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Una partita di ping-pong?

La questione della pedofilia del clero si batte contro la questione dell'aborto. Cos'hanno in comune?

Come in una partita di ping-pong, ci siamo abituate/i a dover giocare fino in fondo, nostro malgrado, per non perdere.
Questa partita, in particolare, si fa dura: la questione della pedofilia del clero si batte contro la questione dell'aborto.

Una precisazione: intanto quest'ultima, al contrario dell'altra, è stata affrontata nel nostro paese con molta chiarezza e senza sotterfugi dalle donne.

E' stato affrontata, discussa, contrastata e infine legiferata dopo anni di prese di posizione pro e contro, di dibattiti, di scontri, di regolamenti alla luce del giorno prima nel sociale, nel politico, nel sindacato, nell'associazionismo prima che in parlamento; non si è taciuto sulla vergognosa ed umiliante pratica dell'aborto clandestino, dell'arricchimento dei "cucchiai d'oro'', della discriminazione della libera scelta alla maternità da parte della donna. Si è fatta una richiesta precisa attraverso un dibattito coraggioso ed aperto che ha scosso le coscienze, laiche e cattoliche, ed ha costretto le istituzioni a prendere atto dell'esigenza di provvedere alla questione in modo legislativo. Certo c'è voluto anche un referendum, ma alla fine pensavamo che il risultato potesse essere sempre migliorato ma mai messo in discussione.

Invece non è così.
Ma guarda caso c'è una coincidenza che non va sottovalutata e non ci può sfuggire.
La Chiesa è attraversata in questi ultimi anni da una delle più buie pagine della sua storia che si chiama "pedofilia''. Al contrario di un movimento aperto, disponibile al dialogo e alla legalità, come quello delle donne, nella chiesa si è sviluppato un movimento di copertura, di negazione, di oscurantismo che anziché portare alla denuncia di questo fenomeno lo ha agevolato attraverso una posizione omertosa quanto inaccettabile.
I bubboni, si sa, prima o poi scoppiano. E questo è avvenuto, malgrado tutto, anche rispetto a questo comportamento; uno dei peggiori di cui possa essere accusato un rappresentante del clero che dovrebbe accostarsi attraverso ben altri comportamenti verso i suoi inermi adepti.

Dunque dopo la fase della denuncia di abuso anche da parte di alti rappresentanti della chiesa (e non è vero che sono pochi o isolati), arriva il momento della difesa.
E quale formula migliore di quella dell'attacco? Della distrazione sul campo? Dell'incredulità dell'avversario?

Le partire si giocano così, si sa, e vince, di solito, chi spara la prima mossa, chi si muove d'anticipo.
Ecco perché non ci stupisce che la Chiesa attacchi un diritto civile (e guarda caso durante una campagna elettorale) che se perdessimo ci porterebbe indietro di anni?

La mossa? Una minaccia e un polverone, così gli altri s'impauriscono o si distraggono.

Dols, marzo 2010

















































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