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NOI DONNE E IL PAESE MASCHILISTA

di Linda Laura Sabbadini*



Diciamo da anni che bisogna credere alle donne quando denunciano la violenza da parte del partner, di un ex o fidanzato. I dati ci hanno dato ragione. Quasi 1'80% delle donne vittime di femminicidio avevano dichiarato di aver paura per la loro vita nella denuncia che avevano fatto.
Così è stato. Abbiamo sempre sostenuto che gli uomini che uccidono le donne non sono malati di mente, a fronte di riferimenti inappropriati sui media. I dati sui femminicidi ci dicono che, seppure gli avvocati provano ad ottenere una infermità totale o parziale che parziale di mente, solo una minoranza ci riesce.
La violenza è strutturale, espressione del desiderio di dominio e possesso dell'uomo sulla donna. E' inchiodata,non si muove. La violenza è trasversale,tocca tutti. Confermato, anche questo. In questi giorni mi sono trovata a parlare spesso dei dati sulla violenza contro le donne. Come molte. E mi sono chiesta più volte perché le battaglie che tante portano avanti, giorno dopo giorno, non danno i frutti sperati.
Passano gli anni e quei dati feroci restano inchiodati.
E' impressionante, perché quei dati rivelano tanto,tanto dolore. Una sofferenza che si perpetua, anche tra le generazioni. Il padre violento davanti ai bambini rende più probabile per í suoi figli un futuro di atti violenti sulle proprie compagne, e per le figlie un ruolo di vittime di violenza. Ma perché non andiamo avanti?
Perché siamo un paese maschilista. Profondamente maschilista. Sono sempre più convinta che abbiamo bisogno di sviluppare una cultura di vera libertà, che passa necessariamente per una cultura del rispetto e del riconoscimento della persona. Ma i dati ci mostrano purtroppo che siamo profondamente intrisi di cultura patriarcale.
Lo ha detto la Corte Costituzionale nel 2006, quando sottolineò che l'assegnazione automatica del cognome maschile ai figli era un retaggio del sistema patriarcale, che sappiamo basarsi su una cultura maschilista.
Il maschilismo annulla il rispetto della persona e considera le donne come oggetti da possedere e sottomettere.
Riduce il loro corpo a merce. Agisce sistematicamente,estromettendole dai luoghi decisionali.
Il maschilismo è un potere semiotico,subliminale, raffinato, che informa e forma le menti anche di chi, quando vede venir meno il proprio ruolo di dominio, uccide e, a volte, è anche poi disposto a morire per affermarlo. Ma nonostante la fatica e la frustrazione, talvolta la disperazione,non smetteremo mai di studiare, discutere, convincere,lavorare, lottare, perché le cose cambino.
Siamo utopiste? Io credo di no. Perché ci sono molti uomini che ormai capiscono e si schierano dalla nostra parte. Anche solo pensando al destino e al futuro delle loro figlie.
Non soltanto a noi, ma a sempre più uomini, fa male vedere in molte pubblicità il corpo delle donne usato per far vendere prodotti. Fa male leggere sui libri di testo delle primarie parole e immagini distorte
sulla vita di bambini e bambine: bambine dolci e remissive, bambini sicuri e audaci. Fa male vedere,in sfregio al 25 novembre, sulla prima pagina del Fatto quotidiano una vignetta sulla Leopolda che, per attaccare Matteo Renzi, fa riferimento alla "passera" e tratteggia una figura femminile deturpata e grottesca- solo perché la Leopolda finisce per
A? Ritengo necessaria una riflessione profonda da parte maschile. Gli uomini non possono fornire sponde. Quella contro la violenza e gli stereotipi di genere che la sorreggono è una battaglia dura. E non basta solo l'impegno delle donne. Ci vogliono anche gli uomini. Battetevi anche voi, una volta per tutte, contro la cultura maschilista. Sarete molto
più felici.

* Direttora Centrale dell'Istat. Le opinioni qui
espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e
non impegnano l'istat

La Stampa, 26/11/2021

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