• facebook

Home » Attualità » L'opinione » LICENZIAMENTI SERVE CAUTELA
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

LICENZIAMENTI SERVE CAUTELA

di Linda Laura Sabbadini *


Un milione di poveri assoluti in blocco dei licenziamenti? E cosa ne sarà del Recovery Fund? Si recepiranno le richieste che provengono dalla società civile femminile? O per l'ennesima volta si rimanderà futuro che mai arriverà? Andian1o per ordine. Incertezza ancora per imprese e lavoratori. Secondo l'Istat a fine 2020, il32% delle imprese con almeno 3 addetti considerava a rischio le possibilità di sopravvivenza nei primi sei mesi del2021. Un terzo.
Ma attenzione, sempre secondo l'Istat il45% delle impreseconalmeno3 addetti risulta in una condizione di "rischio strutturale". Si tratta soprattutto di imprese di dimensioni molto ridotte, ma che comunque rappresentano circa il 20% dell'occupazione. Tali condizioni di rischio strutturale e fragilità appaiono particolarmente accentuate nelle attività del terziario, in cui sono a rischio quasi la metà delle unità, che rappresentano poco più di un quarto dell'occupazione. Per di più, in nove regioni più del40% degli addetti totali è impiegato in imprese a rischio alto o medio alto: sette di queste sono nel Mezzogiorno. La situazione è delicata. Da un lato non si può prorogare all'infinito il blocco dei licenziamenti, ma dall'altro è assolutamente necessaria una strategia gradua­ le di transizione verso la normalità, che tenga conto dei settori, della dimensione di impresa, e che in qualche modo prefiguri una sorta di "anticipazione sperimenta­ le" di una più profonda riforma degli ammortizzatori sociali.
Recovery. Perché non si esplicitano le cifre a pochi giorni dalla trasmissione ufficiale all'Europa? Non ci vo trasparenza? Ancora non è dato sapere quanto verrà investito in asili nido e nelle altre infrastrutture sociali. Se si continuerà a considerare 3 miliardi 600 milioni per i nidi, come nell'ipotesi del Governo precedente vuol dire che nulla è cambiato e non arriviamo neanche al 33% in tutte le regioni. Eppure il piano Colao richiedeva il 60 %. Almeno 5 miliardi saranno investiti nell'assistenza per anziani e disabili? Le risorse per l'imprenditoria femminile saranno triplicate? Sono stati definiti criteri per la crescita dell'occupazione femminile anche nei set­ tori digitale green ad alta intensità di occupazionale maschile? Decine di associazioni femminili lo chiedono da mesi. In particolare, quelle raccolte in "Donne per la salvezza", ma non solo, chiedono anche di incontrarvi. Ma la risposta è il silenzio. Abbiamo un'occasione storica per recuperare il ritardo accumulato in decenni sull'occupazione femminile e la parità di genere. Non sia­ mo più Europa, su questo. Ursula von der Leyen nella strategia per la parità di genere, varata nel 2020, esprimeva quanto fosse fiera di una Europa in cui 14Paesi stavano in vetta alle classifiche mondiali della parità di genere. Noi siamo penultimi per tasso di occupazione femminile generale e ultimi per le giovani da 25 a 34 anni. Che manovra per la "NextGenerationEU'' è mai quella che non trova le risorse per un balzo nelle infrastrutture sociali che migliorano la qualità della vita dei cittadini, che riducono le diseguaglianze tra bambini, tra anziani, tra disabili, che riducono la povertà con l'introduzione del "secondo" reddito in famiglia? Che Paese siamo senza risorse che alleggeriscano il carico familiare sulle spalle delle donne, rendendole più libere di lavorare, e che creino posti di lavoro in settori penalizzati e a prevalenza femminile? Non perdiamo, per l'ennesima volta, questa opportunità. La bassa occupazione femminile è un freno alla crescita, l'indicatore più evidente di una crescita fragile e anche ingiusta.


*Direttora centrale Istat
Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat-

La Stampa, 22-04-2021

Chiedi informazioni Stampa la pagina