Appuntamento alle “Interviste impossibili. Dalla Radio al Palcoscenico” al Teatro Tordinona (Roma via degli Acquasparta 16), il 5 maggio 2026 ore 21

da | Mag 4, 2026 | Appuntamenti

 

 

Di Maria Pia Donati

E’ stata tramandata per quasi 25 secoli come il prototipo della moglie irascibile e polemica. Poiché, però, sappiamo che la storia, persino quella arrivata oralmente, ha quali portavoce gli uomini, a Santippe, moglie ufficiale di Socrate, è rimasta appiccicata addosso quest’immagine negativa.

Stavolta un uomo, il filosofo Lucio Saviani, nel corso di una conversazione immaginaria, in programma al Teatro Tordinona il -prossimo 5 maggio, alle ore 21 e inserita nel ciclo “Le Interviste impossibili – Dalla Radio al palcoscenico”, a cura di Renato Giordano e Laura De Luca, -, ce ne dà una rappresentazione inusuale.

Nello spettacolo, Saviani intervista Socrate (interpretato da Edoardo Siravo) ma è a Santippe (l’attrice Gabriella Casali) che tocca l’ultima parola, quella illuminante e che rimarca la diversità raziocinante fra donne e uomini. Socrate e Santippe, ognuno per il suo pensiero e per il modo di articolarlo, sono finalmente a confronto emergendo individualmente: non Santippe in quanto moglie di Socrate, bensì come essere pensante, con le sue esperienze e il rapporto con un marito complesso e arzigogolante. ,Un excursus biografico forse è necessario: Santippe fu sposa venticinquenne di un Socrate già 55enne. Era reduce da molte battaglie (Potidea, Delio, Anfipoli) e la sposò, probabilmente perché di famiglia aristocratica. Infatti, il loro primogenito, Lamprocle, aveva preso non come da tradizione il nome del padre di Socrate, lo scultore Sofronisco (lo ebbe il loro secondogenito), ma si ipotizza quello del nonno materno, più socialmente autorevole. In tutto ebbero tre figli – il terzo fu Messeneno, nato quando Socrate aveva ormai 70 anni e Santippe era quarantenne -. La vita sentimentale di Socrate fu piuttosto nebulosa; oltre a Santippe ebbe una concubina e anche un amasio, un giovane amante maschio, secondo la tradizione ateniese.

Ora scorriamo il testo finale e Santippe appare ben altro che un personaggio di contorno, dimostrando quanto il racconto abbia la possibilità di tante interpretazioni. Godiamoci, così come l’ha immaginata l’Autore, Lucio Saviani “La versione di Santippe” che mette un suggello del tutto inatteso, rispetto alla vulgata, ai voli pindarici di Socrate (e dei suoi fan).

(Entra in scena Santippe, con una sedia in mano) 

Sant – Lo so, lo so, e io so pure di saperlo! Ora vi aspettate, tutti e due, un colpo di scena, magari una delle mie sceneggiate… E invece no. Io sono Santippe, la scena è sacra e le cose vanno dette per quelle che sono. Maschera è lui, il Sileno, e maschera sono anch’io. Santippe, il cavallo rosso. Non ti pare che le nostre facce si assomiglino?  

L – Non lo so, non lo so. Ma avvicinati. Ormai la scena è tutta tua.  

S – Te la sei presa. Finalmente, direi… 

Sant – Eccomi qua, Socrate. Te la racconto io la storia che non ti ricordi. Quella storia che parla di praticità, abilità, tecnica, ma anche di focolare, protezione, allevamento. E´ una storia, mi sa, che capiamo meglio noi donne. Tu sempre a parlare di parti, partorienti, levatrici, ostetriche, Intanto, a partorire partoriscono le donne. Anche tua madre, Fenarete, lo ha fatto. E io ti ho dato due figli. E´ tecnica o é natura? Questa é la storia, che parla di fuoco, cibi cotti e mondo domestico. Quando tutti gli animali furono pronti per popolare la terra, Zeus incaricò Epimeteo di dotare ciascuna specie animale di qualità necessarie per sopravvivere. E allora lui distribuì ali, pellicce, corna, artigli, branchie, zanne, corazze e poi velocità, vista aguzza, fiuto. Ma a un certo punto, finite tutte le dotazioni, si accorse di aver dimenticato l´uomo. Costui non ha peli, corna, pelliccia, artigli, ali. Non ha nulla. In piú, il cucciolo d´uomo ha bisogno di mesi, di anni, per cominciare a stare da solo e a muoversi. Insomma, fosse per la natura, sparirebbe in un minuto dalla faccia della terra. E allora venne Prometeo, il filantropo, il ladro gentiluomo, che rubo´ il fuoco agli Dei e lo regalò all’uomo. Così l’uomo poté vedere nel buio, riscaldarsi, cuocere il cibo, fondere i metalli, costruirsi le ali, gli artigli, la corazza, occhi potenti, e vivere anche sott´acqua, sottoterra e volare fino alle stelle. Ma il fuoco che lo aveva salvato rischiava di cancellarlo da questo mondo. Gli uomini si costruivano anche armi sempre più potenti, ed erano sempre in guerra, uomo lupo all’uomo. Migliaia di figli di madre mandati a uccidere altri figli e a morire, migliaia e migliaia di bambini trucidati, figli non nati, nati morti nel ventre di madri uccise. Sembra oggi. Allora Zeus li salvò per la seconda volta. Mandò tra loro Ermes, che regalò agli uomini la più grande delle tecniche, la migliore di tutte: la politica, l’arte di fare le Leggi, l’unica che gli permette di sopravvivere, di diventare davvero uomini e di poter guardarsi in faccia senza vergognarsi, e di saper guardare in faccia chi gli sta di fronte senza cercare di farlo fuori. E ora seguitemi bene, tutti e due. 

(Santippe trascina la sedia e si siede di fronte a Socrate seduto) 

Sant – Guardiamoci negli occhi. In un museo ho visto questa scena qui. C’è uno specchio su un tavolino, somiglia a quelli nel camerino di un teatro. Può essere usato da tutti e due i lati. Sedendosi in due, ognuno dispone di una faccia dello specchio e, sul tavolo, di una piccola ruota. All’inizio uno vede solo la propria faccia. Ma ruotando un po’ il congegno cominciano ad apparire strane dissolvenze: gli occhi di uno sfumano in quelli dell’altro, e anche la bocca, gli zigomi, i capelli… Appaiono facce mai viste ma un po’ familiari. Chi sei? Il gesto è reciproco, a tratti ci si riconosce, ma si ha paura, si ride anche, dalla paura. Poi finisce il gioco, riportiamo la rotellina a posto e ritroviamo tranquilli la nostra faccia nello specchio. Socrate! 

S – Sì, Santippe… 

Sant – Solo così potrai vederla l’altra faccia di quella medaglia che dicevi. Ecco, solo questo avevo da dirvi. Che poi è quello che si può dire dell’Amore. Ma lui lo fa dire a quell’altra, a Diotima, o a quel tipo, a Alcibiade… Scusate il disturbo. 

(Santippe esce di scena portandosi la sedia). 

Maggio 2026 ore 21– con la regìa di Renato Giordano.