri di interesse" artificiali, senza trovare mai soluzioni adeguate.

Ciò restituisce una equazione inevitabile : le pratiche di trasloco spesso depauperizzano risorse, energie, creatività, e contribuiscono all'aumento di disagio, degrado, solitudine. La transizione ecologica dovrebbe prendere avvio dalla risoluzione di queste presenze aliene e dannose, che scoraggiano e mortificano la Comunità con la loro presenza: trasformare queste aree in parchi e spazio pubblico, se non strettamente necessarie in altre funzioni, costituisce una delle pratiche più efficaci per conciliare le necessità dello sviluppo con la tutela ecologica in risposta all'emergenza climatica.

La Città dei diritti
Può la pianificazione di genere accelerare il processo di cambiamento?
Se vogliamo raggiungere risultati soddisfacenti in tempi ragionevolmente brevi, dobbiamo renderci conto che l'abitare è un concetto complesso che si intreccia continuamente con la pluralità in ambito privato e pubblico, e ogni singola azione effettuata in uno dei due ambiti avrà conseguenze importanti nell'altro. Le conseguenze, positive o negative, vanno poi a incidere sull'ecosistema, sul governo delle risorse e delle libertà, tra le quali dovremo annoverare anche quelle relative al genere e ai generi.
Lo Spazio pubblico, in particolare, è il luogo in cui si determinano i gradienti della trasformazione positiva e dove è possibile sperimentare la reciprocità : incarna di fatto il Third Space, finestra di collegamento transdisciplinare necessaria a comprendere e interpretare il presente e anticipare il futuro, ma ci racconta anche come è organizzata la parte costruita e quella invisibile con cui inevitabilmente si deve rapportare, come facce della stessa medaglia.
Nello Spazio pubblico si discutono perciò la libertà, l'economia e la cultura, ma anche la sicurezza urbana : un tema spesso declinato al femminile che diventa strumento politico per operare determinate scelte nella pianificazione ma senza, tuttavia, coinvolgere direttamente le professioniste donne, innanzitutto, e altre categorie (generi) che attraversano e vivono con difficoltà i luoghi delle città che non sono solo geograficamente periferici. La sicurezza, misurabile con i parametri della dimensione percettiva del pericolo si configura nell'ambito del degrado fisico, anche solo come fase iniziale del processo di desertificazione urbana, e coinvolge tutta la collettività direttamente o indirettamente.
Il disagio reale o percepito, ad esempio, che viene amplificato da un certo tipo di comunicazione e avvalorato dalla mancanza di conoscenza effettiva dei luoghi in cui le persone sono costrette a vivere, può manifestarsi anche in un'area urbana del centro, dove il processo di pre-gentrificazione prende avvio dalla cessazione delle funzioni primarie, e quindi diversificate, in particolare a livello stradale. Lo spazio dimenticato viene colonizzato in breve tempo da categorie disagiate che non hanno alternative, e micro criminalità, che portano in tempi brevi alla disgregazione del senso di Comunità e ad un degrado che cresce poi in modo esponenziale. Il ritorno delle donne farà crescere gli alberi e cinguettare i bambini nelle piazze.

La Città Agile
Come affrontare problemi così complessi in un periodo di crisi economica generale?
Non esiste una ricetta unica ma si potrebbe codificare un metodo: partire dallo Spazio pubblico come garante di inclusione per costruire una rete di edifici e luoghi intelligenti,

poiché pensati a priori funzionanti e funzionali al sistema urbano al di là delle questioni tecnologiche. Il punto da cui partire sta nella conoscenza di quali risorse abbiamo a disposizione: per capire come riconnettere le parti al tutto, si dovrà ridefinire nel modo più realistico possibile il palinsesto del patrimonio fisico e umano, tangibile e intangibile.
Si tratta del Bene comune inteso come quella sommatoria di materie, pensieri e azioni in grado di "mettere in comune" tutto ciò che ci caratterizza come Comunità, per valorizzare e sviluppare le risorse non riproducibili, anche e soprattutto umane.
Il luogo deputato per eccellenza all'individuazione delle buone pratiche per la riconfigurazione del sistema urbano è lo Spazio Pubblico. Rimetterlo in gioco, come fonte di occasioni per tutti è un'azione rivoluzionaria, poiché i fenomeni virali nei comportamenti sociali sono pressoché simili, nel bene e nel male: dare nuove opportunità alle Comunità, dare Spazio fisico e mentale, dare libertà espressiva e senso di riappropriazione significa dare avvio al cambiamento che non sta solo nella partecipazione ma anche e soprattutto nella capacità di proporre, scegliere e condividere, innestando Fiducia e Responsabilità.

