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Sierra Leone: la signora del calcio

di Marco Trovato

Isha Johanses guida il mondo del pallone in Sierra Leone. Tra molte difficoltà e accuse velenose. Imprenditrice di successo, un modello per tutta l'Africa, è stata la prima donna editrice del suo Paese. Ha avviato svariati programmi e attività con finalità sociali. Ma quando è salita ai vertici del calcio ha cominciato a subire attacchi di ogni tipo

Il calcio in Sierra Leone è una passione tormentata. Per oltre dieci anni (1991-2002) il campionato professionistico è stato cancellato per guerra civile. La stagione 2013-14 fu sospesa e la successiva annullata per l'epidemia di ebola. La scorso anno, tutte le partite sono state soppresse per limitare il rischio dei contagi da coronavirus. Le ricorrenti interruzioni hanno fatto fuggire dal Paese campioni (Mohamed Kallon, eroe nazionale, arrivò a indossare la maglia dell'Inter), spettatori e sponsor, cosicché molti club hanno dovuto dichiarare fallimento.
Ma forse la notizia che ha più scosso gli appassionati del pallone è la vicenda giudiziaria che ha travolto Isha Johanses, la signora del calcio sierraleonese. "Ha la coscienza torbida come l'acqua dei nostri fiumi", dicono di lei i suoi nemici. "È una professionista specchiata e trasparente", rispondono i suoi difensori. "Deve finire in carcere perché è disonesta e corrotta", ringhiano i primi. "La sua unica colpa è quella di essere una donna dalle qualità straordinarie che ha messo in ombra gli uomini sul terreno di gioco a loro più caro", ribattono i secondi.

Primato africano
Isha Tejan-Cole Johanses, 56 anni, è diventata nel 2013 presidente dell'associazione calcistica della Sierra Leone: una delle poche donne al mondo a dirigere un'associazione calcistica nazionale, assieme a Lydia Nsekera, ex presidente della Fédération de Football du Burundi, e Izetta Sombo Wesley, già a capo della Liberia Football Association. In uno sport dominato dagli uomini a livello globale, curiosamente l'Africa vanta il primato dei vertici rosa. La senegalese Fatma Samba Diouf Samoura è l'attuale segretaria generale femminile della Fifa (Forbes l'ha classificata al numero 1 nella lista delle donne di sport più potenti al mondo).
Tutte queste donne vantano curriculum prestigiosi e notevoli capacità dirigenziali. Ma hanno dovuto ingaggiare dure lotte per conquistare e difendere un posto di potere nel mondo del calcio. Tutte hanno affrontato complotti, campagne stampa denigratorie, battute velenose, attacchi violenti, colpi bassi. Con tenacia e intelligenza hanno avuto la meglio sui pregiudizi maschilisti. Ma Isha Johanses ha dovuto affrontare anche un processo penale. Ad accusarla di appropriazione indebita è stata la Commissione anticorruzione istituita dal governo di Freetown, secondo cui la donna avrebbe sottratto dai conti della federazione calcistica cinquemila dollari, poi usati per rimborsare un prestito al marito, console norvegese in Sierra Leone. Un terremoto sportivo, mediatico, politico. Nell'occhio del ciclone sono finiti anche il vicepresidente Brima Kamara e il segretario Cristopher Kamara.

Oscura vicenda
Tutti gli accusati sono stati incarcerati per una notte e rilasciati su cauzione. Poi hanno affrontato il primo grado di giudizio. La Fifa ha preso le difese di Isha Johanses e degli altri imputati dichiarando "l'inesistenza di" e non ha nascosto irritazione per le ingerenze governative nell'organo autonomo del calcio. Alcuni giornali sierraleonesi hanno fatto intendere che dietro l'attività giudiziaria si possa celare una regia occulta legata ad ambienti governativi con l'intento di far decadere dal suo ruolo la massima dirigente del calcio.
Il tribunale ha poi prosciolto Isha Johanses, che è rimasta in carica ai vertici del calcio. La vicenda ha diviso l'opinione pubblica. Isha Tejan-Cole Johanses si è fatta conoscere in tutta l'Africa per le sue doti imprenditoriali e l'impegno civile. Formatasi in Inghilterra, nel 1993 è diventata la prima donna editrice nella storia del Paese (pubblicando le riviste Rapture e Ovation). Nel 2004 ha fondato il Football Club Johansen con l'obiettivo di far tornare sui campi di gioco dei ragazzi rimasti traumatizzati dalla guerra civile. Nel 2006 ha fondato il Pink Charity Fund per combattere il cancro al seno. Nel 2008 ha promosso l'imprenditorialità femminile istituendo il premio Women of Excellence. Poi ha deciso di scalare il mondo del pallone. E lì sono cominciati i guai.

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