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È l'ora di una donna al Colle

di Linda L.Sabbadini*

Non siamo un Paese normale. Perché non è ancora naturale che una donna arrivi ai vertici delle istituzioni.
Ora ci vuole un atto di coraggio e di rigenerazione della nostra democrazia. Una donna al
Quirinale, come richiesto nell'appello delle donne del mondo della cultura.

La retorica sulle donne e sulla parità abbonda nei discorsi politici. Le donne sono le più brave, le meno corrotte, sono tanto innovative. E chi più ne ha, più ne metta. Se ne dicono tante di belle cose. Ma poi? Dalle parole sí passa ai fatti? No.
Una grande barriera si erge trasversale ed arcigna quando si tratta del Potere. Un muro, frutto di un non detto subliminale.
Le dorme sono brave per tutto, basta che non insidino il potere.
O che non emergano troppo. E se poi sgomitano unpo', o soprattutto si rivelano troppo autonome e libere, c'è sempre la strada della retrocessione a causa del "caratteraccio", della
denigrazione dell'aspetto fisico (le pance maschili non sono mai citate), del come si vestono, o peggio, degli attacchi d'odio per tentare di fermarle. Quante volte abbiamo sentito dire "la
prima donna Ministra" e poi passavano anni; "la prima donna nella Corte Costituzionale"e poi tanti altri anni; "la prima rettrice".
Le prime donne devono diventare la regola non una
permanente eccezione. Perché di donne meritevoli, in tutti i campi ne è pieno il mondo, ne è pieno il nostro Paese. Quando
gli alti vertici delle istituzioni si tingeranno di rosa, si riempiranno di carica innovativa e creativa delle donne, così come di uomini, allora sì, tutti i cittadini che ci tengono alla
democrazia potranno esserne felici. Perché democrazia è anche alternanza, è ricchezza della differenza o non è.
Parliamoci chiaro, questo è un vero vulnus per la nostra democrazia, oggi più che altro malata di "maschiocrazia", perché si basa sul monopolio maschile del potere, che non viene combattuto dai partiti quanto sarebbe necessario. In economia il monopolio è combattuto, esiste anche un'authority che serie occupa. In politica non si agisce abbastanza. Non a caso Lella Golfo propose tanti anni fa una autorità sulle discriminazioni contro le donne. E anche Emma Bonino serie occupò. Ma nulla.
Ci vuole un atto di rottura col passato. Un vero e proprio atto di coraggio. Capisco le donne che dicono "ma chi celo fa fare".
Capisco anche chi afferma che è meglio non puntarci in una situazione difficile come questa.
Ma non sono d'accordo.

E vero che chiamano le donne solo quando si tratta di togliere le castagne dal fuoco. Ha fatto bene NataliaAspesi a sottolinearlo così efficacemente ieri dalle pagine di questo giornale. Ma è
pur vero che la Merkel si è affermata proprio nel momento della massima crisi del suo partito e non solo ha mantenuto per anni il ruolo di cancelliera ma ha conti ibuito alla costruzione
della leadership europea con Ursula von der Leyen con un approccio più solidale. Sì, è vero non sarebbe un compito facile per una donna. Tutte le sue azioni sarebbero passate al
setaccio. Molto di più. Ma questo non può fermarci. Dobbiamo unirci per ottenerlo. Il domani delle donne ai massimi livelli non è rimandabile. Osi rompe ora l'incantesimo malefico, e si
sceglie una donna, pronta sua voltaa scegliere donne, o continuerà questa pantomima all'infinito. Abbiamo bisogno di dare una spallata alla "maschiocrazia", adesso.
I partiti devono decidere da che parte stare.
E ora che una donna rompa questo tetto di cristallo, una donna che esprima la forza delle donne, che si attivi e spinga per superare la disuguaglianza di genere e tutte le disuguaglianze, che sappia trovare la leva che solleverà l'Italia. Donna oggi al Quirinale significa porsi sulla strada di un Paese normale, significa agire per la rigenerazione della nostra democrazia in chiave antimonopolistica. Un balzo in avanti nella modernità,
un balzo in avanti per tutti, non solo perle donne.


*Linda Laura Sabbadini è direttora centraleIstat. Le opinioni
qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non
impegnano lstat

la Repubblica, 03/01/2021

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