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Per un nuovo mercato del lavoro. Anche i giovani italiani penalizzati per occupazione e prospettive future

Isa Maggi - Stati generali delle Donne

Ma ce la faremo a cambiare modello per la nostra economia e creare le condizioni del lavoro per le donne e per i giovani?

Oltre a mancare l'idea di un Piano Nazionale per l'Occupazione femminile anche per i giovani, i nostri figli, la situazione è sempre più allarmante.

Si segnala per l'Italia una situazione allarmante, ulteriormente aggravata dalla crisi. Infatti, nonostante il leggero miglioramento degli ultimi anni della quota di Neet, che tra il 2013 e il 2019 è scesa dal 26% al 22,2%, l'Italia continua ad essere il fanalino di coda dell'Unione europea, con un dato nettamente peggiore anche della Grecia (17,7%), della Romania (16,8%) e della Bulgaria (16,7%). Nel 2019, i giovani Neet sono circa due milioni (di cui più della metà concentrati nel Mezzogiorno), mentre se si considerano anche gli young adults, cioè coloro che sono nella fascia di età 30- 34 anni, il numero sale a circa 2,9 milioni.

Oltre alla mancanza di un Piano per l'occupazione giovanile, l'indicatore di riferimento individuato per il conseguimento del traguardo - percentuale del Pil destinata alle politiche del lavoro - si specifica che in Italia è inferiore rispetto a quello di altri Paesi europei ,1,7% contro, ad esempio, il 2,9% della Francia.

Cosa fare?Ecco le tre cose fondamentali

1)potenziare lo smart working,ovunque, su tutto il territorio nazionale,

2) attuare efficaci politiche attive del lavoro (finora non hanno funzionato) per accompagnare le persone, donne e uomini, verso una continua riqualificazione e un continuo aggiornamento delle competenze,

3) adottare una politica industriale e di sviluppo economico di lungo periodo in grado di cogliere le opportunità della transizione all'economia circolare, in un mix pubblico e privato.

Da dove partiamo?

Per far ripartire l'Europa dopo la pandemia lo scorso luglio l'UE ha approvato il Next generation EU, noto in Italia come Recovery Fund o "Fondo per la ripresa".

Si tratta di un fondo speciale volto a finanziare la ripresa economica del vecchio continente nel triennio 2021-2023 con titoli di Stato europei, i Recovery bond, che serviranno a sostenere progetti di riforma strutturali previsti dai Piani nazionali di riforme di ogni Paese. Lo stanziamento complessivo è di 750 miliardi di euro, da dividere tra i diversi Stati. L'Italia e la Spagna figurano tra i maggiori beneficiari di questa misura.

Tutti gli Stati Membri dovranno presentare alla Commissione europea i propri Recovery Plan, per ottenere gli aiuti del Recovery Fund entro aprile 2021.

In Italia il Recovery Plan è stato denominato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e si focalizza in particolare sulla Riforma fiscale,sulla digitalizzazione e sulla transizione verde.

Sul tavolo ci sono 209 miliardi di euro finanziati dall'Unione Europea, di cui 127 miliardi sotto forma di prestiti e altri 82 miliardi come sovvenzioni:

Il testo italiano individua sei missioni:

Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo e la Pubblica Amministrazione, l'istruzione, la Sanità e il Fisco;

Rivoluzione verde e transizione ecologica;

Infrastrutture, per la mobilità e le telecomunicazioni, con la realizzazione di una Rete nazionale in fibra ottica, lo sviluppo delle reti 5G e l'Alta Velocità;

Istruzione, formazione, ricerca e cultura;

Equità sociale, di genere e territoriale, con focus sulle politiche attive del lavoro e sul piano per il Sud;

Salute.

