Che giorno è oggi? Ah, il 19 ottobre.
Se vi state chiedendo perché mi riferisco a questa data, a questo mese, è perché lo stato d’animo, ovvero l’umore femminile e a volte anche quello maschile, varia nei periodi dell’anno.
Questo dell’autunno è particolarmente “blue”, triste ovvero, malinconico e spento sotto il profilo delle attività. Molti si sentono pigri, lenti e in difficoltà nell’attivarsi. Il sole tramonta prima e il lavoro probabilmente è più stressante. Si fanno meno cose legate al divertimento e al piacere e si resta più legati al senso di realtà che è, nello stesso tempo, produttivo ma alienante.
In particolare, la donna, è soggetta a momenti ciclici legati all’ovulazione ed è lì che diventa ancora più fragile, nervosa e a tratti permalosa. La donna, la donna, la donna!
Ma, insomma, è vero allora che essa rappresenta il sesso debole? No, anzi, la sindrome premestruale è un elaborato psicofisiologico e come tale da considerare.
Al contrario, questo aspetto, è sempre stato preso di mira perché considerato, dalla cultura della produzione maschilista, un momento di debolezza, con conseguente inefficienza produttiva rispetto ai ritmi del sistema messo in atto dal patriarcato.
E sempre secondo tale cultura, perfino il sesso e l’amore ne sarebbero condizionati mentre invece il petting (o preliminari sessuali) in qualsiasi momento avvenga favorisce la conoscenza dell’ amato o dell’ amata molto meglio, favorendo una complicità profonda nel donarsi piacere senza copula, senz’altro più invadente.
Una concezione che aggrava il mantenimento di una cultura tesa a mantenere in svantaggio la donna anche sul piano affettivo e relazionale.
Da considerarsi un periodo che le rende invisibili al compagno, insicure, petulanti, “non viste”, scatenando in loro uno stato di colpevolezza a cui impossibile sottrarsi.
Dunque, e in ogni caso, il “mood”, l’ umore dell’autunno, oppure “a bad vibe”, una cattiva emozione, sono legati a come la nostra personalità si è costruita, così da far emergere la struttura dei legami di attaccamento, a volte insicuri, ansiogeni e simbiotici, tanto da non volerci mai staccare dalla persona amata e dover sentire sempre vicino a sua presenza. L’ assenza è insopportabile, il dolore dilania, fa sentire angosciate.
E questo è anche tempo di shopping compulsivo o di cucinare torte per i figli, intingoli per tutti. Ogni atto è buono per essere viste, apprezzate, amate.
Capita di non trovare ascolto, a volte per eventi più drammatici, come un lutto o a volte una separazione. Allora la donna mostra il suo piglio di “martire e vittima” e soccombe. Perché è così che il dolore si esprime, si “isterizza” direbbero gli psicoanalisti. Perché la sofferenza trova, nella parola da affidare all’altro, un sicuro compimento, una domanda d’amore.
Ma a volte l’ascolto non è che una blanda richiesta da fare agli altri e bisogna necessariamente rivolgersi ad uno specialista clinico. Inizialmente senza pastiglie della felicità, cercando di dare ordine alle idee, avviare un confronto e un feedback, per ottenere un senso compiuto, una comprensione che si rimette alla logica che, mentre si soffre, viene a mancare.
Dell’ umore sbagliato. Come una donna può soffrire di questi tempi
