È LA SCONFITTA DEL PATRIARCATO

da | Apr 28, 2022 | L'opinione

di Linda Laura Sabbadini*

 

Una notizia bellissima. Sono felice dopo aver lottato tanti anni. Dal giorno successivo al deposito della storica sentenza della Corte Costituzionale non sarà attribuito più automaticamente il cognome del padre al bimbo o alla bimba appena nati, ma quello di tutti e due i genitori. Salvo che loro stessi non si accordino in altro modo e cioè scegliendo il nome della madre o quello del padre. E una grande sconfitta del patriarcato! Una grande vittoria delle donne! E dei bambini e delle bambine ! Una grande vittoria di tutti coloro che hanno sostenuto questa battaglia. Compreso il quotidiano che state leggendo, che dal 2016 mi ha permesso di scriverne e ha fatto propria questa battaglia. Giustizia è fatta. Mi sono commossa ieri, quando Rosanna Oliva, presidente della Rete nazionale di parità mi ha chiamato per dirmelo, appena, saputa la notizia, abbiamo gioito insieme.
Ed è stato bellissimo telefonarsi, scambiarsi messaggi, commenti. Una vera festa. Che ci insegna che non dobbiamo mollare mai sui diritti. Che la democrazia ha gli strumenti per correggere le ingiustizie. Certo ci sono voluti anni e anni. Avremmo dovuto adeguare il nostro ordinamento alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 7gennaio del 2014. La Corte aveva sotto­ lineato che l'attribuzione automatica del cognome del padre rappresentava una chiara discriminazione basata sul sesso. Il Consiglio d'Europa nel1995 e poi anche nel1998 si era espresso con chiarezza per la piena realizzazione dell'«uguaglianza tra madre e padre anche nell'attribuzione del cognome dei figli». E non parliamo della posizione della Corte di Cassazione nel2004 e ancora della Corte costituzionale, che nel 2006 aveva dichiarato, nella sentenza n. 61, che il sistema dell'attribuzione del cognome paterno in Italia era un «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia omanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell'ordinamento e con il valore costituzionale dell'uguaglianza tra uomo e donna».
Nel 2016 la Corte Costituzionale aveva accettato il ricorso di una coppia a cui era stato negata la possibilità di aggiungere il cognome materno a quello paterno e aveva sollecitato il Parlamento a legiferare sugli altri casi. Niente.
Grande vulnus questo del Parlamento che non è riuscito a legiferare in anni. E così solo tre mesi fa era nata Lina, bimba vivace e dolcissima a Torino. Felicissimi i genitori, italo brasiliani. Ma non tanto del cognome che le era stato assegnato, Ferrera de Camargo Alvez Cortez Pedron. Una bimba, ahimè, cinque cognomi. Perché? Perché, pur sollecitato dalla Corte Costituzionale non aveva ancora legiferato. Da quanti anni esiste la Costituzione? Tanti. Ma non è finita qui. Ora il Parlamento deve dettare la disciplina di dettaglio. E deve fare in fretta .Le parlamentari che ci tengono, e ci sono, si attivino subito. Le resistenze patriarcali sono crollate. La libertà femminile avanza comunque. Andremo avanti con la nostra creatività e determinazione. Nessuno può fermarci.

*Direttora centrale Istat. Le opinioni qui espresse so­ no esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat

La Stampa, 28/04/2022