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Critica distruttiva o critica costruttiva?

di Maria Giovanna Farina

Fare il critico è un lavoro difficile, richiede equilibrio nel dare il proprio parere, ci si deve sentire spinti da un autentico desiderio di promuovere la cultura e non mossi dall'ambizione di stroncare chi non è simpatico o non rispecchia i gusti personali. Il nostro critico sincero ci osserva e ci valuta spinto dal desiderio di aiutarci a migliorare. Il critico sincero ci vuole bene, proprio così. Qui siamo nel regno dell'amore dove a volte sembra impossibile navigare a vele spiegate, specialmente se la vita ci ha dato tante batoste.

"Troverò qualcuno che mi vuole bene davvero?" Siamo spinti a chiederci, mossi dalle delusioni cocenti subite e infilate una dopo l'altra. Sì, non ci sono dubbi, a patto però di non fissarci sull'unica ricerca che è puntare tutto su un amore di coppia, l'amore, fortunatamente, va oltre e si manifesta in differenti sfaccettature; è auspicabile, pertanto, cercare un'intesa affettiva con un amico, con un collega, con un collaboratore che sappia darci un parere onesto in grado di aiutarci a comprendere errori di comportamento, di strategia, di atteggiamento.
Il critico sincero è una persona preziosa capace di farci notare i nostri limiti, in grado di mettere in luce le nostre lacune come una maestra amorevole fa nei confronti dei suoi scolari.
Negli ultimi anni il termine educare è passato di moda, così mi ha detto un pedagogista di lunga esperienza, senza rendersi conto che educare non è una moda, forse risente della moda e quindi dei mutamenti sociali, ma archiviare il termine come desueto vuol dire rinunciare alla critica costruttiva che è alla base della crescita di una persona e dei suoi progetti.

Cosa fa dunque un insegnante, un genitore, un filosofo se smette di educare? Non solo rinuncia a tirar fuori il meglio dai discepoli, ma evitando di correggere i loro punti deboli, rinuncia a fare quel prezioso lavoro che rende forti e sicuri di sé. Smettere di educare significa rinunciare alla critica costruttiva che è terapeutica nel senso di arte della cura della persona: le critiche sono strumenti di cura delle relazioni per renderle più equilibrate e proficue.
È troppo importate riconoscere il critico sincero e allo stesso tempo dobbiamo imparare ad allontanare definitivamente da noi chi si diverte a giudicarci per il solo gusto di sminuire il nostro operato. Il cosiddetto criticone, non è mai un amico perché è colui che ha sempre da ridire su tutto ciò che facciamo, lo si riconosce dal suo inappagato bisogno di denigrarci.

Per fare un esempio molto banale mi rifaccio a ciò che accade sui social network, ci sono persone che non ti mettono mai un like e neppure si sognano di commentare il tuo post tranne quando ti scappa un refuso e allora si scatenano per farti notare l'errore ortografico. Sono i critici di cui possiamo fare a meno, non ci amano, sarebbe troppo, non ci sono amici, sarebbe un sogno, non vogliono aiutarci altrimenti ci manderebbero le correzioni in privato.

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