La Città è il miglior laboratorio per scoprire le traiettorie socio culturali per cui, come in una ricerca scientifica, all'inizio si dovrebbe sapere cosa e come cercare. Per fare questo abbiamo bisogno di formulare congetture per provare a restituire degli scenari in grado di avvicinarci a una serie di soluzioni praticabili ma soprattutto dimostrabili con la sperimentazione anche a partire da buone pratiche verificate altrove.
La Città ci parla, le sue pietre possono darci le soluzioni che stiamo cercando. Una delle buone pratiche (buone parole) che sono state già ampiamente testate in molte città europee è quella dell'Urbanismo Transitorio e dell'Uso Temporaneo, come strumenti per agire e anticipare le conseguenze di determinati input: il vantaggio sta nella velocità dei tempi di riscontro poiché facilmente monitorabili, e nella modestia degli investimenti economici, a fronte di reazioni proporzionalmente molto significative.
L'Urbanismo Transitorio, come sistema che permette molti gradi di flessibilità, ci offre la possibilità di avviare un cambiamento che può avere origine contemporaneamente in molti punti morti del sistema urbano. Avviare politiche che privilegiano le alleanze tra pubblico e privato, che prevedano la possibilità di occupare e mettere in relazione in modo elastico spazi ed edifici che non hanno più la funzione originaria per la quale sono stati ideati e realizzati, significa incentivare attività che non potrebbero venir ospitate in altri luoghi con i prezzi di mercato correnti, e quindi sostenere la libera iniziativa. Inoltre, ciò permette di avviare un processo socioeconomico e culturale che potrà evolversi velocemente poiché non ingessa la creatività.
L'Urbanismo transitorio e l'Uso temporaneo facilitano la rigenerazione urbana e umana di luoghi dimenticati: come piccole scintille, che rientrano nell'ambito più complesso del sistema economico e di mercato urbano, favoriscono il manifestarsi di altre spinte gentili (nudge, codificata dall'economia circolare), per clonazione empatica. Piccoli gesti che spesso incoraggiano ulteriori processi virtuosi, e determinano un forte impatto nella popolazione riattivando le tre "C" : Coraggio, Cervello, Cuore.
All'interno di questi processi si sviluppa anche l'economia al femminile e giovanile, con misure che potranno incidere in modo determinante sulle capacità di investimento iniziali, incluse le questioni relative tempi e modi organizzativi, soprattutto in ambito parentale. Città e diritti, quindi, come uno degli assi fondamentali all'interno degli obiettivi del PNRR, intersecando così le realtà socioeconomiche e culturali con lo stato dei luoghi e la transizione ecologica, che è innanzitutto umana.

La Città è la promessa di felicità,è un dono che l'Umanità si è fatta da sempre, come rifugio in cui costruire la bellezza immaginata. La rigenerazione dei luoghi non avviene quindi (solo) attraverso il riempire fisicamente i vuoti bensì con la capacità di ristabilire le relazioni umane prima e fisiche poi. Lo Spazio pubblico ha un ruolo preminente in questa trasformazione di gestione urbana, e dovrà diventare nuovamente l'idea stessa di Città, non più il vuoto lasciato dalle costruzioni: qui si rappresentano le persone, le invenzioni e i diritti, le opportunità che emergono dalle differenze e le occasioni per aumentare la conoscenza volta a raggiungere il benessere collettivo: sono gli edifici a circondare l'area pubblica e ne disegnano l'identità, non viceversa. Ripareremo noi stessi avendo cura di tutto ciò che è vivo, con il palpito di Wisława Szymborska quando scrive "ascolta come mi batte forte il tuo cuore".

18 marzo 2021

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