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Andare oltre il proprio Io

di Maria Giovanna Farina

Tutto ebbe inizio dal mito, la cultura e la ri-cerca interiore ci è stata tramandata dal racconto orale e metaforico; nel caso del narcisismo ci possiamo rifare al celebre mito di Narciso ancora prima che ne parlasse Ovidio. Il bellissimo giovane descritto come un crudele essere che faceva innamorare di sé ma che disdegnava ogni persona che lo amava, fu raggiunto da una punizione divina: si innamorò della propria immagine riflessa in uno specchio d'acqua e morì cadendo nel lago in cui si rifletteva. Come è noto il narcisismo vien considerato anche un indicatore dell'omosessualità, un amore totale per la propria immagine rimanderebbe ad un interesse sessuale omoerotico, ma ciò non è del tutto vero altrimenti non si spiegherebbe lo stuolo di narcisisti eterosessuali che invade la nostra società.

Dobbiamo prima di tutto non confondere il narcisismo di origine patologica (disturbo narcisistico della personalità) dal narcisismo primario e secondario studiato a partire da Freud e dalla psicoanalisi. Il narcisismo primario è l'espressione del rapporto madre bambino nella primissima infanzia quando i due vivono in uno stato fusionale e dove il piccolo considera quel rapporto l'unico possibile e la relazione con altri non esiste ancora. Il narcisismo secondario nasce dal fallimento del primo e si manifesta come convincimento interiore di bastare a se stessi. Il discorso psicoanalitico sul narcisismo è complesso, ciò che mi interessa sottolineare è in questa sede la mancanza di dialogo.

Il narcisista di cui facciamo comunemente esperienza potrebbe avere tratti patologici, ma spesso è soltanto un egocentrico che vuole schiacciare gli altri per essere l'unico ad essere osannato ed applaudito. Non è cosa semplice per i non esperti riconoscere le differenze, ma non dobbiamo preoccuparci perché ciò che a noi interessa è riconoscere l'incapacità di dialogare. Il narcisista, o pseudo narcisista, ascolta solo se stesso e i nostri discorsi gli sono utili nel caso in cui possono rendere più luminosa e abbagliante la sua immagine. Il narcisista non sa entrare in un rapporto di sim-patia intesa come forma di affetto spontaneo e reciproco capace di unire due persone per condividere momenti della vita e comprendersi reciprocamente. Il mito di Narciso ci suggerisce che amare se stessi in modo iperbolico, contemplare la propria immagine senza riconoscere l'amore degli altri ci conduce alla morte. Una morte simbolica, la distruzione di noi stessi, l'annegamento della grandiosità e l'inizio della condizione depressiva. Se non amiamo nessuno ci amerà, se non entriamo in relazione nessuno si relazionerà con noi, se non sapremo dialogare saremo delle isole tristi. La cosa più grave è che ci sono persone convinte di dialogare mentre in realtà stanno solo parlando senza ascoltare, il narcisista non se ne rende conto ma tutti gli altri possono diventare consapevoli dei propri limiti ed impegnarsi per andare oltre il proprio Io e finalmente incontrare il Noi dialogante.

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