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Europa: buon lavoro Presidente!

di Marta Ajò


Chissà che l'elezione di Roberta Metsola a Presidente del Parlamento Europeo, la più giovane della storia europea, 17esima presidente dal 1979, terza donna a ricoprire questa carica dopo Simone Veil e Nicole Fontaine, eletta con la stragrande maggioranza dei voti non folgori sulla via di Damasco i nostri politici e si convertano alla possibilità che una donna, giovane (43 anni), carina, madre, non "famosa", possa rivestire uno dei massimi ruoli a livello politico senza essere stata tirata in ballo all'ultimo momento come il peggiore dei mali.

Di lei si legge che appartiene alla generazione Erasmus, proviene da un piccolo Paese come San Giuliano, Malta, è sposata con un finlandese, ha 4 figli ed è stata candidata dal Ppe per dare nuovo slancio al gruppo, dopo la sconfitta della Cdu tedesca alle elezioni in Germania.

Una donna che si è dunque conquistata uno spazio di merito nell'impegno che ha svolto fin da giovane nel partito di riferimento, il Partito Nazionalista e che si è formata nel lavoro di parlamentare subentrando ad un europarlamentare dimessosi. E' stata poi eletta nel 2014 e rieletta nel 2019 sempre con grandi consensi. Nel 2020 ha svolto l'incarico di vice Presidente vicaria dello scomparso Presidente Davide Sassoli che ha voluto ricordare "Raccoglierò l'eredità di Sassoli, combattente per l'Europa" .

Nel presentare la sua discesa in campo ha affermato di "volere che la gente creda nell'Europa. Per riconquistare quel senso di speranza ed entusiasmo nel nostro progetto. Per difendere quei valori che ci uniscono come europei".
Altresì, tra i vari punti del suo prossimo impegno uno dei principali è rappresentato dalla lotta dai cambiamenti climatici: "Il green deal è l'occasione per l'Europa per reinventarsi. La lotta al cambiamento climatico è un destino comune, non è possibile separare ambiente ed economia. Il Fondo per ripresa e resilienza sarà l'occasione per finanziare la transizione".
La necessità di combattere l'anti-europeismo e la disinformazione "Dobbiamo controbattere la narrativa anti-europeista che si diffonde così rapidamente. La disinformazione che si è diffusa durante la pandemia ha alimentato il nazionalismo, l'autoritarismo, il protezionismo".

Una e particolare attenzione, si spera non formale, ha voluto dedicarla alle donne sottolineando che "I diritti delle donne non sono ancora sufficientemente garantiti, la lotta per un'eguaglianza reale deve andare oltre le apparenze e impregnare tutto quello che facciamo, e io sarei orgogliosa di essere il presidente che conduce questa battaglia e onorare l'eredità di tutti coloro che hanno ricoperto questa funzione in passato" e che bisogna difendere "i diritti civili, i diritti delle donne, non importa da dove vieni o chi ami".
Affrontando anche il tema dell'aborto sul quale, come parlamentare, aveva mantenuto l'autonomia assunta dal suo Paese, ha assicurato che come Presidente le linee in materia "saranno quelle del Parlamento europeo che ora rappresento. Le promuoverò all'interno e all'esterno di questa Camera".

Facciamo nostra la sua dichiarazione:
"La lotta per la vera uguaglianza deve andare oltre la superficie, deve permeare tutto quello che facciamo".

Ma basterà avere una donna alla Presidenza Europea per adeguare i comportamenti di tutti gli Stati membri?

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