• facebook

Home » Chi siamo » Direttore editoriale » Editoriali » Oggi » Il mondo del lavoro per i giovani, le donne e gli ultracinquantenni
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

Il mondo del lavoro per i giovani, le donne e gli ultracinquantenni

Si è svolto a Roma un convegno a cura dell' ISFOL (Istituto per lo Sviluppo e la Formazione Professionale) per presentare l'Indagine campionaria nazionale su " Il mondo del lavoro per i giovani, le donne e gli ultracinquantenni".

In particolare le questioni trattate nell'Indagine sono: per i giovani, la mancanza di esperienza come primo problema nella ricerca di lavoro per un ragazzo su due; per le donne, la maternità senza contratto per una occupata su dieci e i redditi inferiori agli uomini che le superano del 23% nel lavoro dipendente, del 40% per il lavoro autonomi e del 24% per le collaborazioni; infine gli over 50 hanno maggiori disagi dall'ambiente di lavoro.

Questi, alcuni dei dati contenuti nella Indagine Plus (Partecipation Labour Unemployement Survey), il nuovo strumento di analisi del mercato del lavoro predisposto appositamente dall'ISFOL e il Ministero del lavoro. Si tratta di una nuova fonte di dati che fa riferimento ad un campione di oltre 40mila interviste e che fotografa le realtà lavorative dei diversi segmenti occupazionali collegandoli alla realtà personale e familiare. Di fatto, l'indagine disegna la reale fisionomia del mercato del lavoro così come viene percepita dai diretti interessati.

In relazione alla partecipazione lavorativa femminile e la maternità è dimostrato che la partecipazione lavorativa delle donne prima e dopo la nascita di un figlio è superiore al 60%, come media nazionale, mentre dopo scende a poco più del 50%, dimostrando pertanto che la nascita di un figlio, al netto delle donne che hanno trovato lavoro successivamente, ha tolto più di una donna su 10 dal mondo del lavoro.

Le cause della ridotta partecipazione femminile al mercato del lavoro non è conseguente solo alla maternità ma alla più ampia problematica della cura familiare; nello specifico quello dei figli resta una questione cruciale. Il 40% delle donne infatti non lavora per prendersi cura dei figli, il 30% delle donne si dichiara scoraggiata per l'assenza di opportunità lavorative.

La non occupazione, oltre le cause fornite da fattori indotti dall'esterno, è comunque soprattutto indotta dalla mancanza di strumenti di conciliazione quali impieghi part- time o servizi di child care senza trascurare infine la necessità di una maggiore condivisione di ruoli.

Dalle analisi costi/benefici analizzati per comprendere i comportamenti degli individui si nota che il 43% delle donne ha rifiutato un' offerta di lavoro perché la retribuzione proposta era inferiore alle sue richieste, ovvero la differenza tra costi (mobilità, cura della famiglia e costo opportunità) e benefici (realizzazione lavorativa, reddito da lavoro) era tale da non far accettare l'opportunità occupazionale. La disponibilità da parte del novero delle donne non occupate è legata alla possibilità di avere occupazioni con orario ridotto (4 donne su % hanno indicato questa preferenza), orari flessibili (7 donne su 10), accesso, orario e costi dei servizi di chil care (1 donna su 2) ed infine una maggiore offerta di servizi per anziani o disabili (il 50% delle donne inattive).

Emerge dunque che l'offerta di lavoro è condizionata e limitata da attività importanti di assistenza e cura per la famiglia che ricadono inevitabilmente sulla componente femminile. Infine un altro elemento a sfavore dell'occupazione femminile sono le differenti retribuzioni di genere: gli uomini percepiscono redditi mediamente superiori rispetto a quello delle donne in tutte le forme contrattuali: del 23% per il lavoro dipendente, del 40% per il lavoro autonomo e del 24% per le collaborazioni. Tutto ciò pur avendo in media un titolo di studio più elevato (il 33% di laureate contro un 21% di laureati), ricoprono professioni prestigiose in media meno degli uomini (3,6% contro il 12%) e una maggiore percentuale di donne rispetto agli uomini svolge professioni senza qualifica (11% contro 6,8%).

Per approfondimenti è possibile reperire il volume dell'indagine presso l'Area "Ricerche sui sistemi del lavoro" dell'Isfol o presso la Direzione Generale "Mercato del lavoro" del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

Dols, ottobre 2006

Chiedi informazioni Stampa la pagina