Il 2025, inutile dirlo, se ne va con il suo lungo elenco di morti. Non importa il genere o l’età o il come.
Ma, questo triste evento, se riguarda personaggi pubblici o di spettacolo diventa per i media pur sempre un argomento su cui accendere i riflettori. Come è stato nel caso del decesso di alcune donne artiste.
Ultimo, in ordine temporale, quello di Brigitte Bardot. Poco prima di lei Ornella Vanoni, le gemelle Kessler, Eleonora Giorgi, Claudia Cardinale e molte altre appartenenti, più o meno, alla stessa generazione.
La notizia, per vendere deve essere succulenta e non basta dunque registrare la “norma” finale della vita. Giornalisticamente molto più utile passare dalla “finta” costernazione a setacciare gli aspetti più intimi e privati di quelle vite.
Alcune di esse, per varie arti o professioni, certamente lasciano un ricordo e segnano il tempo, la storia e i cambiamenti succeduti.
D’altra parte se i loro nomi e le loro immagini, da morte come da vive, hanno suscitato tanto interesse vorrà dire che in qualche modo hanno fatto la loro parte.
Vuoi per avere sconfitto l’invisibilità di genere, conquistando un apparente protagonismo, vuoi per avere scosso in parte l’opacità di ruolo di cui le loro coetanee, meno belle o fortunate, erano avvolte.
Per rimettere le cose a posto, gli anni in cui Brigitte Bardot esplodeva nella sua nuda bellezza mostrata senza pudore donando il suo corpo all’imaginario maschile e ai suoi amori reali, erano gli stessi nei quali quelle che ad essa s’ispiravano nei vestitini a quadretti, il fazzoletto legato sotto il mento, i capelli cotonati e legati a formare una banana (lanciando una moda), vivevano il grigiore di quegli anni ancora lontani dai Movimenti che avrebbero cambiato, sì, il volto del Paese.
B.B. non è stata un’eroina femminile, come qualcuno (ignorante) ha lasciato intendere. Non era una povera ragazza del dopoguerra. Proveniva da una famiglia benestante ed emancipata che non ostacolò la sua vocazione artistica di ballerina, di modella e poi di attrice ed ebbe la fortuna di frequentare i luoghi giusti per inserirsi in quel mondo. Il resto lo fecero la sua bellezza, la sua disponibilità e la sua giovinezza.
Mentre le altre ragazze vestivano gonne sotto il ginocchio e abiti informi, B.B. mostrava seni, gambe e tutto il resto. Mentre alle altre era ancora difficile comunicare con l’altro sesso lei cambiava disinvoltamente partner. Mentre le altre sognavano famiglia e figli, B.B. rifiutava di appartenere sia all’una che all’altra condizione. Mentre le altre avrebbero tirato la “carretta” fino all’ingrigire dei capelli, B.B. potette ritirarsi a vita privata senza dover contare sul mantenimento di un uomo né di nessun altro, vivere a modo suo, in un luogo meraviglioso e scegliere come e con chi vivere, fossero pure gli animali da lei adorati e difesi in modo encomiabile.
Diventata l’icona della donna libera, che accendeva o accondiscendeva, il desiderio negli uomini, per le ragazze ha rappresentato la meta inarrivabile della loro femminilità, il sogno di una “sfacciataggine” che avrebbero raggiunto molti anni dopo piuttosto che paladina delle richieste di libertà delle donne.
B.B. non ha insegnato l’emancipazione femminile ma la sfacciataggine, che non produce qualità né reddito.
L’unica battaglia per i diritti l’ha svolta in favore degli animali, per il resto, fossero donne, immigrati, bambini, nulla di tutto ciò ha fatto parte dei suoi interessi o delle sue aspirazioni. Mantenendo la sua libertà di scelta fino all’ultimo.
E’ toccato a lei, quest’anno, chiudere il ciclo dei nostri ricordi giovanili.
Non abbiamo l’elenco nominativo invece di tutte quelle donne, artiste di vita nella vita quotidiana, che, pur non brillando nello star system, sono state le vere protagoniste nel mondo, lasciando un segno del loro impegno e delle loro battaglie ideologiche, politiche, militari, sociali, culturali. A loro va semplicemente un ringraziamento.
Riflettendo: se si avvererà il pronostico del “Global Gender Gap Report 2025” del World Economic Forum che per chiudere in modo definitivo (ma sorge anche qualche dubbio) il divario di genere a livello globale ci vorranno ancora (almeno) 123 anni, nel frattempo, chissà ancora quante donne dovremo ricordare?

