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Il fango usato come un'arma

di Maria Giovanna Farina

Gli infangatori, chi sono costoro? Quelli che usano l'infamia come modello di relazione, quelli che non perdono occasione per rovinarti l'immagine e favorire se stessi, una categoria di individui che si divide in tante sotto-specie da indagare per riconoscerle e per tutelarsi dai loro attacchi spesso subdoli e di conseguenza pericolosi. Una volta che l'immagine si è danneggiata, ricostruirla diventa un complesso insieme di strategie che difficilmente riescono a trovare la giusta sinergia. Insomma diventa un vero disastro! Meglio quindi prevenire.

Veniamo ora alle categorie più comuni di infangatori:

- Infangatore di professione. È preparato, forse ha seguito un corso di formazione. Ti detesta perché sei più capace, affascinante, vincente di lui quindi è meglio eliminarti: quale miglior rimedio se non buttarti addosso un po' di sporcizia in modo tale che il maggior numero di persone possa schivarti. Rovinando la tua immagine ci sono più possibilità che cresca la sua o quella di chi lo ha pagato per compiere il vile gesto.

- Infangatore per divertimento. Sembra strano ma c'è chi prova piacere, quasi erotico, nel danneggiare qualcuno. C'è chi il sesso lo vive in coppia, c'è chi da solo e chi raggiunge un orgasmo mentale solo rovinando un suo simile.

- Infangatore per invidia. L'invidia è l'ingrediente per antonomasia, il peccato mortale che tradisce l'infangatore quando cerca di mascherare il suo terribile bisogno di oscurare l'altro perché non tollera la posizione che l'altro possiede.

- Infangatore per egocentrismo. È quello bisognoso di riflettori, vanno bene anche le telecamere di sorveglianza, e se gli regalerete una lampada alogena per aumentare al massimo la sua visibilità non otterrete granché: lui, o lei, vuole essere al centro dell'attenzione, sulla ribalta per ventiquattro ore, e di conseguenza ha bisogno di qualcuno da screditare.

Tutti gli infangatori, e conseguenti sotto-specie, posseggono una spietatezza talmente efferata al punto tale da non fermarsi davanti a nulla. Non provando alcuna pietà, nessun rimorso di coscienza, sono sempre con la betoniera al seguito piena di fango fresco e facilmente spalmabile per cui averli vicini è un rischio da profondo allarme rosso. Riconoscerli per salvarsi, già ma come individuarli se sono capaci di recitare la parte dei buonissimi amici vittime di ingiustizie tanto da mettersi nella schiera dei bisognosi di aiuto? Sarebbero invece da scaraventare in una bolgia dell'Inferno, ma non avendo questo potere dobbiamo trovare una diversa soluzione.
Con questi disonesti soggetti possiamo applicare la regola generale dello studio approfondito, analizzare i loro comportamenti verso gli altri, valutare se sono sinceri mettendoli alla prova con tranelli. Ci sono tanti piccoli indizi, segnali da cogliere e poi come ogni cosa anche le persone vanne sottoposte a test. La prima volta è normale cadere vittime di un infangatore ma poi, facendo tesoro dell'esperienza, si impara a riconoscerlo e quindi ad eliminarlo o meglio ancora, altrimenti siamo noi i cattivi, a metterlo sotto vuoto. Vi chiederete come si possa mettere in uno stato di innocuo agire un infangatore attraverso il sottovuoto, eccovi accontentati. Il sottovuoto, come tutti sappiamo, è un procedimento per conservare gli alimenti in assenza totale o parziale di aria, in queste condizioni nessun cibo può putrefare e neppure contaminare gli altri, nonché l'ambiente circostante.
Ecco, appunto, ciò accade anche allo spargitore di fango se lo teniamo lontano e all'oscuro da qualsiasi nostro interesse: deve rimanere sottovuoto, nell'impossibilità di agire le sue malefatte perché il più possibile isolato dai nostri affari e dall'aria che ci gira intorno. L'infangatore non deve conoscere nulla, o il meno possibile, della nostra vita privata, delle nostre vittorie e delle nostre sconfitte per impedirgli di trovare il modo di infangarci. Poi esiste sempre l'alea, l'imponderabile, per cui se gli diamo fastidio agirà nonostante i nostri attenti accorgimenti.

Una regola generale è non far conoscere a tutti le nostre fragilità perché chi ci vuole attaccare si muove come il leone fa con la gazzella: cattura sempre e per prima l'esemplare più fragile, giovane, ferito e lontano dal branco. Purtroppo la legge della giungla regna indisturbata sotto la corteccia civile che ci siamo costruiti…

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