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Il conto cointestato non implica che il marito abbia regalato alla moglie la metà dei soldi depositati

Una presunzione semplice consente di escludere la comproprietà, mentre ai fini della donazione indiretta serve la prova dello spirito di liberalità da parte dell’unico coniuge che alimenta la provvista - Sentenza del 16 gennaio 2014


Il fatto che il marito cointesti alla moglie il conto corrente con cui gestire il risparmio di famiglia non costituisce di per sé la donazione indiretto di metà del denaro che affluisce sulla provvista, che risulta alimentata soltanto da lui: tutto ciò non basta infatti a configurare l'animus donandi che caratterizza l'atto di liberalità. Lo precisa la sentenza 809/14, pubblicata il 16 gennaio dalla seconda sezione civile della Cassazione.

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