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ESTONIA DOVE IL POTERE E'... DONNA

di Elisabetta Righi Iwanejko

La Presidente dell'Estonia Kersti Kaljulaid ha incaricato Kaja Kallas, leader del partito Riformatore, di formare il nuovo governo. Alle elezioni del marzo 2019 la formazione liberale era risultata prima con il 29%, ma non era stato possibile trovare un accordo con altri partiti.

Perciò il premier uscente Jüri Ratas era riuscito a costituire un ministero di coalizione con i conservatori di Isamaa e la destra nazionalista di Ekre. Uno scandalo di corruzione ha poi travolto Ratas che si è dovuto dimettere.

Kallas, 43enne, già europarlamentare liberale, è figlia di Siim Kallas, ex premier ed ex Commissario ai Trasporti Ue nella II Commissione Barroso (2010-2014). Nel caso di voto favorevole del Parlamento sarà la quarta donna premier dell'Ue dopo Angela Merkel, la finlandese Sanna Marin e la danese Mette Frederiksen.

Kaja continuerà comunque la tradizionale linea politica basata sull'appartenenza alla famiglia europea e sulla salvaguardia della sovranità. Infatti il motto dello stemma nazionale afferma che "la mia patria è la mia felicità e la mia gioia". Dopo la dissoluzione dell'Urss (1991), Ue e Nato sono stati, in tempi diversi, l'approdo naturale per tutti e tre gli stati baltici. Molti dimenticano che dopo la caduta dell'impero degli Zar e lo scoppio della rivoluzione bolscevica (1917), Estonia, Lettonia, Lituania si dichiararono stati indipendenti.

Grazie al sostegno dei Freikorps, composti da ex militari tedeschi, respinsero dopo la fine della prima guerra mondiale l'aggressione dei rossi di Lenin. Negli anni venti e trenta l'Estonia di Konstantin Pats, la Lituania di Antanas Smetona, la Lettonia di Karlis Ulmanis cercarono di fronteggiare la crisi delle rispettive democrazie parlamentari con l'istituzione di forme statali autoritarie che misero fuorilegge i movimenti comunisti e filonazisti. Nel giugno 1940 dopo la caduta della Francia, in ottemperanza ad un comma dell'accordo Ribbentrop-Molotov del 1939, l'Armata Rossa invase i tre stati baltici che diventarono repubbliche socialiste dell'Urss con referendum truccati.

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