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NOI RETE DONNE SU AFGHANISTAN

Comunicato Stampa

I drammatici sviluppi della crisi afghana parlano alla coscienza della comunità internazionale e della società civile globale, poste di fronte ad una responsabilità storica.

Sarà ineludibile un dibattito sulle colpe e sul fallimento dell'Occidente rispetto a questa tragedia e non si potranno fare sconti a chi ha deciso di abbandonare improvvisamente un Paese fragile e ferito come l'Afghanistan, dopo vent'anni di presenza militare straniera e di sforzi per la costruzione di un contesto basato sullo Stato di diritto e sui diritti e sulle libertà fondamentali.
In passato il potere talebano ha costruito la identità ed immagine brutale e retrograda sulla sopraffazione, prevaricazione, annullamento delle Donne, alle quali è stata negata l'individualità attraverso l'imposizione di un simbolo, il burqa, e l'azzeramento di ogni diritto, a partire da quello all'istruzione.

Destano gravissima preoccupazione le notizie di aggressioni e crimini ai danni delle Donne, la ricerca "casa per casa" in particolare di coloro che hanno collaborato con il contingente occidentale, il rapimento di donne nubili da destinare al matrimonio forzato con combattenti, un particolare accanimento nei confronti delle donne giornaliste. Preoccupa in particolare il destino delle donne che si sono impegnate in organizzazioni della società civile e che si sono impegnate sui temi della parità di genere, con il sostegno della cooperazione italiana.

Per questo motivo, la tutela dei diritti e delle libertà delle Donne e delle Bambine e dei Bambini afghani e, in particolare, la garanzia del mantenimento della educazione delle bambine e ragazze, devono rappresentare una precondizione per l'avvio di ogni negoziato con il nuovo regime talebano, appena insediatosi a Kabul. In queste ore di riunioni straordinarie a livello di Unione europea, Nazioni Unite e Nato, occorre che la salvaguardia delle Donne rappresenti il primo punto in agenda, insieme alla gestione delle operazioni di evacuazione del personale straniero, con particolare attenzione a collaboratori di tutto il sistema della cooperazione italiana, governativa e non governativa, e di tutti gli afghani e le afghane che desiderino lasciare il Paese.

Un regime talebano interessato alla legittimazione internazionale dovrà dare fin dalle prime ore segnali inequivocabili che le Donne afghane potranno continuare a lavorare, che le scuole femminili non saranno chiuse, che non si procederà a matrimoni forzati tra donne nubili, minorenni, ed esponenti del potere talebano.

Da parte dell'Unione europea e del Governo italiano occorre una chiara manifestazione sulla disponibilità ad accogliere i profughi e a bloccare i rimpatri verso un Paese del tutto insicuro come è l'Afghanistan, senza cedimenti a ricatti da parte di chi utilizza le vittime di simili tragedie come fattore di pressione politica o merce di scambio.

È essenziale che cessino le violenze e che in Afghanistan possa essere al più presto avviato un processo politico inclusivo, aperto a tutte le componenti della società afghana a partire dalle Donne.

Noi Rete Donne, Martedi, 17/08/2021

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