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Le donne e le contraddizioni di questo secolo

Non si può certo dire che questo secolo non sia iniziato portando dietro si sé molte delle contraddizioni di quello passato, e probabilmente altre ne porterà.
Nessuno ha la statura per ergersi a giudice di qualche cosa che è così grande da passare quasi inavvertitamente sopra le nostre teste, forse coinvolgendoci, forse sconvolgendoci. È la storia che ci immerge e sommerge, alla quale partecipiamo e della quale testimoniamo.
Ecco, forse è proprio questo maledetto protagonismo delle donne, a volte silenzioso, a volte supplente a volte visibile e rumoroso, che ci fa soffermare ancora una volta sulle contraddizioni che si accaniscono su di esse e le rendono maledettamente attrici.

Nei giornali di oggi, 22 ottobre 2006, ci sono almeno tre donne, ognuna per aspetti diversi che colpiscono per il loro protagonismo.

Una di esse, purtroppo, è senza nome; perché nessuno la conosce tranne chi l'ha condannata a morte tramite il barbaro rito della lapidazione.
Aveva 22 anni questa sconosciuta della nostra specie; aveva commesso adulterio, hanno detto i suoi accusatori, ma ci permettiamo anche di nutrire dei dubbi su questa accusa che speso risolve problemi familiari di altra natura; non aveva diritti questa ragazza, diritto alla vita, alla libera scelta, ai diritti civili. E' stata interrata fino al busto e poi lapidata con i sassi come una bestia, un' immondizia sul cui corpo fare scempio, con la complicità di una popolazione, di una 'classe dirigente' che mantiene in vita queste leggi, dell'incapacità di governi più evoluti ad intervenire.
Una volta la forza solidale delle donne, riuscirono a strappare a questa orrenda morte Safya, una donna nigeriana, e non fu facile: una volta! Contro le molte che umiliano ed uccidono altre.

Condoleeza Rice, in visita in Russia, invece, ha fatto quello che molte/i di noi avrebbe voluto fare se solo fosse stato possibile: è andata ad abbracciare il figlio di Anna Poitkovskaja, la giornalista russa uccisa recentemente, prima di incontrare il presidente Putin; un gesto interpretato come una presa di posizione contro la repressione che il governo di Mosca riserva all'informazione indipendente.
Certamente un gesto che è prima di tutto politico ma anche umano (forse femminile?) che non si può che apprezzare.

Infine, protagonista meno bersagliata, per così dire, Vittoria Torsello, madre del fotografo rapito a Kabul e in ostaggio politico. Le parole che questa donna usa per riavere il figlio sono un insieme di dolore, di speranza, di incredulità, di richiesta di aiuto e di rispetto per una vita umana che le è cara. Un appello, quello di una madre, che a volte pare inutile, drammatico, forse patetico in un miscuglio di fatti, di verità contraddette, di faccende che esulano dalle storie umane di cui sono intrise queste vicende.

Solo alcune delle protagoniste; interpreti e testimoni delle altrui oltre che delle proprie contraddizioni; vittime ancora e troppo spesso delle contraddizioni di un secolo breve e di un altro, in corso, ancora tanto lungo da passare.

Dols, ottobre 2006

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