Gli obiettivi che l'Italia punta a raggiungere sono di:

ridurre l'impatto sociale ed economico della crisi pandemica;

raddoppiare il tasso medio di crescita dell'economia italiana, dallo 0,8% dell'ultimo decennio all'1,6%, in linea con la media UE;

aumentare gli investimenti pubblici almeno al 3% del PIL;

far crescere la spesa per Ricerca e Sviluppo (R&S) dall'attuale 1.3% al 2,1%, al di sopra della media UE;

portare il tasso di occupazione al 73,2%, in linea con la media UE, contro l'attuale 63%;

innalzare gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale;

ridurre i divari territoriali di reddito, occupazione, dotazione infrastrutturale e livello dei servizi pubblici;

aumentare l'aspettativa di vita in buona salute;

migliorare il tasso di natalità e la crescita demografica;

ridurre l'abbandono scolastico e l'inattività dei giovani;

migliorare la preparazione degli studenti e la quota di diplomati e laureati;

rafforzare la sicurezza e la resilienza del Paese nei confronti di calamità naturali, cambiamenti climatici, crisi epidemiche e rischi geopolitici;

promuovere filiere agroalimentari sostenibili e combattere gli sprechi alimentari;

garantire la sostenibilità e la resilienza della finanza pubblica.

Tutti i Recovery Plan devono rispettare rigidi paletti fissati dalla Commissione Europea per fare in modo che i 750 miliardi del Next generation EU, vengano utilizzati per raggiungere determinati obiettivi per la ripresa.

Gli Stati devono necessariamente destinare una determinata quota di risorse, indicata nelle 44 pagine di linee guida che la Commissione UE ha pubblicato il 17 settembre 2020. Quattro gli obiettivi primari:

la promozione della coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione;

il rafforzamento della resilienza economica e sociale;

la mitigazione dell'impatto sociale ed economico della crisi;

il supporto alla transizione verde e digitale.

I criteri europei prevedono che:

almeno il 37% delle risorse UE deve essere speso per progetti verdi (in Italia almeno 72,5 miliardi di euro);

almeno il 20% venga speso per la transizione digitale (in Italia almeno 39 miliardi).

Oltre ai sopracitati vincoli ogni Paese dovrà necessariamente inserire nel Recovery Plan misure volte ad "affrontare efficacemente" i punti deboli rilevati dal Consiglio nelle sue raccomandazioni specifiche pubblicate ogni anno. Entrando nello specifico dell'Italia, gli obiettivi specifici, ovvero i punti deboli evidenziati dall'UE, riguardano:

la lentezza della giustizia civile;

la bassa partecipazione di donne e giovani al mercato del lavoro;

i risultati scolastici tra i peggiori dell'UE;

l'insufficiente offerta di asili nido.

Ai Paesi Membri, l'UE chiede inoltre di fornire informazioni su quali componenti del loro Recovery Plan contribuiranno alle sette iniziative della strategia annuale per la crescita sostenibile, ovvero ai piani per l'accelerazione:

nell'uso delle energie rinnovabili;

della riqualificazione degli edifici;

della promozione di tecnologie per la mobilità pulita;

della diffusione di banda larga e 5G;

della digitalizzazione della pubblica amministrazione;

dello sviluppo di processori più efficienti;

del raddoppio della percentuale di aziende che usano big data e servizi cloud avanzati;

dell'aumento delle competenze digitali;

della formazione sul lavoro.

La bozza italiana del Recovery Plan recepisce tutte le indicazioni europee. Per quanto riguarda i fondi del Recovery Facility, l'attuale versione del PNRR assegna:

alla transizione green 80 miliardi, pari al 40,8% dei fondi;

al digitale 45 miliardi (23%).

A questi due settori viene quindi di fatto assegnato il 64% delle risorse in arrivo dall'UE.

Per rispettare il vincolo di realizzare i progetti entro il 2026, l'Italia per quanto riguarda le infrastrutture ha scelto di concentrarsi sul rafforzamento e l'estensione di alcune tratte ferroviarie e la realizzazione dell'alta velocità al Sud.

