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Del diaconato e delle diacone

Al convegno "Chiesa di che genere sei?" (Bologna, 22 ottobre) tre teologhe hanno parlato di empowerment nella Chiesa, di Giancarla Codrignani

Il 22 ottobre a Rete Viandanti ha tenuto a Bologna il suo secondo Convegno nazionale che faceva il punto su carismi, ministeri e servizi per un popolo di donne e di uomini: "Chiesa di che genere sei?".
Fatta salva la tavola rotonda interconfessionale (con Gianfranco Bottoni, Yan Redalié e Dionisios Papavasiliou) tre teologhe, accademiche di primo piano - Cettina MIlitello, Maria Cristina Bartolomei e Serena Noceti - hanno ragionato in termini "di genere" per rappresentare il punto di vista delle donne ai fini di un empowerment necessario (e dovuto) all'interno di una Chiesa che, nonostante le innumerevoli testimonianze e, soprattutto, l'imponente produzione, teologica e non teologica, sui diritti femminili nella Chiesa, resta segnata, come dice Serena, dalla parzialità clericale dell'essere "maschia" che ormai la rende incapace di capire la propria identità. Il femminile pertanto rimane "residuale" perché non solo in dottrina, ma nelle abitudini mentali, il cattolicesimo ecclesiastico ha "naturalizzato" la differenza sessuale e l'ha compressa nella "complementarietà dei ruoli" senza accorgersi del paternalismo escludente.

Cettina Militello ritiene fondamentale l'esigenza di un "cambio di passo" per tutto il popolo di Dio e per la gerarchia: partire dalla grazia battesimale e dai doni dello Spirito. Regalità (occorre sempre spiegare che regale è Dio e che il dono che fa a tutti i suoi figli non è il potere), profezia, sacerdozio sono comuni a tutti, mentre ancor oggi risulta superata perfino la Lumen gentium se riserva il munus docendi et operandi alla sacralità clericale. Il senso originario è stato stravolto e il presbiterato di fatto si trova "ontologizzato". E' invece il popolo di Dio che è soggetto sacerdotale, regale e profetico ed è un popolo paritariamente composto di battezzati e battezzate.
Nella Chiesa infatti manca ancora la "comunione di genere".

Maria Cristina Bartolomei chiama "Esodo mentale" il rapporto asimmetrico fra donne e uomini nella Chiesa: è uno "stare nel deserto" non per i 40 anni biblici, ma senza uscita. E' mancato ogni vero "riconoscimento". Se Gesù, davanti alla peccatrice, dice a Simone "Vedi questa donna?" è perché Gesù la vede, mentre gli altri, anche i discepoli, non la "vedono"; e gli uomini di chiesa sembrano ancora averne solo paura. Per questo il sacerdozio, che è comune a tutti battezzati, negato alle donne, ha prodotto la sacerdotalizzazione del sacrificio e, in figura Christi, è diventato potere esclusivo ed escludente. Ovvio che è un fenomeno antropologico e non si tratta di un'invenzione cattolica, ma le questioni antropologiche nella cultura corrente sono state superate.

Penetrante l'analisi di Serena Noceti che parte dalla tradizionale riduzione del problema al semplicismo del tema "la donna nella Chiesa", quando invece è in questione l'ecclesiologia. Se è comunemente acquisito che il soggetto umano non è mai asessuato, non si comprende come possa essere accaduto che la questione di genere sia ancora tabù. L'inclusione finora offerta (ma negata per ciò che concerne il sacerdozio e dubbia per il diaconato) appare rischiosa: dopo che le donne avevano preso la parola, la Mulieris dignitatem le vide come spose e madri e, anche nell'esaltazione di Maria, la Chiesa è passata a "ipervisualizzare" un ruolo che va invece decostruito. Si resta fissi al Tridentino, mentre le innovazioni del Vaticano II sono rimaste sospese e le donne "restano visibili sopra gli altari, mai dietro". Eppure è urgente risimbolizzare la differenza, anche per intercettare la visione piramidale del potere che da troppo ha invaso il Vangelo, e riflettere sui modi di avviare a guarigione la "cecità di genere" ecclesiastica, impegnando la ricerca a tutti i livelli, dall'ermeneutica alla catechesi, dal rapporto sinodale all'organizzazione delle diocesi, alla liturgia. Anche Papa Francesco ritiene giuste le rivendicazioni femminili, ma rimane nell'alveo della paternità paternalistica. Per far capire che non siamo più a Trento - anche se di questi tempi a qualcuno Trento e la dialettica top/down continuano a piacere - potrà diventare significativa - ed è una proposta suggestiva - la scelta di una domenica in cui ogni anno le donne rifiuteranno qualunque attività collaborativa nelle chiese.

Il convegno non è stato certo convenzionale e la partecipazione di rappresentanti di gruppi e riviste della rete Viandanti - sul cui sito si potranno leggere le relazioni - ha espresso un consenso assai vivo, a conferma dell'urgenza di avviare a concreta soluzione la questione. "Chiesa di che genere sei?".


da NoiDonne, 24 Ottobre 2016

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