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Città a misura (anche) di donna

di Cleo Li Calzi

Le città non sono neutre, anzi. Il disegno di una città è infatti il risultato dello <sguardo> sulla città. E' il derivato di come la città viene guardata ed 'interpretata'. E' quindi una questione di prospettiva.

Se alla base di una visione di città non c'è spazio alla dimensione di genere, la prospettiva è falsata e la città risponderà alle esigenze di solo una parte della sua comunità.

Anche l'urbanistica allora ha bisogno di democrazia paritaria.

La costruzione di una visione della città che non sia plasmata da uno sguardo plurimo darà vita a spazi che sono funzionali solo ad una parte e non tengono invece in considerazione – se non negli stereotipi – dei bisogni e delle necessità dell'altra parte.

L'esclusione della visione al femminile della città nella pianificazione degli spazi urbani riflette quell'idea decisamente superata che ancora disegna la donna dedita prioritariamente ai mestieri di cura e gravata dagli oneri di conciliare vita e lavoro, ed assegna invece la funzione di programmazione degli spazi urbani dedicati al lavoro ad un uso funzionale tipico della dimensione maschile.

Ma l'uso delle città non è cosi dicotomico. E la sua riprogrammazione deve tenere conto delle dinamiche sociali.

Gli studi rivelano ad esempio che gli spostamenti in città delle donne lavoratrici sono molto meno lineari di quelle degli uomini, perché prevedono più tappe intermedie.

Divise tra lavoro, cura e famiglia, ma anche azioniste di maggioranza del consumo quotidiano (valga per tutti la spesa, tappa intermedia nei tragitti urbani di ogni donna, oppure gli asili e le scuole primarie o ancora i luoghi del doposcuola), le donne hanno percorsi di mobilità differenti dagli uomini. Gli studi hanno anche sovrapposto le mappature di spostamento google ante, durante e dopo lockdown facendo emergere una differenza sostanziale ai percorsi urbani funzionali a marcare la differenza di genere nel cosiddetto 'uso quotidiano' della città.

E sono sempre le donne, penalizzate da un gap retributivo sostanziale, costrette ad un utilizzo più intenso del mezzo pubblico rispetto al mezzo privato, soprattutto nei nuclei familiari a basso reddito e spesso costretti dalla residenza in zone periferiche ad un maggiore pendolarismo casa-lavoro.

E se guardiamo alla vivibilità delle città, vi è una correlazione tra progettazione degli spazi urbani notturni (contaminati da quella che con una parola che non rende la complessità degli stessi e la multiforme prospettiva – di genere, generazionale, di ceto, di senso civico – chiamiamo ' movida' ) e sicurezza della città.

Tutti esempi che devono essere considerati nel ridisegno della città e nella sua evoluzione per seguire non solo un ideale di città, ma una città che risponda ai bisogni ed alle prospettive di crescita sociale ed economica della sua comunità.

Ridisegnare le città in una prospettiva di genere significa "concepire lo spazio urbano in modo flessibile, con la capacità di rispondere ai bisogni, ai desideri e alle rappresentazioni socio-spaziali della diversità dei soggetti, incorporando i diversi modi di vivere e di rendere effettivo il diritto alla città".

La risposta ad una città maggiormente inclusiva e paritaria si chiama urbanistica di genere. Significa includere la prospettiva femminile all'interno della progettazione, non tanto per costruire città solo a misura di donna, ma città inclusive per tutti e tutte.

Questi temi sono già realtà in alcune città, come Vienna e Barcellona, dove sono – e non a caso – più alti gli indicatori di qualità della vita ed affermati i sistemi di democrazia paritaria.

A Barcellona, metropoli europea con una popolazione di circa 1,6 milioni di persone e una densità di 16mila persone per chilometro quadrato, la quarta più alta di tutta Europa, è guidata dal 2015 da un Sindaco Donna – Ada Colao – che nel 2019 ha insediato l'ufficio per l'urbanistica di genere incaricato di ridisegnare la città in ottica inclusiva.

O Parigi, altra metropoli europea, dova la sindaca Anne Hidalgo ha lanciato per prima la città a 15 minuti che rilegge la città su chiave paritaria.

E non serve per forza una Sindaca per farlo ma serve certamente una visione di genere alla città, che passi da una piena consapevolezza che la democrazia paritaria è un diritto per tutti e tutte. Ed è il modo di essere comunità.

fonte: https://cleolicalzi.it/2022/03/15/citta-a-misura-anche-di-donna/

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