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ALLA SCOPERTA DI OLIMPIA

di Moira Scimmi



Olimpia di Costantinopoli è stata vergine, moglie, vedova, asceta e persino diacono! Non mancano le fonti storiche per recuperarne la memoria e proporla di volta in volta come modello.

Eredità cospicua…
Che cosa dire di Olimpia? Di lei si è parlato come vergine prima, durante e dopo… il matrimonio. Per rendere più verosimile la voce che già girava tra i contemporanei, si tende ad accorciare i giorni della sua vita matrimoniale da circa due anni fino a poche settimane. Il suo ruolo di moglie sarebbe quindi rimasto del tutto adombrato, se non fosse per il dono di un testo composto da Gregorio di Nazianzo per le sue nozze. Il modello "donna di casa" che Gregorio le propone era un classico nella società ancora in gran parte pagana del tempo, ed è divenuto un classico della cristianità al punto che ancora nel secolo scorso si usava fare omaggio di questo libretto alle spose novelle.

Ha avuto comunque più fortuna il titolo di vedova, che nel frattempo ha concorso con il più imbarazzante titolo di diaconessa, lo ha affiancato al primo posto e, alla fine, è rimasto indiscutibilmente unico nel martirologio della Chiesa d'Occidente: santa Olimpia, vedova. Da qui si attinge per proporre in Olimpia un modello di fedeltà al marito defunto.
Il titolo di diaconessa è stato disinnescato e ricondotto al suo ruolo di asceta alla guida del monastero da lei fondato. Si è addirittura ipotizzato che proprio sul modello della famosa diaconessa di Costantinopoli sia trapassata in Occidente l'usanza di consacrare con questo titolo onorifico le badesse dei monasteri.

E ancora il nome di Olimpia ricorre quando si parla dell'amicizia spirituale tra uomini e donne, citando il suo rapporto con Giovanni Crisostomo; altri ne trattano come di donna psicologicamente labile di cui si è spiritualizzata la sofferenza; altri ancora la classificano come un caso di ricca nobildonna abbindolata dai giochi di potere della po-litica ecclesiastica.

… oltre gli schemi
In tutto questo si può dare un unico consiglio: diffidate delle limitazioni.
Se si torna con cura e attenzione alle numerose fonti che parlano di lei, Olimpia esce da tutti gli schemi sopra elencati. Il punto per cui si parla di lei con rinnovato interesse riguarda la questione "donne e diaconato". Mentre oggi non sappiamo bene cosa significhi il diaconato delle donne e si rinnovano le commissioni per indagarlo, allora lo sapevano così bene che per distinguerla dalle omonime bastava riferirsi a Olimpia "diacono di Costantinopoli".

L'eredità più cospicua di Olimpia su cui reinvestire al presente consiste nella sua vita, che di fatto, senza bisogno di spiegazioni, appartiene alla storia dei ministeri nella Chiesa. Il suo ministero è certamente carico delle limitazioni sociali cui erano soggette le donne del suo tempo, limiti che tuttavia Olimpia travalica nella sua opera diaconale. Dopo il suo transito, il popolo di Costantinopoli riconosce tempestivamente nella sua vita una confessione di fede da cui si sente edificato.

Di Olimpia si può dire tanto: non è rimasta sconosciuta alla storia e non resta che scegliere cosa sottolineare. Di lei si può dire di tutto, anche perché si parte da sensibilità, precomprensioni e punti di vista differenti.
Così mi ritrovo anch'io ad aver terminato la scrittura di un libro su Olimpia, soddisfatta di quanto scoperto e curiosa di scoprire quanto ancora si dirà di lei, diffidando comunque di ogni limitazione.

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