COMUNICATO STAMPA
Imola, 16 maggio 2025 – Le recenti dichiarazioni del Ministro della Giustizia, secondo cui una donna minacciata dovrebbe cercare riparo in una chiesa o in una farmacia in caso di allarme del braccialetto elettronico applicato al violento, sono inaccettabili. Non solo rappresentano l’evidente colpevole non conoscenza del fenomeno, ma confermano un approccio pericoloso e irresponsabile nel contrasto della violenza di genere verso le donne.
«Che si voglia delegare la questione della prevenzione della rivittimizzazione delle donne non al monitoraggio delle misure cautelari, ma a metodi che nulla hanno a che fare con un sistema strutturato ed efficace, è gravissimo» dichiara Clarice Carassi, presidente di Trama di Terre. «La protezione delle donne non può essere lasciata a cotanta colpevole e irresponsabile incompetenza. Queste affermazioni restituiscono alle donne l’idea che non esista un sistema capace di proteggerle dal rischio di reiterazione della violenza già subita. E vanificano anni di attività informativa e culturale finalizzate a restituire alle donne percorsi di affrancamento dalla violenza».
Non è accettabile che si continui a parlare di violenza maschile sulle donne con questo livello di superficialità. Rimettere alle donne la responsabilità della propria salvezza è l’ennesima dimostrazione dell’arretratezza del dibattito pubblico. Ancora una volta, invece di garantire protezione reale, si scarica sulle vittime il peso della prevenzione, ignorando completamente la necessità di un sistema efficace, coordinato e strutturato.
La protezione non può dipendere dall’iniziativa individuale né da indicazioni estemporanee. Serve una rete pubblica, capillare e stabile di Centri Antiviolenza e Case Rifugio, gestiti da realtà competenti, con esperienza concreta e conoscenza profonda della violenza di genere.
«È necessario – continua Carassi – che vi sia una corretta valutazione del rischio di recidiva da parte delle autorità giudiziarie, che porti alla più congrua individuazione delle misure cautelari e di protezione. La soluzione, quindi, non è il rifugio in una chiesa o in una farmacia, ma il ricorso a misure realmente limitative della libertà dell’autore di violenza. Questo avrebbe dovuto dire il Ministro della Giustizia: che la riscontrata parziale efficacia o inefficienza dei braccialetti elettronici imponga a PM e
giudici di scegliere misure più efficaci, non di restituire alla comunità l’idea che la violenza e la sua ripetizione siano un destino ineluttabile per le donne».
È tempo di scelte politiche responsabili, di investimenti strutturali in prevenzione, protezione e giustizia, che passino attraverso la congrua adozione della prospettiva di genere nella interpretazione della vicenda giuridica. Non di parole vuote o soluzioni d’emergenza che restituiscono alle donne anche la responsabilità della propria sicurezza.

