• facebook

Home » Attualità » L'opinione » Che emozione il siero a mia suocera 90enne
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

Che emozione il siero a mia suocera 90enne

di Linda Laura Sabbadini*


Ieri ho provato l'emozione del vaccino. Non perché l'abbia fatto io. Non ho ancora l'età. Ma l'ha fatto una persona che amo tanto, mia suocera,
di 89 anni. E ho pensato. Lei ne ha viste di tutti i colori nella sua vita. Infanzia a Djlerba,bellissima isola della Tunisia. Giovane donna a Tripoli, in Libia, scappata da lì dopo il pogrom contro gli ebrei, nel 1967 con 4 figli piccoli. Si è dovuta reinventare in Italia, da zero insieme a un marito coraggioso.
Lei, sempre col sorriso. E ora? Le è toccata anche la pandemia, con l'isolamento, meno baci,meno abbracci. Anche voi avrete vostri cari con storie simili o anche diverse. E quindi mi capirete quando parlo dell'emozione del vaccino. E una cosa speciale. Mi è venuto da pensare che ci saranno pure tante cose che non funzionano nel nostro Paese, non c'è dubbio, ma vogliamo goderci la bellezza di questi momenti? Vogliamo essere più solidali tra noi? Vogliamo tener presente il sacrificio di tutti i lavoratori della sanità che non si sono fermati mai?
Sono state tante le sofferenze, molti purtroppo ci hanno lasciati, grande dolore per i loro cari e per chi ha perso il lavoro. Siamo in un'altra fase, c'è il vaccino,la speranza, anche se il dolore continua per molti.
Ci conforta la grandezza della scienza e la forza di una democrazia che si avvia a uscire dalla pandemia nel rispetto delle libertà personali. Certo, la strada è ancora un po' lunga ma, se riusciremo a essere responsabili e solidali si accorcerà. Le persone anziane sono sempre di più e hanno pagato più di tutti.
Molti di loro non ci sono più, alcuni, il 10%, non avendo figli, sono rimasti molto più isolati. Quelli che vivono soli non sono pochi, sono tre milioni e sono donne nel 77% dei casi. In molte situazioni i più fragili hanno pagato carenze strutturali dei servizi sanitari a livello territoriale e anche di assistenza. Il problema non va visto solo se in condizione di non
autosufficienza. Questa è stata una crisi speciale. La crisi della cura. Non eravamo attrezzati con le nostre strutture sanitarie territoriali e di assistenza sociale.
Noi più degli altri europei. Basta vedere i numeri.
Sapete quanti lavoratori della sanità abbiamo per 1000 abitanti? 22, l'Europa 29, i130% in più. E nell'assistenza? 10, l'Europa più del doppio, 22 . Questi numeri sono insostenibili per il nostro Paese,insostenibili socialmente. Il Next generation Eu deve sciogliere questo nodo. Con il potenziamento del welfare di prossimità, della domiciliarizzazione della
cura, dell'integrazione sociosanitaria, con l'applicazione delle nuove tecnologie per rendere più vicini medico e paziente. Con la valorizzazione del terzo settore. Le infrastrutture sociali di questo Paese sono insufficienti da molto tempo. Non ci si è mai adeguatamente investito. La legge 328 sull'assistenza sociale del 2000 non è mai stata applicata, in 20 anni. Dobbiamo fare i conti con la sottovalutazione storica delle politiche sociali e anche sanitarie che ci ha reso impotenti di fronte alla pandemia. Il virus ha evidenziato le nostre debolezze strutturali. Il Next
generation EU è la grande opportunità, è uno squarcio
di speranza perii futuro. Ma solo se sapremo ben indirizzarlo, facendo quell'investimento nel sociale e nella sanità che mai è stato fatto prima.
Il sorriso e la felicità di mia suocera devono diventare il sorriso e la felicità di tutti i più anziani. Non sono solo persone che amiamo, ma storia, esperienza,saggezza da tenerci stretti, risorsa preziosa per tutti
noi. La grande ed emozionante sfida è ora usare il Next generation Eu per ritrovare il sorriso e preparare la riscossa sociale del Paese.

*Direttora centrale dell'Istat. Le opinioni qui
espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice
e non impegnano l'Istat
fonte: La Stampa

Chiedi informazioni Stampa la pagina