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"Ucraina, crocevia della sicurezza futura in Europa". Il ruolo delle donne

ISA MAGGI - Stati generali delle Donne

6 aprile 2022

A distanza di settant'anni dall'ultima grande guerra e di cinquant'anni dalla Conferenza di Helsinki dobbiamo constatare che la logica della contrapposizione delle armi prevale nella soluzione dei conflitti internazionali. E quello che più desta meraviglia è l'incapacità dell'uomo di cogliere gli insegnamenti della storia.

Ancora più doloroso è il riflesso di quanto sta succedendo su donne e bambini/e.

Molta solidarietà è stata messa in moto in Europa, attorno alla crisi umanitaria in atto per accogliere donne e bambini/e ucraini.

Tra le tante ong sul campo in Romania e Polonia per monitorare l'accoglienza ci sono, nel dramma della guerra, molte segnalazioni che denunciano il rischio che donne e ragazze in fuga dalla guerra possano finire vittime della tratta sessuale.

Un vero pericolo che si materializza in Polonia e in Romania e anche in Italia ci sono le prime segnalazioni di annunci "esca" sui social per alloggi non sicuri e lavori "a rischio".

Oltre a essere presenti sui confini con Polonia e Romania, le reti criminali cercano di attirare le donne attraverso i social media, contattandole su diverse piattaforme, offrendo alloggio, trasporto gratuito e poi un lavoro verso i paesi europei, fra cui l'Italia.

Molte organizzazioni di volontariato hanno raccolto segnalazioni di truffe e tentate violenze su donne sole che hanno accettato passaggi da parte di presunti benefattori.

Il non sapere a chi denunciare, non conoscere i numeri di emergenza, non conoscere i propri diritti e come esercitarli, rischia di aggravare la situazione, anche per un evidente paura, il dramma psicologico che stanno vivendo e una difficoltà legata alla lingua.

Molte associazioni in Italia, anche gli ordini professionali ad esempio, si sono messi a disposizione per accogliere le donne e i loro bambini e bambine, ascoltarle e orientarle verso i servizi pubblici di welfare e verso un lavoro dignitoso.

Le donne sono per definizione generatrici di pace e di buone relazioni. I recenti avvenimenti dell'agosto scorso in Afghanistan, e il progetto dei Caschi rosa che abbiamo messo in campo per sostenere le giovani donne in fuga da Kabul, dimostrano ancora una volta che le donne, noi donne siamo costruttrici di pace, e vogliamo essere promotrici di una "Grande Conferenza Internazionale di Pace" per fermare ogni violenza.

Il linguaggio è fondamentale e dobbiamo sempre più parlare solo di Pace e chiedere che l'Europa parli di Pace.

Il nostro pensiero si è concretizzato, in collaborazione con Future Food Institute, nello scorso week end con l'accoglienza in Italia a Bari e a Milano della Parlamentare ucraina, Novytska Mariia Volodymyrivna, Regional Coordinator of Public Relations of the Ukrainian Parliament, Commissioner for Human Rights. Nel corso dei 2 giorni della sua visita, la nostra delegazione guidata da Claudia Laricchia, con Laura Gori, Luisa Galbiati e Luigi Barile, ha potuto incontrare circa 50 referenti della società civile, delle Istituzioni europee, nazionali e locali e l'ecosistema della imprenditoria femminile, dell'innovazione e della ecologia integrale, a cui è stata data la massima priorità, con i quali si stanno affrontando concreti spunti per gettare le base per concrete azioni che favoriscono l'alleanza delle donne per affrontare una crisi umanitaria, culturale, economica, politica, sanitaria, alimentare, climatica e ambientale, senza precedenti.

Gli incontri bilaterali e collettivi sono uno strumento prioritario per attivare concrete collaborazione e favorire il dialogo tra i popoli, per costruire la pace e la prosperità che consente di parlare di pace.

In quest'ottica abbiamo anche consegnato due documenti fondamentali degli Stati Generali delle Donne, la Carta di Kyiev e il Patto delle Donne per il Clima e l'Ambiente in lingua ucraina, che ne rappresentano l'espressione non solo simbolica ma anche testimonianza dell'azione che insieme portiamo avanti.

E' passato più di un mese da quando Putin ha invaso l'Ucraina. In questo mese abbiamo imparato una dura verità: la dipendenza europea dal gas e dal petrolio russi sta finanziando la guerra di Putin.

Questo rende più urgente che mai il nostro obiettivo di diventare indipendenti dal punto di vista energetico. Solo risparmiando energia e accelerando la transizione verso le energie rinnovabili possiamo ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili russi.

E, così facendo, aiutare il popolo ucraino a combattere per la propria libertà.

Stiamo tracciando un piano concreto di azioni per supportare il tessuto imprenditoriale femminile e giovanile, in modo sostenibile, guidato dagli obiettivi dell'agenda 2030 e dalla determinazione di costruire la pace attraverso formazione, cooperazione e alleanze bilaterali che coinvolgano pubblico e privato.

Insieme dobbiamo definire le idee e le politiche per cambiare, a partire dalla necessità di prendersi finalmente cura delle persone, dei loro diritti e dei loro bisogni e della Madre Terra che ci ospita, per andare oltre la continua emergenza e per ricostruire con fiducia l'Europa che verrà e una speranza di futuro e di presente.

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