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International Neighbourhood Symposium

Leadership e cambiamento. Come mutano le relazioni internazionali.

Quinta edizione dell'International Neighbourhood Symposium in Turchia: quattro giorni su un'isola vicino Istanbul per parlare di leadership e cambiamento con giovani provenienti da oltre venti paesi, di Silvia Vaccaro

Un'occasione unica di confronto e di scambio, quella che ha visto protagonisti trentatrè giovani, tra ricercatori, giornalisti, rappresentanti di ong, che insieme hanno trascorso una settimana insieme ad Heybeliada, piccola isola dell'arcipelago delle Princess Islands ad un'ora di traghetto da Istanbul. L'occasione, il quinto International Neighbourhood Symposium, l'ha creata il CIES, Center for International and European Studies della Kadir Has University. Questioni aperte quelle delle relazioni tra stati, in un momento così difficile per l'Unione Europea per via della crisi greca, delle posizioni contrastanti sull'accoglienza e il transito dei migranti che sbarcano sulle coste a sud, del focolaio sempre acceso della guerra in Ucraina e dell'incombente presenza russa. L'Europa appare divisa su molte questioni, con livelli di apprensione - e talvolta di vera e propria intolleranza razzista - che sfociano in fatti di cronaca ormai all'ordine del giorno. Continua a pesare anche la crisi economica lunghissima, che presenta ancora evidenti strascichi e a cui si è risposto negli anni con la stessa parola "austerità", trascurando o ignorando, ancora adesso, l'altissimo costo sociale che hanno comportato le politiche di rigore.
Ma nonostante la crisi, cavalcata dai populisti, italiani e non, che invocano urlando l'uscita dall'eurozona augurandosi di fatto la dissoluzione della Comunità Europea, occorre forse fermarsi un attimo a riflettere quanto gioverebbe agli stati, che al momento della UE fanno parte, affacciarsi da soli in un mondo globale e globalizzato dove non si può di certo prescindere dal considerare i rapporti geopolitici e di forza in un'ottica che vada ben oltre i confini del vecchio continente. Diversi paesi delle regioni limitrofe alla UE giocano ruoli chiave: la Russia con i suoi interessi a est e un occhio strizzato alla Cina, coinvolta nel conflitto in Ucraina, grande player nello scambio energetico ma incapace di che rappresentare un modello di democrazia a cui tendere, a partire dalla scarsissima considerazione di questo governo per i diritti civili, a cui si aggiunge la chiara riluttanza nel tollerare gli antagonisti politici e le opinioni diverse da quelle filogovernative; la Turchia, reduce dalle ultime elezioni che costringono Erdogan a rivedere i suoi propositi autoritari, che resta un attore cruciale per via della prossimità geografica con le zone di conflitto nella morsa dell'ISIS, per via del processo di annessione alla UE e per il manifesto interesse ad entrare nella partita che si gioca tra i paesi con accesso diretto al Mar Nero; l'Iran tornato prepotentemente nello scacchiere geopolitico dopo l'accordo sul nucleare.

Gli argomenti Questi ed altri, gli spunti su cui si sono sviluppati i giorni di dibattito e workshop del Simposio. Il primo giorno è stato dedicato alle tematiche più hard, quali i rapporti geopolitici tra Stati, la gestione dei molteplici interessi che si giocano nel Mar Nero, le politiche energetiche, i rapporti di vicinato tra UE, i paesi dell'Europa orientale e del vicino e medio oriente. Sono intervenuti esperti di geopolitica e c'è stato uno scambio intenso di punti di vista. Il secondo giorno sono state poste al centro del dibattito alcune aree tematiche fortemente legate ai processi di democratizzazione e di cambiamento all'interno dei paesi: il ruolo dei media, del terzo settore, delle imprese, della società civile e la partecipazione attiva delle donne all'interno delle società. Se il modo migliore per farsi un'idea quanto più esaustiva dei fenomeni e per trovare risposte agli interrogativi che la realtà presenta, almeno secondo numerose ricerche riprese da un articolo dell'inserto domenicale (12/7/2015) de Il Sole 24 ore, sta nell'affidarsi alla ricerca multidiscplinare, i relatori intervenuti durante il Simposio hanno colto nel segno, riuscendo sempre a superare i confini che delimitano i saperi e a presentare le questioni da diversi punti di vista.

I protagonisti I partecipanti, di venti nazionalità diverse, si sono confrontati sui processi di democratizzazione possibili, sul ruolo dei vari attori, partendo dai propri background eterogeni per provenienza geografica, curriculum accademico e ambito professionale. Le donne venti, tredici i ragazzi. Un sintomo di cambiamento interessante nelle leadership in formazione. Quasi tutte queste ragazze hanno avuto esperienze all'estero, accademiche o professionali, e adesso lavorano nei loro paesi di origine con ottime prospettive di carriera e di crescita e network internazionali già consolidati. Sono donne spigliate, competenti, la cui visione del mondo e delle questioni di genere da l'idea di quanto sia forte l'esigenza di cambiamento rispetto a ostacoli e stereotipi ancora vigenti e di come queste giovani donne provenienti da paesi, tra loro anche molto diversi culturalmente, siano consapevoli e pronte a combatterli.

I progetti A questi due giorni di approfondimento e discussione sono seguite due giornate di esercitazioni pratiche in gruppo per provare a immaginare risposte concrete alle grandi sfide che lo scenario geopolitico attuale presenta. I vari team, composti da partecipanti che hanno creduto nella stessa idea, frutto di un'elaborazione di due giorni di workshop e discussione, hanno presentato quattro progetti. Al centro di tutte le proposte l'idea di favorire lo scambio tra pari, il confronto diretto tra abitanti di diversi paesi, il dialogo come arma bianca posta a contrasto di quel sentimento di minaccia della propria identità diffuso ovunque, ben oltre, è il caso di ricordare, i confini dei paesi dell'Europa occidentale. E come creare in maniera veloce e pervasiva un ponte virtuale tra cittadini di paesi diversi i cui leader spesso si scontrano e si osteggiano? Dalla rete e da un uso sapiente dei social media viene la risposta, perchè la capacità evidente di arrivare velocemente e con costi progettuali molto bassi a tante persone, indipendentemente dal fuso orario di riferimento può essere una scintilla magica per innescare un cambiamento, anche solo nella percezione dell'altro. E' apparso dunque evidente, sempre che avesse senso ancora dubitarne, come i social media abbiano plasmato lo sgu

ardo e il pensiero delle generazioni più giovani, di tutto il mondo, dall'Ucraina al Kosovo, dall'Iran alla Turchia, passando per Palestina, Italia e Grecia. La conferma viene dal fatto che finito il seminario, si ha voglia di postare tutto quello che si è condiviso in questa settimana, promettendosi di restare in contatto proprio tramite i social network, certi di aver costruito dei ponti e di conoscere un po' meglio, tramite gli occhi e le parole dei colleghi salutati in aereoporto, paesi così vicini, ma non sempre accessibili.

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