Sulla sanità la Commissione UE non ha fissato paletti troppo vincolanti, lasciando la possibilità ai Paesi di finanziare il settore anche con le risorse del Mes. Per la sanità, il Recovery Plan italiano prevede 19,7 miliardi di euro. Tra le priorità indicate nel PNRR italiano ci sono:

il miglioramento dell'accessibilità;

il rafforzamento dell'assistenza di lungo termine;

il rafforzamento dell'assistenza territoriale con il ricorso alla digitalizzazione, alla telemedicina per l'assistenza domiciliare ai pazienti anziani;

l'ampliamento dell'accesso dei laureati in medicina alle specializzazioni che sono risultate più scoperte durante la pandemia, a partire da anestesia e terapia intensiva.

Maggiore discrezionalità viene lasciata dall'UE riguardo i circa 13 miliardi del React EU, che dovrebbero essere utilizzati dal Governo italiano per il taglio dei contributi per i lavoratori e le lavoratrici del Sud.

Ora con il Governo Draghi occorre rimettere mano al PNRR. L'ultima versione del PNRR, approvata dal Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2021 ha incontrato molte critiche, prima fra tutte la mancanza di obiettivi specifici in ciascun progetto e di un cronoprogramma dettagliato per la loro realizzazione.

Con il Recovery Plan, il Governo punta ad aumentare la crescita del PIL di 3 punti al 2026, a generare un impatto positivo anche su occupazione e su tutti gli indicatori di benessere e di sviluppo sostenibile, grazie agli investimenti attivati direttamente e indirettamente, e alle innovazioni tecnologiche introdotte.

Il Piano individua tre priorità trasversali:

-parità di genere,

-giovani .

-Sud e riequilibrio territoriale,

perseguite attraverso un approccio integrato ed orizzontale in tutte le missioni che compongono il Piano.

L'impianto del PNRR si articola in 6 macro-missioni:

digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (46,1 miliardi);

rivoluzione verde e transizione ecologica (68,9 miliardi);

infrastrutture per una mobilità sostenibile (31,9 miliardi);

istruzione e ricerca (28,4 miliardi);

inclusione e sociale (27,6 miliardi);

salute (19,7 miliardi).

La bozza approvata il 12 gennaio differisce da quella circolata a fine 2020, avendo recepito modifiche come l'ammontare delle risorse destinate alla sanità, portate a 20 miliardi di euro, rispetto ai circa 15 miliardi stabiliti in precedenza.

Attualmente il Pnrr italiano manca:

- di target e obiettivi quantificabili,

- di indicatori di risultato di tipo finanziario e non,

- della chiara definizione delle riforme, che sono necessarie e che devono guidare gli investimenti.

Le risorse e gli investimenti che scaturiranno dal Next generation Eu devono, infatti, andare di pari passo con il Piano nazionale di riforme (Pnr)

- del tema della "biodiversità", considerato centrale a livello europeo.

- della garanzia giovani, nonostante le linee guida Ue ne chiedano esplicitazione

-di un cambio di direzione della programmazione finanziaria nazionale in favore dello sviluppo sostenibile (dei 209 miliardi di euro dobbiamo indirizzare circa 80 miliardi alla transizione ecologica, ma attualmente destiniamo 19 miliardi di euro del bilancio dello Stato nella direzione opposta (in sussidi dannosi all'ambiente).

- della definizione di come debbano essere ripartiti i fondi e, su temi che impattano su materie di competenza statali, regionali e delle città, serve una serio coordinamento di "governance multilivello" per raggiungere i risultati sperati

Rimane cruciale il tema della disoccupazione giovanile.

Infatti relativamente ai Target degli Obiettivi di sviluppo sostenibile in scadenza nel 2020 si ricorda che l'Italia avrebbe dovuto raggiungere per il Goal 8 due traguardi: l'8.6 "Entro il 2020, ridurre sostanzialmente la percentuale di giovani disoccupati che non seguano un corso di studi o che non seguano corsi di formazione" e l'8.b "Entro il 2020, sviluppare e rendere operativa una strategia globale per l'occupazione giovanile e l'attuazione del 'Patto globale dell'Organizzazione internazionale del lavoro'".

22 marzo 2021

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