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NESSUNA È PARI DA SOLA SE NON SONO PARI TUTTE

Margherita Cogo - Comitato Scientifico degli Stati Generali delle Donne

Il ragionamento che intendo sviluppare parte da una considerazione e da una convinzione.
La considerazione consiste nella constatazione che la Comunità è formata da due grandi gruppi sociali, in cui immediatamente ci si può riconoscere: donne e uomini e che oggi esiste una disparità tra i due sessi a svantaggio delle donne.
La convinzione è che quando una donna riesce a praticare una breccia, nella barriera della disparità, a infrangere il soffitto di cristallo, esso non si infrange, una volta per tutte, perché si richiude dopo di lei, come fosse una membrana!
Ed allora, si può affermare che quella donna sia pari agli uomini e che non sarà soggetta ai pregiudizi del retaggio culturale, che pure gravano sull'intera società?
Penso, con convinzione, che se tutte le donne non sono considerate alla pari degli uomini, nessuna possa ritenersi davvero pari!

Anzi quando Una Donna raggiunge traguardi importanti, il suo successo viene strumentalizzato per affermare che la disparità non esiste e che è sufficiente "valere" per ottenere risultati importanti in ogni campo. Basta volere e valere!
E quella Donna non è brava come gli uomini, ma decisamente più brava, perché ha dovuto/potuto superare molte discriminazioni e pregiudizi.

Ma la disparità tra i generi è un fatto ineludibile? Vi sono delle responsabilità attribuibili a qualcuno o a qualcosa.

Potremmo innanzitutto affermare che fino ad oggi la disparità non è stata evitata, eppure non si può affermare che la disparità sia naturale e basata su fattori oggettivi!

Infatti:
Le donne sono intelligenti come gli uomini,
studiano come e più degli uomini,
sono lavoratrici come gli uomini,
sanno assumersi responsabilità come gli uomini,
o meglio, gli uomini sono intelligenti come le donne, ma studiano meno e con minori risultati delle donne, lavorano in media 3 ore al giorno meno delle donne e difficilmente si assumono la responsabilità della vita dei propri cari come è "naturale " fare per una donna.

Potremmo anche affermare che l'organizzazione della Comunità, intesa come Società, sia stata realizzata dalla politica e che la politica sia una prerogativa maschile.

Ed allora una riflessione sulla politica si rende necessaria.
Citando Hannah Arendt "l'Uomo è a-politico. La politica nasce tra gli uomini, dunque decisamente al di fuori dell'Uomo. Perciò non esiste una sostanza propriamente politica. La politica nasce nell'infra, e si afferma come relazione."
Allora la politica è innanzitutto relazione tra diversi, ma fino ad oggi questi "diversi" sono in maggioranza uomini, ma se vogliamo realizzare una società basata sulla parità tra donne e uomini è necessario che la politica sia relazione tra donne e uomini in misura uguale
La politica è una necessità irrinunciabile, laddove esiste una comunità d'individui con la necessità di gestire la "cosa pubblica". Ed esiste fin da quando l'uomo vive in comunità e fin da quando l'uomo ha avuto necessità di produrre decisioni collettive, che riguardassero l'intera comunità.

E come è oggi la reputazione della politica ?
Perché dobbiamo anche chiederci se la politica sia in grado di assolvere al compito che viene attribuito ad essa.
Sempre citando la Arendt : "la diffidenza verso la politica, è antica quanto la tradizione della filosofia politica, "risale ai tempi di Platone e forse addirittura a Parmenide, e scaturisce da esperienze estremamente reali che i filosofi avevano vissuto nella polis, ovvero in quella forma di organizzazione della convivenza umana che ha determinato in maniera talmente esemplare e decisiva l'idea che ancora oggi abbiamo della politica, che persino il termine con cui tutte le lingue europee la definiscono deriva da lì."

"Dunque, si può condividere che compito e fine della politica sia tutelare la vita, nel senso più ampio del termine e nel senso moderno, di assicurare ai molti la vita, il guadagno e un minimo di felicità."(H. Arendt)

Ma fino ad oggi la società realizzata dalla politica o meglio dagli uomini che hanno gestito e che gestiscono il potere, attraverso la politica, intesa come la costituzione, l'organizzazione, l'amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica, è pensata secondo un modello adatto ad un target di popolazione costituita per lo più da: uomini, bianchi, occupati, senza carichi familiari ( perché qualcuno al posto loro se ne occupa), senza disabilità. Poichè esistono, certamente, varie idee di società, ma quella realizzata è quella di chi sta al potere.

La società realizzata, fino ad oggi, non è in grado di rispondere in modo equo e paritario agli interessi dell'intera collettività, perché fino ad oggi non ha difeso gli interessi delle donne.

Ora, a tal riguardo, sento spesso argomentare che si deve superare questo "paradigma" di parlare degli "interessi delle donne", ma che sarebbe meglio e giusto parlare degli "interessi della Società".
Certo tutelare e rispettare i diritti/interessi delle donne significa realizzare una Società migliore, più equa e forse più felice.

Per portare equilibrio tra i due gruppi sociali, è necessario riscrivere il Contratto Sociale
o il Patto Sociale perché ci sia la "garanzia che alla condotta giusta di ciascuno non corrisponda l'ingiustizia degli altri, e nel nostro caso oggi il Contratto sociale non è a garanzia delle donne.

Forse è più adeguato affermare che la parità formale oggi esistente in Italia deve essere declinata anche sostanzialmente.
É Innegabile che la Costituzione ed un'ampia legislazione sia improntata al principio di parità , ma la sua attuazione è per ora non rispondente ai principi giuridici e costituzionali.

In estrema sintesi, l' Istituto Europeo per la Parità di Genere, (EIGE) afferma che è indispensabile l'equa partecipazione di donne e uomini all'attività politica, per avere una democrazia e un buon governo efficaci. Oltre a rafforzare e migliorare il sistema democratico, la partecipazione di un maggior numero di donne al processo decisionale politico presenta molti effetti positivi sulla società, che possono aiutare a migliorare la vita delle donne e degli uomini. Tali benefici includono: società più eque e governance inclusiva, tenori di vita più elevati, uno sviluppo positivo nel campo dell'istruzione, della sanità e delle infrastrutture nonché una diminuzione della corruzione politica.

Ma serve innanzitutto che le donne condividano e concordino sull'idea che esiste una disparità tra donne e uomini ingiusta e non giustificata da alcun elemento oggettivo.

In ultima analisi è necessario che noi donne e uomini apriamo gli occhi sulla realtà di quello che è in effetti la nostra società, dove esiste una disparità (non degna di una società civile) e che prendiamo atto che ben difficilmente chi ha il privilegio vi rinunci a favore di chi è discriminato (fino ad oggi non è mai successo) e allora io dico che non basta che poche donne abbiano raggiunto ruoli di potere, siano ministre o imprenditrici, ma solo un'alleanza tra donne e tra donne e quegli uomini che vogliono davvero cambiare, può consentire a tutte le donne di non essere più discriminate e di godere di pari diritti sostanziali.

31/01/2021

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