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25 APRILE PER RICORDARE

di Marta Ajò


Mentre in altri paesi del mondo la resistenza armata e civile contro regimi totalitari e persecutori sono ancora in atto, mentre nel mondo "pacifico" si discute se la resistenza della guerra in Ucraina sia da sostenere con l'appoggio armato o no, in Italia il 25 aprile 2022 si festeggia la festa in memoria della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo.

Un giorno fondamentale per il nostro Paese e simbolo della resistenza a cui molti italiani parteciparono.
Una resistenza che non è stata solo un affare "militare" ma che ha coinvolto donne e uomini, partigiani e civili, famiglie e giovani. Ognuno con i mezzi disponibili, con ruoli diversi ma orientati ad un solo fine, la liberazione del proprio Paese.

La storia, le azioni eroiche di quel periodo, non sono solo datati nel testi scolastici ma segnati anche da lapidi, monumenti, strade dedicate, cimiteri. Dalle testimonianze e dai ricordi di chi vi ha partecipato.
La storia di allora è quella della Seconda guerra mondiale, della persecuzione degli ebrei, di simili contro simili.
La sua fine ha acceso in ognuno e nel mondo la voglia di ripresa, di ricostruzione e di pace.
E' con questo spirito che in Italia questa data ricorda ad ognuno il sacrificio di chi ha combattuto per lasciarci il Paese in cui abbiamo vissuto e cresciuto i figli.

E, come donne, di quella storia, di quelle vite, vogliamo ricordare il ruolo, diretto e indiretto, svolto da esse. La guerra, le stragi, la violenza non hanno avuto rispetto di nessuno. In essa sono stati sacrificati valori e vite.
In quella storia, ancora una volta, uomini e donne sono stati chiamati a svolgere ruoli uguali e diversi ma diretti verso un unico e comune obiettivo.
E se molte donne hanno partecipato alla battaglia armata, come militanti o come staffette partigiane, condividendo pericoli e conseguenze, molte altre hanno fatto una dura resistenza senz'armi per salvare altre vite.

Sembra, quella, una storia lontana, quasi non ci appartenesse, ma la crudeltà di una guerra oggi viene raccontata e accompagnata da immagini quotidiane che i nuovi mezzi di comunicazione offrono alle nostre coscienze. La distruzione, la disperazione, la morte, l'ingiustizia che essa procura sono sotto gli occhi di tutti.
Per questo il 25 aprile di oggi richiama la domanda scomoda se la storia, nella sua differente ed indifferente ripetizione, insegni qualcosa.
Come se fosse ineluttabile, per qualche misterioso o fatale destino, dopo periodi di pace si dovessero scontare nuove crudeltà, terrorismi, stragi e devastazioni di paesi, torture, violenze e stupri su corpi innocenti.

In questo giorno, come donne, non dobbiamo continuare a ricordare la nostra partecipazione alla guerra e alla resistenza come un'eccezionalità.
Sarebbe grave continuare a pensarlo, ma piuttosto correggere l'immagine che si continua a dare di quelle donne, come interpreti di secondo piano, comprimarie anziché protagoniste.

C'eravamo allora come ci siamo oggi e il mondo, le società hanno bisogno di affermare una parità di genere, in guerra come in pace.
Un riconoscimento di pari dignità che non può avvenire solo nel campo delle professioni, a cui le donne stanno provvedendo con le loro competenze, ma in una possibile regolamentazione di comportamenti educativi e culturali.

77 anni ci dividono da allora ed era il '900.
Oggi siamo in un altro secolo, che è anche quello del cambiamento tecnologico che ha portato con sé molti importanti risultati ma che ha affinato anche strumenti di distruzione.
Il diverso contesto in cui viviamo, in cui si coniugano passato e presente, donne e uomini sono e saranno sempre più i protagonisti, uniti da sentimenti di partecipazione, condivisione e speranza.

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